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Dagli Appennini all’ Etna

In questi anni moltissimi amici sono venuti a trovarci, la stragrande maggioranza “volando”. Qualche coraggioso ha sfidato le lunghe distanze che lo separavano dal profondo sud in sella ad una moto e qualche altro ha caricato la propria auto su un traghetto ma mai nessuno ha dato prova di coraggio come Claudio e Laura. Attesi ospiti ormai da anni, credo abbiano subito la pressione dell’imminente cambio di rotta. Decisi, quindi, a non lasciarsi sfuggire l’ ultima occasione di conoscere Cautha hanno snobbato aerei, moto e auto per imbarcarsi in un avventuroso viaggio in…

Ora, da quando queste lunghe tratte sono diventate, per così dire, di pubblico dominio, ho sempre pensato che 18 ore di strada (in andata e altrettante al ritorno) in compagnia di un’umanità sconosciuta fossero, sì abbastanza vicine all’idea di girone dantesco, ma anche, restando in campo letterario, il palcoscenico ideale per la trama di un racconto. Laura non è scrittrice ma architetto e in quanto ad ispirazione è attrezzata nel migliore dei modi. Se, camminando su una spiaggia tra i tronchi abbandonati dalla mareggiata, è riuscita a immaginare oggetti d’arredamento stupendi, (http://keraecodesign.com) magari riuscirà a trovare qualche spunto artistico anche in questo viaggio apparentemente diabolico.

Per noi, a prescindere da tutto, resteranno sempre degli eroi e, anche se il meteo inclemente e il loro soggiorno davvero brevissimo ci hanno impedito di uscire in mare, non possiamo che essere più che lieti e onorati della loro visita.

Benvenuti ragazzi!

Matrioska

La “Chiave Suprema” è il titolo di un libro che sfiora la leggenda, imputato com’è d’aver portato alla fortuna e al successo uomini d’affari, pensatori e politici di fama mondiale.

Si tratta di una serie di lezioni settimanali e una delle prime recita:

Desidero che prendiate un oggetto e percorriate a ritroso la strada della sua origine per vedere in cosa esso consiste realmente (…) sono in pochi a sapere che le cose che vedono rappresentano solo gli effetti e a comprendere le cause che hanno permesso a tali effetti di essere portati sul piano dell’esistenza … 

Ora, senza approfondire se questo o altri suggerimenti mantengano ciò che promettono, è comunque indubbio che, ad uno sguardo attento e curioso, il nostro mondo non sia altro che una meravigliosa e infinita matrioska. Certo non è comune, mentre si ascolta una chitarra, per esempio, pensare alle mani che l’hanno modellata, al metallo che fornisce le corde, al legno, agli alberi da cui deriva e via via fino alla estreme conseguenze che ci portano a quell’uomo che per primo ha pizzicato le corde tese da un’estremità all’altra di un arco.

Succede, però, che le persone che vivono di passione conoscano ciò che amano fare ben al di sotto della superficie e incontrarle significa percorrere con loro una nuova e, fino a quel momento sconosciuta, strada a ritroso.

In questo modo molti cari amici, nel tempo, hanno trasformato la nostra percezione del vino da una semplice bevanda ad un universo. Tra loro Federico, gestore e proprietario dell’enoteca “Giro di Vite”  e Silvia, approdati dall’Emilia in Sicilia in vacanza enogastronomica. Durante questi giorni abbiamo avuto il privilegio di essere accompagnati dalle loro parole nei micro mondi che partono da un bicchiere, attraversano persone e azioni fino a giungere alla pianta, al frutto, al sole che lo colora e ancora più giù, alle radici che affondano in una particella di terra diversa da ogni altra.

Foto tratta dal sito “Cantina Ferracane”

É uno splendido viaggio e siamo sempre grati di tutte le occasioni che la vita ci offre di imparare e di scoprire perché…

quando il pensiero viene allenato a guardare al di sotto della superficie, tutto assume un aspetto diverso … 

Grazie, quindi, ragazzi e benvenuti nel registro degli ospiti.

Quelli che…

Ci sono quelli che, camminando fianco a fianco al mare sferzato dal vento, non hanno nulla per proteggersi se non un profondo e rancoroso disappunto… e quelli che non hanno occhi che per il bianco e potente fascino delle onde vaporizzate nel cielo.

Lungomare Marina di Ragusa

Quelli che, con la valigia preparata per un giorno di sole,  reagiscono ad un cielo grigio con invettive e lagnose lamentele…e quelli che scoprono sotto le nuvole percorsi alternativi e luoghi nascosti.

S. Vincenzo Ferreri

Quelli che in un’aiuola incolta vedono terra e gramigna…e quelli che vi scorgono una rossa e allegra invasione di papaveri.

Quelli così presi dalle loro aspettative che non riescono a vedere altro che ciò che manca …e quelli così presi dalla vita che non possono che vedere tutto ciò che c’è.

Musicanti a Ragusa Ibla

Quelli con i quali la condivisione di luoghi, momenti, amici è solo un mero esercizio di cortesia…e quelli con i quali diventa non solo un piacere ma anche motivo d’orgoglio e di riscoperta, quasi fosse di nuovo la prima volta.

Piazza Hodierna

Ci sono quelli  come tanti…e quelli come Giorgia, Paola e Pietro.

Benvenuti di cuore ragazzi nel nostro registro degli ospiti!

Visite d’inverno

Il telefono emette il trillo usuale di WhatsApp portandoci le notizie che attendevamo.

“…Qui in hotel ci hanno accolto come Colombo di ritorno dalle Americhe…”

È Alberto che con la sua consueta ironia ci comunica la sua posizione attuale. 
Finalmente, infatti, dopo molte promesse e un tentativo fallito per causa di forza maggiore, quest’anno Alberto e Patrizia sono riusciti a venirci a trovare e lo hanno fatto in compagnia di una nostra vecchia fiamma: la moto.
Accompagnati da un benevolo meteo che ha dispensato generosamente giornate di sole e cielo terso ci hanno raggiunto per trascorrere insieme un po’ di giorni e tutto è andato veramente benissimo finché, proprio con l’ avvicinarsi della loro ripartenza, il novello anno non ha deciso di ricordare a tutti che l’inverno era già cominciato. Niente di drammatico s’intende, la temperatura notturna non è scesa mai sotto i 5 gradi, ma per i locali dal sangue mediterraneo questo è paragonabile alla notte artica.
Sicchè, posso immaginare l’effetto che avranno fatto i nostri due centauri allo sbigottito oste che li ha visti arrivare incuranti della temperatura e delle previsioni minacciose. incerto tra una incommensurabile ammirazione e una altrettanto smisurata commiserazione, avrà comunque optato per fare gli onori del caso ai nostri eroi senza macchia e senza paura.
Onori che, scherzi a parte, si meritano perché va detto che in moto, come in barca, le condizioni meteo sono tutt’altro che ininfluenti e, anche se sono trascorsi diversi lustri, io ho ricordi ancora molto vividi di mani congelate, tute zuppe d’acqua e miraggi stradali di stufette e caminetti.

… Noi qualche lustro fa…


Così, con cognizione di causa e spirito cameratesco, oltre che amichevole, non possiamo che augurarci che il tempo sia clemente e consenta ai nostri amici un confortevole ritorno.

Buon viaggio ragazzi e benvenuti nel registro degli ospiti!

 

 

 



Disturbo?

 

Compleanno di un amico.
Casa di campagna.
Sotto il portico le tovaglie si stendono su tavoli di diversa altezza e fattura e attorno si assiepano le seggiole, le poltroncine, gli sgabelli improvvisati perché il numero degli “amici-conoscenti-persone di passaggio” non è mai certo e men che meno definito. Ma questo non è così ovvio per chi viene dal continente e Michela, fresca fresca da Bologna, con i modi garbati che la contraddistinguono si scusa timidamente:
-Siete sicuri che non disturbiamo?
Due le reazioni: sincero sconcerto e spontanee risate. Perché l’associazione tra il cucinare, mangiare, bere insieme e il disturbo, da queste parti è davvero un’associazione indebita.
Michela e Marco l’hanno capito in un istante e noi abbiamo trascorso in loro compagnia una piacevolissima settimana.

Chi, invece, avrebbe avuto ben diversa risposta al quesito in questione è il maltempo di questi giorni, che è giunto proprio a sproposito all’apertura del primo festival degli aquiloni qui a Marina.

L’aquilone è sicuramente ciò che, sulla terraferma, ricorda di più l’andare a vela.
Tenere tra le mani i suoi fili è come toccare con le dita il vento e le picchiate, le risalite, le virate sono sfide lanciate nel cielo.
Il vento, amico e nemico, è, come in mare, ciò che permette di muoversi e anche ciò che lo impedisce.
Volare diventa un gioco sottile e affascinante tra l’uomo e il vento, fatto di compromessi, di relazioni, di strategie e di sorprese.
E, a sorpresa, fortunatamente, oggi il maltempo si è dissolto sotto i raggi del sole.
Così il cielo ha potuto riempirsi di colori, di movimenti leggeri, di suoni fruscianti per il piacere di tutti: di chi guarda e di chi

“…può salire su
dove tutto è blu
…dello spazio padron
col suo bell’aquilon”
(Colonna sonora di Mary Poppins)

In fila per tre

Entrata nel canale di Lefkada

Beh, non proprio in fila per tre…e nessun direttore…e nessuno che batte le mani…perchè Bennato, è ovvio, pensava a ben altro, ma quando suona la sirena, le barche che giravano come squali in tondo su se stesse, si mettono in ordinata fila indiana e procedono lentamente nel canale. Siamo a Lefkada, la porta delle mitiche isole ioniche, meta prediletta del turismo nautico.
Lefkada è un’ isola, ma un po’ per finta, separata com’è dalla terraferma solo da un ponte, quello appunto che si apre obbediente per lasciar passare le imbarcazioni.
L’avvicinamento ha del fantascientifico perché fino all’ultimo istante la prospettiva inganna e, a dispetto delle carte nautiche, sembra di essere diretti ad un insano spiaggiamento.

Poi, però, si scorge il canale con le boe rosse e verdi a delimitare la rotta.  All’interno una specie di mare chiuso, accanto al quale sonnecchia placida una laguna, straboccante gabbiani e altri volatili dal nome sconosciuto.

Quando il canale finisce, cominciano miglia di mare blu con isole e isolette, baie ampie o strette come fiordi, colline dalla lussureggiante vegetazione che rendono l’acqua color delle foglie.

La relativa calma di queste acque, circoscritte dalla terra, richiama, per sua natura, una quantità di imbarcazioni che ha dell’incredibile e le rade più gettonate sono piene come i parcheggi degli ipermercati. Così non stupiscono gli incontri: barche che hanno svernato in Sicilia e ora sostano qui ma, molto più inaspettato, anche un salto nel passato.  Nostri vicini di…pontile nell’epoca “pre Cautha” a Marina di Ravenna, Vittorio e Graziella sono qui con la loro Danae da diversi anni e col loro accento familiare ci ricordano la Romagna e siglano una nuova entrata nel registro degli ospiti. 

L’amicizia è servita…

 

Foto gentilmente concesse da Antonio

Poi la cuoca senza dire altro iniziò a preparare le acciughe, ad accendere i fornelli, a mischiare gli odori e quando la ragazza la vide così intenta, immersa (…) con il vapore che la nascondeva, il fuoco che creava mille luci sul suo volto, i movimenti che danzavano, si disse (…) che quando cucinava non era più la stessa, diventava anche lei un ingrediente, l’arte mostrava il vero volto delle persone…
(Silvia Sola – Sognando Venere)

Chiunque abbia mangiato anche una sola volta all’home restaurant “Franzalda” sa, senza bisogno di sbirciare in cucina, che è proprio questo che accade quando Alda è ai fornelli. Come tutti gli artisti diventa parte delle sue opere, trasforma e crea, miscela fantasia e passione e regala pizzichi di sé in ogni portata. Non sappiamo se, come la cuoca del libro, aggiunga

 un po’ dei suoi ricordi per condire meglio il piatto

ma qualunque sia l’ingrediente segreto…ricordi, desideri, sogni…è certo che esce dal cuore e ai cuori parla.
E questa volta i cuori non sono solo i nostri ma anche quelli di alcuni amici che ci sono venuti a trovare dandomi l’occasione di riaprire il registro degli ospiti.
Riuniti attorno al tavolo Antonio e Rosi, simpaticissimi vicini di barca, Mauro, nostro ispiratore velico, con la sua famiglia e Roberto che, accompagnato da Nicoletta, merita una menzione speciale essendo riemerso dalle  nebbie di un passato remoto, quando ancora giravamo in camper e Silvia era piccolissima.
In loro piacevole compagnia ci regaliamo questa cena.
Sono amici di tempi e di luoghi lontani e diversi, sconosciuti gli uni agli altri. Ma sappiamo che non lo resteranno a lungo.

  Giusto il tempo del primo antipasto.

Perché se intorno ad un tavolo è difficile restare sconosciuti, quando il cibo ha un’anima non possono più esistere  estranei.

 

Incontri fortuiti

Il Levante questa volta si è dato da fare. E siccome non è il protagonista del film di Pieraccioni ma il vento dell’est, ha fatto quello che un vento sa fare. Ha soffiato, soffiato e soffiato ancora, senza mollare un attimo per ventiquattr’ore. Chi si è piegato al suo volere è stato risparmiato e le barche, inclinate di bolina sotto le raffiche, non hanno subito danni, ma sulla terraferma hanno ceduto lampioni, alberi, rampicanti che nella loro caduta hanno trascinato con sè muretti e colonne. In campeggio, le verande picchettate con qualche approssimazione, hanno preso il volo e le serre dei dintorni sono state ridotte a brandelli da un soffio d’aria, soltanto aria…che la velocità ha reso letale e pericolosa come un macigno. 
Poi, come accade sempre, il vento ha ceduto e, il giorno dopo l’aria è immota e il ricordo di quel che è stato rimane a terra, tra i rami caduti.
E in questo giorno di calma riceviamo una visita: “amici sconosciuti” venuti dal nord alla ricerca di pietre dal cuore vulcanico (per i curiosi http://www.piandellacastagna.it ) 
L’incontro fortuito risale a un anno fa: Adolfo da “Arà” e qualche minuto di chiacchiere con Silvia tra un arancino e una birra. Poi soltanto incursioni virtuali nei siti, nei blog, uno scambio di libri e un appuntamento via mail…fino ad oggi.
Non è la prima volta (i lettori attenti ricorderanno) che un appuntamento al buio si rivela tutt’altro che scuro e misterioso e, se all’inizio mi stupivo, ora so che noi siamo una rete di fili invisibili che ci collegano con tutta la vita che ci sta a cuore (cit.G.Lisi) e quando, pur senza saperlo, si condivide una passione, un ideale, anche solo un’emozione, per una musica, un dipinto, una spiaggia, una città… allora è inevitabile che i fili si intreccino, che le strade si incontrino, che gli amici sconosciuti si conoscano.

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Adolfo e la sua “banda”

Benvenuti ragazzi, nel mio registro degli ospiti!   

Vicini

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Romina e Capitan Daniele

Come forse ho già avuto modo di dirvi io e le scelte abbiamo un curioso rapporto. Più la decisione è frivola, più mi occorre tempo. Sono capace di impiegare giorni a scegliere se tagliarmi o meno i capelli e decidere in un attimo di andare a vivere in barca…
Così è stato per tutte le cose importanti e così è andata anche con l’acquisto della mia prima (e unica) casa.
Al tempo (e parliamo di parecchi anni fa) visionai non più di sette, otto immobili, finché , di fronte ad un appartamento più o meno finito, con ancora i calcinacci in quello che avrebbe dovuto essere un giardino, come al solito l’istinto agì al posto mio. Conclusa la visita, dissi all’agente immobiliare qualcosa come: <<Ok, mi piace lo prendo, domani passo a firmare.>>
La sua risposta la ricordo bene perché suonò non proprio cortese: <<Signora, guardi che non sta mica comprando un vestito…>> Ma lo sprovveduto non sapeva che in quel caso avrei avuto bisogno di molto molto più tempo…

Comunque, con me quel giorno c’era un caro amico e a lui confidai quel che l’istinto mi aveva sussurrato all’orecchio: che quella piccola palazzina con una manciata di appartamenti sarebbe stato lo scenario perfetto per nuove e belle amicizie. Non credo che al momento mi abbia dato molto credito ma, nonostante la sua affettuosa perplessità, le cose sono andate proprio così.
Gli anni che abbiamo passato nel mitico condominio “Il Cappone” ci hanno regalato momenti fantastici e amici veri.
Così veri che, in questi giorni, dopo una quindicina d’anni, sono venuti a trovarci Daniele e Romina. Nostri vicini per qualche anno, si trasferirono poi quando le creature erano due bambinette e da allora praticamente li avevamo persi di vista. Ma il tempo non è un’unità di misura costante e consuma solo ciò che non è sincero. << Siete uguali. Mi sembra d’esser tornato indietro di quindici anni. >> ci dice Daniele. Possiamo dire altrettanto e nessuno di noi si riferisce all’aspetto fisico…

Grazie di cuore ragazzi e benvenuti nel registro degli ospiti!

Incontro al bar

Portale del Duomo di San Giorgio, Modica.

Chi ha letto il libro di Silvia ricorderà, nelle prime pagine, la descrizione di un incontro.
Un incontro risalente ad almeno cinque, sei anni fa.
Un incontro in un bar, un luogo comune per un modo comune di fare amicizia.
Quattro chiacchiere tra sconosciuti vicini di pontile, i soliti convenevoli e, tra gli altri, quella bizzarra idea che sarebbe diventata realtà qualche anno dopo.
Forse non per tutti, ma senza dubbio per noi, c’è una specie d’imperativo morale che costringe un’idea raccontata a diventare un progetto.
Così, senza che i nostri futuri amici ne avessero idea, quel nostro condividere:
…vendere casa…vivere in barca…i mobili in un container da qualche parte…
segnava la fine di un pensiero e l’inizio di un impegno.
E quando la decisione è diventata a mano a mano sempre più concreta, è ancora in loro compagnia che abbiamo visionato la nostra prima casa-porto.
I “loro” in questione sono Veruska e Claudio, compagni di vela e di vacanze, che, volenti o nolenti, sono stati i testimoni del nostro sposalizio col mare.
Eppure, benché teoricamente sarebbe parso naturale fossero tra i primi, ancora non erano entrati nel nostro registro degli ospiti.
Finora!
Perché finalmente sono venuti a trovarci.
Così a tre anni e mezzo dalla nostra visita a Trapani siamo ancora insieme in Sicilia.
Come allora accolti dal sole e sorpresi dalla pioggia; come allora affascinati dall’arte barocca e da quella… enogastronomica.
Ma questa volta siamo già qui ad accoglierli ed accompagnarli nella nostra nuova casa, a toccare con mano l’idea che avevano visto nascere.
Questa volta quando il tour intenso ma breve giunge alla fine, il “continente” li reclama.
E mentre loro vanno e noi restiamo, sfoglio le foto per scegliere quella da allegare e non ho il minimo dubbio. Non può che essere quella di un… incontro al bar!

Fiori di cactus

Sarà per pudore o forse, più facile, per un’astuta vanità che sui fusti spinosi e ruvidi, circondati dal buio della notte, sbocciano i fiori di cactus.
Di giorno niente più di un’escrescenza verde ed insignificante, di notte una meraviglia di petali bianchi.
Una metamorfosi che si riesce a comprendere solo dopo averla vista. Soltanto allora, se lo sguardo si sofferma sui boccioli chiusi nel pomeriggio assolato, questi assumono il fascino e la dignità di una promessa.
Così anche con le idee.
È solo a volte che in un pensiero informe, che si fa strada nella mente, si intravede già il futuro. E quando accade è un attimo dal fascino impagabile perché se il fatto compiuto regala allegria, entusiasmo e soddisfazione, l’istante della visione, quello in cui l’idea non è più un sogno sfumato ed indistinto ma non è ancora una progetto concreto si ricorda per sempre.
Sono attimi che diventano “storia” e si raccontano:
appena ho visto quella …
in un attimo ho scelto di…
in quel momento mi sono detto…
Le autobiografie sono piene di citazioni simili.
Ebbene, proprio in questi giorni il nostro amico Pietro ci è venuto a trovare insieme a Jack e, oltre al piacere della loro compagnia, abbiamo avuto il privilegio di assistere alla nascita di un’idea, alla visione di qualcosa che ancora non c’è.
È solo un’idea acerba e appena delineata e non sappiamo che seguito avrà ma chissà… sarebbe bello che fosse un bocciolo verde ed informe,  che aspetta la notte,  per poi aprirsi in un calice bianco.
Proprio come i fiori di cactus.

Pietro e Jack su Cautha

Visite autunnali

Barche…gemelle

-Hai visto?
chiede il consorte, ben sapendo che sarà una domanda retorica,
accanto a Bob hanno ormeggiato una barca identica.
Guardo e, all’ovvietà che no, non ho visto, si affianca il legittimo dubbio che questa volta l’osservatore abbia preso un granchio. Riconoscere una linea sotto gli innumerevoli manufatti di Bob (non a caso soprannominato il pitagorico) non è semplice e le due imbarcazioni sembrano davvero estranee l’una all’altra.
Ma il consorte ha ragione. Cantiere, modello, misure…tutto uguale. Ridotti all’osso gli scafi potrebbero sovrapporsi l’uno all’altro. Ma ci vuole un occhio allenato.
E qualcuno l’occhio allenato ce l’ha.
Paola ed Andrea (al quale dobbiamo la nostra “alternativa farmacia” di bordo) sono finalmente venuti a trovarci e Paola, con l’aiuto delle sue conoscenze e della sua sensibilità, trova senza fatica se non  lo scafo nautico, quello umano delle persone che  incontra.
A tutti piace sentir parlare di se stessi e così nessuno si sottrae al ritratto che gli viene elargito a larghe pennellate e gli “oh…ma dai…è proprio così…ma che…questa signora da anni mi conosce?…” fioccano.
“Un gioco” che è in realtà un aspetto della filosofia non convenzionale ma antica che contraddistingue la loro vita e il loro lavoro. Filosofia che da tempo condivido ma che ha sempre sorprese in serbo.
Così, tra novità stimolanti e curiose, acquazzoni e schiarite e veleggiate a prova di mal di mare, il registro degli ospiti ha registrato una nuova entrata.
Benvenuti ragazzi!

Addio all’estate

Se viaggiare è, senza ombra di dubbio, vagare per il mondo, a volte è solo restando che permettiamo al mondo di venire da noi. Così, i nostri due anni da stanziali (il primo a Trapani due anni fa e questo a Marina di Ragusa) sono stati anni in cui il nostro punto fermo è diventato il punto d’arrivo di amici vecchi e nuovi e il piacere dell’ accoglienza “residenziale” è stato pari a quello della scoperta “nomade”.
Gli ultimi arrivi nel registro degli ospiti (…dopo anni di tentativi…finalmente…) sono Paolo ed Anna con i loro amici Paola ed Elio, di felsinei natali ma in trasferta a Marzamemi.
Con la loro piacevole compagnia abbiamo veleggiato sospinti da uno scirocco garbato, sopportato di malavoglia il traffico automobilistico che intasa le stradine del centro e gustato, invece, con piacere, l’atmosfera variopinta del passeggio sul lungomare dove ogni età, ogni taglia, ogni scelta stilistica ha i suoi rappresentanti.
È l’ultimo colpo di coda dell’alta stagione. Della scoppiettante competizione di fuochi artificiali dell’ “Addio all’estate” di sabato sera è rimasto

…soltanto odore di bruciato nell’aria, e un pugno di ceneri sul selciato…

per dirla con le parole del grande Bradbury.
Ma sono ceneri tutt’altro che malinconiche: d’ora in poi i turisti diminuiranno, i metri quadri di spiaggia libera aumenteranno, le file nei negozi si sfoltiranno e il tempo per fare quattro chiacchiere aumenterà proporzionalmente.
L’autunno, che qui non chiede di pagar dazio con felpe e giacchette, è davvero alle porte con i suoi toni pastello, i suoi tempi moderati, il suo frammentato silenzio… e (i commercianti mi perdonino…) io non sono affatto dispiaciuta di dargli il bentornato!

Il potere delle parole

 

I flirt in corriera hanno il sapore dei vecchi film in bianco e nero e li ho sempre trovati adorabili.
La Lei della situazione è tre file avanti a me. Vedo solo un cappello di paglia e un accenno di montatura di improbabili occhiali da sole. Lui è seduto dall’altra parte del corridoio, belloccio, con la faccia da bravo ragazzo. Lei parla piano ma di continuo. Lui la guarda con un interesse sincero e non si perde una parola, sorride, annuisce col cenno del capo. Lei è brava: ogni tanto, quando gli occhi di lui accennano a perdere d’intensità , tace. Lo fa parlare, l’ascolta…
Intanto la strada scorre. Sto tornando da Catania attraverso terre che hanno perduto il verde della primavera e boccheggiano sotto al sole. Uno sguardo al paesaggio e uno al mio romanzo personale. Nulla d’immutato. Lui pende dalle sue labbra…dev’esserci davvero un bel visino sotto a quel cappello.
Ragusa.
La corriera si ferma.
Scendono tutti.
Troppo curiosa per non seguire l’epilogo vedo Lei prendere la sua valigia dai colori improbabili, come gli occhiali, e salutare con un cenno della mano
-Buona fortuna ragazzi!
mentre Lui si allontana con una ragazza spuntata da chissà dove.
E ora la vedo! Macché romanzo, macché  flirt…è una signora di mezza età, lineamenti irregolari, un viso comune, nulla di particolarmente attraente. Nulla… a parte il filo della sua voce…
Di cosa avrà parlato per incantare in quel modo il suo interlocutore?
Non mi è dato saperlo ma mi torna in mente ora che, graditi ospiti, Laura (l’unica ad essere riuscita ad insegnare carteggio al consorte!) Paolo e Agata sono venuti a trovarci. Quando la piccola, durante il rientro al porto, chiede
– Mamma, mi racconti dei gatti?
e ascolta deliziata piccoli e delicati episodi di simpatici felini, capisco che poco conta il cosa quando si possiede la magica e delicata arte del narrare.

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Agata con mamma e papà

Accordi

Grazia e Jack

Ci sono persone che entrano in sintonia con gli altri con estrema facilità. Spesso è la loro loquacità o l’attitudine al sorriso ( smiling face direbbe un inglese) che genera il ” miracolo”. Allo stesso modo ci sono luoghi che predispongono all’incontro e nazionalità (passatemi il termine) più accoglienti di altre.
Ma, in tutto ciò, c’è una circostanza che a prescindere dal carattere, dal luogo, dalla lingua e da qualunque altra influenza esterna ha il potere di unire profondamente.
Parlo di strumenti, di voci intonate, di ritmico battere di mani.
Parlo di musica che disperde le identità e crea un unico insieme.
I suonatori si guardano con la benevolenza e la simpatia che genera l’avere una passione in comune. A chi parla la lingua delle note basta un do per capirsi, per sapere cosa fare.
Gli strumenti si accordano e le anime pure e, allora, per quanto lontani ed estranei possano essere gli obiettivi della vita d’ognuno, in quell’istante ne conta uno soltanto: suonare… suonare…come direbbe la PFM.

Così, ricordando  una serata musicale, tra le tante piacevolissime trascorse insieme, con un po’ di ritardo, Grazia e Jack fanno il loro ingresso nel registro degli ospiti.

E se quest’isola eclettica offre le più svariate cose ed esperienze a chi la visita per la prima volta e, nell’arco di una breve vacanza, il tempo non basta mai per fare tutto, sono contenta che, questa volta, ne sia rimasto un po’ per un cortile, una calda notte estiva e un concerto improvvisato per chitarra, percussioni, voce e… naturalmente… basso.

L’energia, la luce, il mare, i pensieri, le orbite dei pianeti: c’è un ritmo vitale alla base di tutto, musica, suono, armonia.
(G.Cloza-Felicità in questo mondo)

Passato prossimo e remoto

 

 

“La Baba-a canta” diceva Silvia presentando i componenti del gruppo musicale del suo papà nel loro cd autoprodotto. Aveva tre anni e non ancora la “r”, sicché la cantante non era un originale talento di esotiche origini ma una “comune” Barbara di S. Giovanni in Persiceto. Che tanto comune in verità poi non fosse lo testimonia il fatto che, il primo giorno di nido, neomamma ansiosa al pensiero di abbandonare la creatura, avevo immediatamente rimosso ogni timore appena l’avevo guardata negli occhi. Maestra di Silvia, prima di cantante dei Tangram, aveva suscitato la mia simpatia e un’istintiva e profonda fiducia al primo sguardo. Amicizia di pelle che il tempo aveva confermato ma poi, con gli anni, diluito fino a farne perdere le tracce.
Ma siccome le cose belle e vere prima o poi riaffiorano, a distanza di 15 anni dall’ultimo incontro, complice la nostra avventura barcaiola, aggiungo proprio la sua firma al nostro registro.
E proprio con lei, gradita ospite in barca, condividiamo un altro ritrovamento.

 

Da un passato molto meno recente, dissepolti e riportati alla luce, i mosaici della Villa Romana del Casale, a Piazza Armerina ci stupiscono e ci incantano. Incredibili per ampiezza, dettagli, stato di conservazione, si snodano da una stanza all’altra dell’imponente villa padronale.

La soggezione e l’ammirazione che suscita l’insieme non possono che essere ombre di quelle suscitate un tempo e  la fantasia non ce la fa a riempire i vuoti.  Il desiderio d’essere catapultata nel passato per aggiungere colori e tratti, colonne e soffitti,  fontane che zampillano, voci e frusciar di vesti (suoni diversi dal qui ed ora del vento e dello sbatter d’ali dei piccioni)  è destinato ad esser disatteso.

Disatteso ma inevitabile.  Figlio naturale  non certo della frustrazione del poco ma, al contrario,  della gratitudine per quel tanto e tanto bello che il tempo ha preservato per noi tutti.

Anno nuovo

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Sohini e Marco

A volte l’entusiasmo gioca brutti scherzi e a parlar troppo bene di qualcosa si rischiano tiri barbini…
Così, per esempio, potrebbe capitare che dopo aver celebrato a gran voce il clima tropicale della Sicilia, si venga smentiti da giornate nordiche di vento gelido…
E proprio questo hanno dovuto constatare Marco e Sohini, graditi apripista del registro degli ospiti 2017, giunti qui a Marina per festeggiare insieme a noi il capodanno.
A dispetto del cielo blu, infatti, l’anno é finito ed iniziato con temperature decisamente anomale, tanto da indurci a ripescare i guanti dimenticati nel fondo più fondo di qualche cassetto.
Fortunatamente il freddo non ci ha impedito una breve veleggiata di inizio d’anno durante la quale, a darci una mano per salvare la reputazione, sono arrivati i “nostri”.
Che i cuccioli di qualunque mammifero, e non solo, suscitino tenerezza e simpatia non é certo una scoperta. Ma l’unico animale adulto in grado di provocarmi le stesse emozioni é il delfino (del resto secondo “Guida galattica per autostoppisti ” sono sulla terra con l’arduo  compito di salvarci la vita…)
E proprio una famigliola di delfini, per far dimenticare ai nostri ospiti l’ingrato clima, ci ha accompagnato in tutta l’uscita giocando con la prua della barca per poi allontanarsi e ritornare ancora…
Bellissimi, come sempre!
Così il battesimo velico dei nostri amici é avvenuto in…compagnia e, seppur non annoverato tra gli indizi propiziatori tradizionali, io voglio leggerlo come segno di buon auspicio non solo per noi ma per tutti coloro che, come noi, amano il mare.
E “rubando” un fantastico scatto di Anna, è proprio a lui che cedo volentieri il compito di augurare a tutti: Buon anno!

Foto di Anna (sy-zoomax.blogspot.it)

Finalmente!

Con Beppe e Celia
Con Beppe e Celia

Ci sono incontri che si prolungano nel tempo e sembrano non doversi realizzare mai. Strade che s’avvicinano, che corrono parallele, che si sfiorano ma che, per un perverso gioco del caso, sembrano non incontrarsi mai.
Così con Beppe e Celia.
Il primo “quasincontro” risale a due anni fa, a Trapani, quando, guidati dal blog, approdano al mitico “Vicoletto”, dove inaspettatamente incontrano Daniela, in veste di cameriera.
-Sono venute a cena delle persone che leggono il blog della mamma…che imbarazzo!
è quello che ci riferisce la creatura, con la timidezza dei suoi diciotto anni.
Un anno dopo lo scenario cambia ma l’effetto è il medesimo. A Marina di Ragusa non riusciamo a vederci ma troviamo in reception un prosecco benaugurante (i lettori più fedeli ricorderanno…).
Le firme sul biglietto ci svelano il nome dei nostri amici e la nostra telefonata, di commossi ringraziamenti, una voce.
In Grecia quest’ estate ci inseguiamo, ignari gli uni degli altri, in vari ormeggi. Siamo vicinissimi, nello stesso pontile, a Milos; approdiamo a Pilos a pochi giorni di distanza. E mentre loro, rientrati in Sicilia prima di noi, telefonano ad un amico per tranquillizzarlo sull’esito della recente traversata, noi, che l’abbiamo appena conosciuto, riceviamo i loro increduli saluti in diretta.
E mentre qui, da settembre, la loro “Audace” sverna, un paio di pontili dietro al nostro, di loro neppure l’ombra.
Poi finalmente, qualche giorno fa, una voce.
-Ehi, di Cautha…allora ci siete!
E così, con grande, grandissimo piacere, dopo due anni da fantasmi, abbandoniamo con piacere il ruolo e finalmente possiamo pronunciare il tanto rimandato
– Piacere di conoscervi!

Panchina fronte porto

Foto di Daniela
Foto di Daniela

La panchina è deserta per gran parte del giorno. Una delle tante nella fila che delimita la banchina e si specchia nelle acque del piccolo golfo di Kalimnos.
Dietro, le colline da cui scendono col consueto vigore le raffiche del Meltemi.

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La lunga sfilza di ristoranti che segue i contorni del porto senza soluzione di continuità è impietosamente vuota. I passanti si perdono tra i vicoli e le casette colorate del “paese delle spugne”.

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Ma, al calar della sera, il lungomare si anima e la panchina diventa protagonista indiscussa.
Seduti in pozzetto, siamo in un salotto per metà acquatico e per metà terrestre dove, come in un talk show, gli ospiti vanno e vengono.
Guardiamo negli occhi, ricambiati, due ragazzi che conversano poco e sembrano aspettare chissà chi…
ignoriamo con più facilità il vecchietto che, pudico, si siede nello spigolo e ci gira quasi le spalle, come a chiedere scusa…
una mamma con figlioli chiassosi al seguito è troppo presa dai pargoli per occuparsi di dove sia seduta…
E via così, fino a notte fonda, quando al video si sostituisce solo il sonoro.
Daniela e Orlando (gradita new entry nel registro degli ospiti), nella cabina di poppa sono in prima fila, ma col sonno profondo dei 20 anni non ne risentono più di tanto e il sole che sorge ritrova la panchina nuovamente vuota e solitaria.

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La lasciamo alle sue storie e ai suoi silenzi e facciamo rotta col nostro giovane equipaggio verso baie inabitate.

Baia di Pserimos; Foto di Daniela.
Baia di Pserimos; Foto di Daniela.

La prima volta

 

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Si riapre il registro degli ospiti, questa volta con invitati specialissimi: sono venuti a trovarci i nostri nipoti con la loro mamma. Evento doppiamente memorabile, non solo perché non facevamo vacanze insieme da molto tempo ma anche perché abbiamo avuto il privilegio di condividere con loro un sacco di “prime volte”.
Sto parlando di quelle volte in cui si fa qualcosa che non si era mai fatto prima, quelle volte in cui si aprono scenari prima d’allora chiusi e sconosciuti. Esperienze comuni a tutti, per lo più. Potrebbe essere la prima volta che si va in bicicletta, la prima volta che si beve il caffè, la prima volta che si fa un lungo viaggio, che si vede il mare, che si prova uno sport, che si incontra un amico… La prima volta non è per forza la migliore ma ha un fascino indiscusso. E’ la volta che prima non c’era e dopo potrà esserci. E’ la volta della scoperta, dell’incognito, dell’inizio, E’ la volta che dona un’opportunità in più di scelta ed è uno dei motivi per cui amo tanto viaggiare. Luoghi da vedere per la prima volta, persone da incontrare per la prima volta, cibo da assaggiare per la prima volta…
E così è stato per Andrea e Francesca: la prima volta in aereo, il primo vulcano,

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Nel cratere dell’Etna

il primo “soggiorno” in barca, il primo mare siculo,

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Siracusa

la prima granita e brioche, il primo “corpo a corpo” col vento,

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Raffiche a 50/60 nodi

tanto per enumerarne alcune.
E’ stato un vero piacere condividerle con loro ma il meteo è andato oltre e ci ha fatto un regalo inatteso. Impedendoci di uscire in barca ha lasciato molto altro in sospeso: altre prime volte, altre nuove esperienze…
E dunque,
a presto ragazzi!

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