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Le “Colpe” dei bambini

Il pianoforte è bianco e lucido, elegante e discreto nella sala d’aspetto dell’aeroporto. Non è più una novità. Da qualche tempo l’idea di lasciare uno strumento a disposizione di chi attende il proprio volo è diventata di moda e il cartellone lì accanto sottolinea la bella iniziativa.

L’idea mi piace e spero che qualcuno tra i tanti presenti abbia voglia di condividere la sua passione, perché pare impossibile che tra tutti non ci sia nemmeno un “ pianista”. Così, quando due bambinetti di otto, nove anni si avvicinano mi preparo a godermi con benevolenza qualche semplice brano da amatori alle prime armi.

L’illusione dura poco. I due in totale disaccordo e in netta competizione si gettano sui tasti, pigiandoli a casaccio a piene mani, un dito alla volta o con improbabili e cacofoniche scale. Tempo qualche secondo e il fastidio sonoro è insopportabile. Gli spettatori si agitano sulle seggiole, più di uno sguardo cerca gli adulti a cui appartengono i sacrileghi senza risultato. Un omone grande e grosso con sembianze da vichingo e una cuffia sulle orecchie, evidentemente non sufficiente, lancia occhiate come dardi. I bimbetti vanno e vengono dal pianoforte intervallando momenti di impagabile silenzio ad attimi di devastante rumore.

Approfittando di un attimo d’assenza un distinto signore si avvicina al piano, sembra mosso da urgenza, come fosse costretto. Posa il suo corposo libro lì accanto e comincia a suonare. Note e melodia escono dal bianco strumento. I volti si distendono. Una signora posa il libro che stava leggendo e si gode sorridendo la performance… Troppo breve! Pochi minuti e il pianista se ne va. La speranza sottintesa dell’intera sala d’aspetto è che gli infanti abbiano capito la differenza ma, ahimè, tutto ricomincia come prima.

Mi ritrovo a sperare che l’omone perda la pazienza, della quale non sembra così ricco e agisca con l’autorità che il suo fisico possente gli concede. E invece è un distinto signore di una certa età che prova un’ estrema contromossa. In uno degli attimi di silenzio si alza e cala il coperchio sui tasti. Al mio sguardo di ammirata riconoscenza per quella che penso sia un’ abile mossa risponde con un sussurrato ma non per questo meno valido: “E che c…”

Pochi istanti dopo, ignaro dell’avvenuto, uno dei bimbetti si lancia all’attacco ma si blocca di fronte all’ostacolo inatteso e corre dal padre a chiedere spiegazioni. Ci siamo, mi dico. L’adulto, finalmente consapevole, gli spiegherà il rispetto degli spazi pubblici, la bellezza della musica, la differenza tra un gioco e uno strumento… e invece…Il babbo si avvicina e, gongolando per il ruolo d’eroe che sta ricoprendo, risolleva il coperchio consegnando ai pargoli il balocco rubato.

La signora, che ha smesso di sorridere da un pezzo, si tuffa nel suo libro staccando i contatti dalla realtà, noi e il distinto signore dalla colorita imprecazione ci alziamo e cerchiamo un posto il più lontano possibile. L’omone se ne era già andato…

E mi dispiace di aver sperato in una sua decisa reazione…” I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono…” diceva Jung. Me ne ero dimenticata: non è mai colpa loro!

Metronomi

tic tac 

tic toc tac

toc toc tic

I metronomi, colorati e in fila, oscillano implacabili. Segnano tutti lo stesso tempo, ma sono partiti in momenti diversi sicché, coerenti con se stessi ma dissonanti gli uni dagli altri creano un ritmo che ritmo non è. Carlo Ventura (il papà teorico del nostro approccio alla salute) parla di musica, di cellule, di vibrazioni, di consapevolezza, di società e, naturalmente dell’esperimento coi metronomi .https://youtu.be/UMqDkqisK-Q

Così, mentre questi  continuano imperterriti a tenere ognuno il proprio tempo, io penso che questa confusa e disordinata cacofonia non è ciò per cui sono stati creati.

È questione di un attimo e poi un’ assonanza di pensieri giunge inaspettata.

Mozart, che alla precisione dei metronomi aggiungeva un genio fuori dal comune, ci sembra nato per essere ciò che stato, ma quanto hanno pesato l’autorità e la “tirannia” di suo padre per il talento che ha regalato al mondo? Senza di esse  il giovane Amedeo avrebbe trovato ugualmente la sua strada? E sarebbe stata quella? E se avesse fatto altro, il mondo sarebbe stato privato del suo incanto ma lui sarebbe stato più o meno felice? 

E il dirigente d’azienda che sognava di fare l’allenatore di calcio ha trovato la sua strada o l’ha persa?

E, più semplicemente, noi riconosciamo davvero ciò che sappiamo fare meglio? Ascoltiamo i nostri talenti o li temiamo? Abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi la strada o dobbiamo incamminarci  in direzioni sempre nuove per trovarla? E quante strade abbiamo? Una, quella con la s maiuscola, o tante?

Beh, forse non sono dilemmi così comuni ma certo sono domande che qualunque educatore si è fatto ed io, anche se ora sono lontana dai banchi, continuo a farmi domande e ancora a non trovare risposte certe.

Ma i metronomi non hanno dubbi sul quale sia il loro scopo.La piattaforma elastica su cui sono posati li ha in qualche misterioso e meraviglioso modo portati ad oscillare ad un ritmo che non avevano prima, così qualcuno ha rallentato, qualcun altro accelerato e adesso “guardano” all’unisono a destra e a sinistra, suonando come uno strumento perfettamente accordato… sviluppando delle armoniche che da soli non avrebbero mai avuto…

tic tac

tic tac

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Volta la carta

Prima di essere una bellissima canzone di De Andrè “Volta la carta” è una filastrocca popolare che accosta verso dopo verso concetti molto distanti, uniti tra loro dalla rima e dal lento adagio…volta la carta.

Anche nella vita a volte accade che cose completamente distanti siano unite da gesti, da suoni o da luoghi.

Per esempio tutti accosterebbero un nastro trasportatore al lavoro o tutt’al più ad una visita guidata in qualche azienda del territorio

e invece,

quando il principale dell’azienda è un appassionato musicista può succedere che tra bancali e macchinari si improvvisi un concerto con tanto di maestro di violino, ristorazione (leggi grigliata) e pubblico di ogni età. È un uomo che “volta la carta” ma non solo.

E ancora, tutti accosterebbero ad una semplice bottega o “putia”, come si chiama da queste parti, una spesa salutare  o la cucina del territorio

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foto di Delicatessen da Instagram

e invece

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Roxi dei Born It in abiti tradizionali malesi

può diventare il palcoscenico di una festa, una “Festa in Valigia” che dalla Sicilia sbarca in Malesia , con tanto di musica e cibo tradizionale

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I Born It in concerto

mentre i muri per l’occasione vengono nobilitati a supporti per un’inedita mostra fotografica. 

È una squadra che “volta la carta” ma non solo.

Quello che unisce queste ed altre situazioni simili è l’entusiasmo, la voglia di fare, di condividere, di coinvolgere, una voglia che ho trovato qui, in questa terra, più che altrove ma che, comunque, per sua natura non ha né patria né età.

Quindi, non importa quanti anni avete né dove siete, perché se volete giocare con me non avete altro da fare che continuare…

C’era una fabbrica col cancello aperto,

volta la carta e si vede un concerto

un concerto in una bottega onesta

volta la carta e si vede una festa

una festa…. 

 

 



Epidemia musicale

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Come in tutte le epidemie l’inizio è stato un incolpevole ed innocuo dettaglio. Nello specifico il mio ricorrente e finora inutile tentativo d’imparare a suonare la chitarra. Un’idea un po’ bizzarra forse, ma certo non pericolosa se non per le orecchie degli ignari che hanno dovuto sopportare le mie prime lamentose note.
Purtroppo, però, anche l’idea più innocente può avere conseguenze inattese così, ispirato dal mio tentativo, Francesco, in arte Ciccio, ha ben pensato di lanciare una sfida alla primogenita creatura.
Ora,  se c’è una cosa alla quale Silvia non resiste sono le scommesse.
Incurante del fatto che tra le sue mille virtù la perseveranza non è ai primi posti, ha accettato di dimostrare, a distanza di un anno, di saper suonare la chitarra in una band amatoriale scelta dallo sfidante.
Mosso a compassione, per evitare all’incauta figliola il pagamento di una costosa cena di pesce (prezzo dell’eventuale sconfitta) il consorte è intervenuto ed hanno avuto inizio le lezioni per Silvia.
E proprio qui la trama si complica.
L’aula musicale è a cielo aperto, nel campeggio di Marina  e, forse per questo, forse per qualche bizzarro scherzo del destino, ogni volta che il consorte si accinge al prestigioso incarico d’insegnante qualcuno si avvicina alla coppia musicale.
Si potrebbe credere siano amanti della musica, principianti che si riconoscono negli esercizi e nelle difficoltà, semplici curiosi…e invece…
Insegnanti di professione, virtuosi  per passione, musicisti professionisti!
In breve la chitarra passa di mano e si resta tutti in adorante ammirazione. Così anche con Kevin, l’ultimo “calamitato” chitarrista inglese. Professionista da una vita, ha suonato, tra gli altri, con De Andrè, con il Mistero delle Voci Bulgare e ha girato il mondo con la sua musica.
In vacanza con la moglie, è modesto e alla mano come solo chi davvero sa riesce ad essere. Ci invita a pranzo, suona con noi, si unisce alle serate musicali del venerdì sera, ci regala il suo cd.


Sentirlo suonare induce a desiderare il rogo per il proprio indegno strumento ma suonare con lui è un onore e un piacere e non posso che augurarmi che la musica continui a chiamare musica, che questa inattesa calamita continui a farci conoscere persone straordinarie e che  questo benefico contagio continui a diffondersi.

Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore

(Bob Marley)

Accordi

Grazia e Jack

Ci sono persone che entrano in sintonia con gli altri con estrema facilità. Spesso è la loro loquacità o l’attitudine al sorriso ( smiling face direbbe un inglese) che genera il ” miracolo”. Allo stesso modo ci sono luoghi che predispongono all’incontro e nazionalità (passatemi il termine) più accoglienti di altre.
Ma, in tutto ciò, c’è una circostanza che a prescindere dal carattere, dal luogo, dalla lingua e da qualunque altra influenza esterna ha il potere di unire profondamente.
Parlo di strumenti, di voci intonate, di ritmico battere di mani.
Parlo di musica che disperde le identità e crea un unico insieme.
I suonatori si guardano con la benevolenza e la simpatia che genera l’avere una passione in comune. A chi parla la lingua delle note basta un do per capirsi, per sapere cosa fare.
Gli strumenti si accordano e le anime pure e, allora, per quanto lontani ed estranei possano essere gli obiettivi della vita d’ognuno, in quell’istante ne conta uno soltanto: suonare… suonare…come direbbe la PFM.

Così, ricordando  una serata musicale, tra le tante piacevolissime trascorse insieme, con un po’ di ritardo, Grazia e Jack fanno il loro ingresso nel registro degli ospiti.

E se quest’isola eclettica offre le più svariate cose ed esperienze a chi la visita per la prima volta e, nell’arco di una breve vacanza, il tempo non basta mai per fare tutto, sono contenta che, questa volta, ne sia rimasto un po’ per un cortile, una calda notte estiva e un concerto improvvisato per chitarra, percussioni, voce e… naturalmente… basso.

L’energia, la luce, il mare, i pensieri, le orbite dei pianeti: c’è un ritmo vitale alla base di tutto, musica, suono, armonia.
(G.Cloza-Felicità in questo mondo)