Agrigento

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Non c’é due senza tre e così, dopo Segesta e Selinunte,  non poteva mancare la valle dei templi di Agrigento. Da Trapani 175 chilometri su un’autostrada con limiti di velocità
svizzeri e paesaggi che più che all’Africa somigliano alla Toscana: verdi di ulivi e viti, gialli di limoni e aranci e all’orizzonte sempre lui: il mare.

Arriviamo ai templi nel primo pomeriggio e i turisti sono davvero pochi, il che, per noi, è un valore aggiunto. Fa eccezione un gruppo, probabilmente greco, che improvvisa una specie di rappresentazione davanti al tempio della Concordia.

 

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Il sito è all’altezza della sua fama anche se, francamente, mi manca un Alberto Angela tascabile o, almeno, un’audioguida per decifrare i resti che sono davvero tanti.

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Mi accontento di gustarmi l’atmosfera che non risente della scarsità di notizie e che, anzi, al tramonto dá il meglio di sé, tingendo ogni cosa di una luce calda che passa tutti i toni dall’ arancione al rosa.

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Così, per un attimo, la moderna Agrigento, in lontananza, si fonde nello stesso colore dell’antica Akragas e a quel punto riuscire a stabilire l’esatta collocazione delle pietre che abbiamo davanti diventa, fidatevi, l’ultimo dei problemi.

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2 pensieri riguardo “Agrigento”

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