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Lo giuro

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Le vocine che escono dalle finestre del piccolo edificio hanno il timbro squillante di chi avrà al massimo dieci anni.

– …bambini come me

In controcanto una voce più profonda.

– ed avere ancora fiducia…
– ed avere ancora fiducia
– nel mare…
– nel mare
– nella natura e nella vita…
– nella natura e nella vita

Poi come un allegro petardo, il coro:

– Lo giuro!

Il porto è quello del Club Velico Crotone, tranquillo e accogliente e l’ edificio quello della scuola di vela che ha qui la sua sede.
Ogni mattina uno stuolo di bambini invade i pontili per la consueta lezione. Alcuni sono piccolissimi e seduti nelle barchette, la barra tra le mani, in fila dietro al gommone, formano una tenera compagnia, come tanti anatroccoli a seguito della mamma. Sono concentrati, disciplinati e si divertono.

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Basterebbe già questo, oltre alla mia personale convinzione che lo sport della vela sia una gran scuola di vita, per rallegrarsi dell’esistenza di iniziative come questa. Ma lo spezzone del giuramento, origliato per caso dalle finestre aperte, mi induce a cercarne il testo completo. Non devo faticare molto. Lo trovo, o meglio, ne trovo l’autore, seduto sul pontile, intento ad insegnare ad un paio di bimbetti qualche basilare nozione di pesca. Il testo mancante è, come immaginavo, all’altezza del finale e questo mi esonera dall’aggiungere altro se non trascriverlo, condividerlo e ringraziare questi ragazzi e tutti coloro che lavorano con passione e speranza per un futuro migliore.

Il Giuramento del Piccolo uomo di mare img_6079

Io
piccolo uomo di mare
iniziato alle onde, al vento e alle correnti
nel golfo di Crotone
giuro 
di impegnarmi a conoscere
il mare
per rispettarlo
e per amarlo.
Io
piccolo uomo di mare
dal centro del Mediterraneo
giuro
di navigare, veleggiare, nuotare, immergermi
nelle acque di casa
o nei quattro Oceani
e di giocare su ogni spiaggia
ma sempre da ospite,
lasciando infine ogni cosa al suo posto.
Io
consapevole,
in quanto cucciolo di uomo
bianco, nero, giallo o rosso,
di essere,
con delfini, orche e balene,
l’animale più intelligente del pianeta
giuro
di essere d’esempio
per mamma, papà e tutti gli adulti
e mi impegno
a ispirarli
senza parole
a tornare bambini come me
e ad avere ancora fiducia
nel mare,
nella natura
e nella vita.

(Gianluca Cortese)

 

Libro di storia

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Santa Severina

Il cartello stradale indica Santa Severina.
A capo si legge “La nave di pietra”.
E io rosico un po’, perché un appellativo così vorrei averlo inventato io. Costruita su un cocuzzolo, quando appare improvvisamente tra gli alberi sembra veramente una nave tra le onde lunghe delle colline, con tetti e bastioni del castello a fare da alberi maestri.
Come ormai di consuetudine, anche questo è uno dei “Borghi più belli d’Italia” e come gli altri, è tenuto in ostaggio dal silenzio e dal garrire delle rondini. Non si sentono voci. Persino nella piazza del paese, gremita di uomini che passeggiano e giocano a carte, c’è una pacata tranquillità.

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La piazza e il Castello Carafa sullo sfondo

Una bimba passa tra i tavoli in bicicletta. È l’unica presenza femminile che incontriamo. Le donne brillano per la loro totale assenza. Intravediamo soltanto un frusciar di gonne dietro un uscio mentre, ebbri di vicoli, testimonianze bizantine e normanne, lasciamo il mare di colli per dirigerci verso il tratto di costa che circonda Capo Rizzuto.

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Le vie del borgo

Siamo in versione “turisti terrestri”, ovviamente. La barca è ormeggiata a Crotone e il porto di Le Castella lo raggiungiamo da un’ angolazione inconsueta. Il paesino turistico e “plurale” pare debba il suo nome alle molte isole fortificate che occupavano questo tratto di mare, prima di sprofondare negli abissi. Tra esse, forse… anche l’omerica Ogigia dove Calipso trattenne Ulisse per sette lunghi anni.

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Le Castella, Fortezza Aragonese

Suggestioni leggendarie che sono lo sfondo ideale per la Fortezza Aragonese che domina il promontorio. Circondata dai turchesi del mare è possente e romantica allo stesso tempo. Conservata e tenuta in maniera encomiabile cala il suo ponte levatoio per i visitatori.
All’interno aria fresca e muri possenti, dai bastioni lontani orizzonti ionici e, nella torre, una ripida scala a chiocciola per raggiungere il punto più alto, dove la mia memoria infantile non fatica a collocare una principessa con la lunga treccia o un soldato trafelato che avverte dell’arrivo dei nemici.

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Vista dal castello

Poco lontano, sulla strada del ritorno, un altro punto d’avvistamento strategico e, questa volta è una colonna superstite, figlia della Magna Grecia a trasportarci nel passato.

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Capo Colonna

Greci, Bizantini, Normanni, Aragonesi…
Popoli diversi e secoli che si susseguono racchiusi in una manciata di chilometri condividendo coste e colline, un libro di storia a cielo aperto da ricordare, sfogliare e proteggere.

Interni

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La strada corre parallela al greto del torrente in secca, una distesa larga e sinuosa di ciottoli e sassi in bianco e nero. Tutt’intorno monti dai contorni irregolari che, chissà perché, mi ricordano un’ India cinematografica, vista tanti anni fa. La vegetazione sulle cime si divide tra cespugli arsi e verdi conifere; nelle valli le coltivazioni di bergamotto la fanno da padrone.

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I tornanti si susseguono dando la scalata alla montagna e  provocando un certo gusto al consorte, a cui non par vero d’avere ogni tanto un motore da domare.

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Veduta dal Castello di Gerace

Con un’ auto a noleggio stiamo scoprendo l’interno calabro, trovando borghi e paesaggi inaspettati e sorprendenti. I paesi, lontani dalla costa, sono tutti in fuga dalle facili pianure, arroccati e nascosti a scrutare dall’alto, ancora una volta, l’arrivo d’improbabili nemici.

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Borghi tra i più belli d’Italia offrono viste spettacolari, vicoli stretti, case e chiese medievali e bizantine.

 

Monasteri, conventi e luoghi di santità (pare che la “Madonna dello Scoglio” sia una specie di Lourdes nostrana) trovano il loro spazio, protetti dalle rocce, ancorati al silenzio, difesi dalla vertigine su cui vengono edificati.

 

Boschi, cascate e laghi chiudono il cerchio dell’inatteso con sentieri e possibili escursioni che farebbero la gioia di qualunque camminatore.

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Bivongi. Punto di partenza per le cascate del Marmarico.

Quando, ormeggiati al porto di Roccella, abbiamo optato per una sosta più lunga, tale da permetterci di visitare l’entroterra, davvero non mi aspettavo nulla di simile, ma questi luoghi schivi, mimetizzati nella natura che li circonda e li protegge ci hanno stupito e ricompensato con inaspettati tesori.

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l’Eremo della Pastorella. Stilo.

Ps. Nelle foto multiple i nomi dei luoghi appaiono se ci cliccate sopra.

Assecondare

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Porto Delle Grazie

L’etimologia delle parole a volte riserva delle sorprese, così, cito liberamente da “unaparolaalgiorno.it

Assecondare, dal latino secondare, a sua volta derivato da secundus significa sia favorire che seguire. Una coppia di significati che ricorda il vento quando in poppa alla nave gonfia le vele e  seguendola, la spinge. Un’ immagine potente ed eloquente.

Un’ immagine che non poteva essere più azzeccata perché se, parlando di  rapporti umani, assecondare qualcuno non sempre è un’azione meritevole, quando si parla di forze naturali il discorso cambia.
Chiunque abbia avuto a che fare col mare sa bene che navigare contro vento è un’ impresa ardua ed un’esperienza da dimenticare, ma sa anche che chinare la testa in un garibaldino “obbedisco” e girare la prua dove il vento comanda trasforma l’inferno in paradiso.
Così, quando qualche giorno fa, partiti da Riposto verso la Calabria, abbiamo trovato un non previsto nord-est che, dritto sulla prua, ci faceva sbattere sull’onda spruzzando acqua  salata sulle vele e riempiendo di gemiti lo scafo, abbiamo assecondato i desideri del mare e girato il timone.
Col vento al traverso, la barca è diventata docile, veloce, persino allegra nel cavalcare le onde che ora l’accompagnavano con un gentile sciabordio verso Catania.
Approdati nella darsena cittadina non abbiamo dovuto attendere molto e il vento a favore, puntualmente, dopo qualche giorno, si è fatto vivo e, questa volta sì, ci ha accompagnato fino a Roccella Ionica.
Il porto di Roccella è una vecchia conoscenza che non delude mai. La comodità dell’ormeggio, l’ accoglienza degli ormeggiatori che omaggiano ogni nuovo arrivo di un
– Benvenuto comandante!
aggiungendo un galante baciamano alle signore, la mitica pizzeria lungo il molo, la cortesia del personale dell’ufficio…basterebbero per renderlo un porto piacevole e accogliente. Ma, a suo onore, va aggiunto che ogni volta che vi siamo approdati abbiamo trovato qualcosa di nuovo e di migliore. Quest’anno è il caso di questo strano dispositivo, un’invenzione ingegnosa e brillante per mantenere pulito il mare. Una buona pratica e un esempio da seguire e da…assecondare.

Roccella

 

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Riconosco gli ormeggiatori appena li vedo, cosa non facile, considerato il breve tempo trascorso qui, due anni fa. Ancora meno facile che loro riconoscano noi, eppure così è. Roccella Jonica è un posto un po’ speciale. Una piccola perla nella Riviera dei Gelsomini, un porto sicuro, moderno, ben gestito dove cominciano a prolificare gli equipaggi dei “living board” che decidono di passare qui l’inverno. Siamo accolti con grande calore da tutti e ritroviamo, se non le tavolate chilometriche, ormai fuori stagione, certo la splendida pizza al metro che contraddistingue il ristorante del porto e la gestione amichevole e familiare di sempre. Il lungomare, lasciato libero da ombrelloni e bagnanti è magnifico e le sfumature di turchese dell’acqua non hanno nulla da invidiare a quelle che abbiamo lasciato dall’altra parte dello Ionio.

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Dobbiamo fermarci qualche giorno in attesa del vento “buono” e ne approfittiamo per un tour ferroviario. Il trenino sembra uscito da un fumetto, due vagoni in croce, ma Locri, dove scendiamo, purtroppo nasconde la sua parte migliore in luoghi raggiungibili solo in auto. Sarebbe una delusione se non ci fermassimo, quasi per caso, in un anonimo bar.

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Un cartello discreto pubblicizza gli unici quattro gusti di gelato artigianale. Ebbene, se al gusto dovesse corrispondere la vista, questo piccolo bar dovrebbe essere in Piazza S. Marco…
La cura nella scelta dei prodotti, la passione e l’abilità di questo artigiano del gusto sono encomiabili e il risultato favoloso.
È sotto ingannevoli apparenze che si celano spesso autentici tesori…e in questa terra schiva, a volte spigolosa, val sempre la pena di scavare…

Scuse ufficiali

 

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Due anni fa, percorrendo questa stessa rotta verso Trapani, avevamo lasciato Crotone senza troppi rimpianti. L’edilizia selvaggia anni ’70 e lo stato d’abbandono del castello ce l’avevano fatta considerare un po’ una Cenerentola del sud. Così adesso, le aspettative all’approdo erano quasi nulle. Ma, come spesso accade quando ci si aspetta il peggio, il meglio ci sorprende.

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Alla ricerca di un paio di negozi, ci inoltriamo oltre le viuzze del porto e scopriamo un lungomare “nordico” con chilometri di ciclo-pedonale attrezzata e spiagge dorate e ampie, splendide nella solitudine autunnale.

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Anche il centro storico, con le sue chiese, i suoi viali di ficus, rifugio al tramonto di uccellini ciarlieri e le sue strade ampie ci sorprende e ci induce ad un passeggio tranquillo e piacevole.

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Ma, il colpo di grazia, per cosí dire, per “costringerci” a presentare ufficialmente le nostre scuse, l’abbiamo all’ora di cena. Crotone ci corteggia il palato con piatti spettacolari a base di pesce al “Porto Vecchio”, dove il gusto dei gamberi freschissimi si sposa deliziosamente con i chicchi di melagrana dell’orto…tanto per fare un esempio… E, alla resa dei conti, (in senso non figurato) la sorpresa è altrettanto piacevole. Lieti, quindi, di poter smentire, chiediamo venia. E, se il meteo non sarà favorevole, pazienza, ci fermeremo qualche altro giorno ben volentieri.

Giallo sotto al sole

 

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E siamo ancora qui: agli arresti domiciliari a Roccella Jonica (nel frattempo ho imparato che si scrive con la j). A onor del vero devo ammettere che come sosta forzata non è male: c’è il sole, è caldo e si fa il bagno in un’acqua cristallina… soprattutto mi guardo bene dal lamentarmi viste le meteo notizie alluvionali che mi arrivano ogni giorno dal nord.
Dunque scrivo, non per aggiornarvi su novità inesistenti, ma per mettervi al corrente di un quesito inquietante che questi giorni di sosta non prevista hanno portato alla luce. Già il primo giorno del nostro arrivo il direttore ci aveva avvertito di non stupirci troppo per quel che avremmo visto quella sera; lo spettacolo francamente stupefacente a cui abbiamo assistito sarebbe rimasto una curiosità folcloristica se non l’avessimo visto ripetersi per 5 sere consecutive, tanto da fargli assumere connotazioni sinistre. Col senno di poi avremmo dovuto sospettare qualcosa già dal numero dei menù che sottopongo alla vostra attenzione.

Ma il rito che si perpetua ogni sera comincia di fatto verso le sei, quando, dal nulla, spuntano ragazzi e ragazze che, come api operaie, corrono avanti e indietro e disfano una serie impressionante di pile di seggiole e tavoli, trasformando i 120 metri di molo in un’ enorme tavola imbandita.

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Già la vista di più di un centinaio di tavoli apparecchiati é di per sé stupefacente ma non é nulla confronto al fatto che verso le 10 (ora di cena locale) tutti i tavoli sono occupati da avventori. Ora, io non sono forte in matematica, ma 800/1000 coperti a sera, per 7 sere a settimana fanno un numero stupefacente, che, sommato al fatto che in paese esistono un sacco di ristorantini graziosi che lavorano, ci porta a chiederci da dove diamine spunterà questa folla:

Riunione di alieni travestiti?

Vampiri che possono uscire solo al calar delle tenebre?

É un enorme teatro virtuale e, in realtà, il molo é vuoto?

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ore 19, ben prima di cena… molti tavoli ancora vuoti

Le mie deduzioni da Watson non arrivano più in lá, ma, se tra voi c’é qualche Sherlock, attendo “elementari soluzioni”.

Convivenze

IMG_3164Poche novità sul fronte del viaggio. Siamo fermi in attesa di veder scomparire “storm alert” dal barometro, che continua, inesorabile, ad abbassarsi ogni giorno di piú. Ma non è affatto detto che gli incontri piú interessanti si facciano strada facendo. Oggi servirebbe la penna di uno scrittore vero per descrivere l’inusuale trio incontrato al bar.
Al momento del nostro arrivo, la quantità di vuoti di Peroni e i mozziconi di sigaretta lasciano facilmente intuire una lunga permanenza al tavolo, nonché una certa predisposizione ai piaceri della vita.
Chi tiene banco è un francese alto e massiccio, di una sessantina d’anni, con lunghi capelli biondi (probabilmente non del tutto naturali) e occhi chiari un po’ annebbiati dal malto… Quello che cogliamo del suo racconto (in francese!) è il suo essere marinaio, mai vissuto in un appartamento, partito, questa volta, da Marsiglia, con trascorsi oceanici alle spalle in compagnia di una scimmietta, raccattata a Capo Verde, a fargli da mozzo.

I suoi interlocutori sono altrettanto interessanti: una coppia di “artisti”. Di mezz’età, brizzolato, fisico asciutto, pareo bianco, uno;  piú giovane di una ventina d’anni, bandana nera, pantaloni turchi, piedi orgogliosamente scalzi, occhi di un azzurro imbarazzante e volutamente altezzoso e indisponente, l’altro.

…Una Garbo, un rude pirata e un elegante anfitrione…                                       E, in effetti, la mimica, i gesti, la teatralità del trio è talmente accattivante che la nostra prevista pausa-gelato di 10 minuti si trasforma in un film di un’ora e mezzo di cui siamo i divertiti spettatori/comparse.

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La sera, la notte bianca di Roccella, ci trasporta in un’ altra dimensione, parallela ma simile, dove tonno freschissimo: pescato e cotto,

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tè marocchino alla menta,

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banchetti con scarpe nemmeno immaginabili e atleti veri e improvvisati, che corrono sul lungomare, si mescolano in un puzzle davvero insolito.
Se l’ospitalità si misura dal numero di diversità riunite, siamo nel luogo piú ospitale del pianeta!!

Proverbi

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Capo Colonna

 

Squillace…Squillace, ove il vento mai tace ed il mar non trova pace.

La fama del golfo di Squillace è tale da mettere soggezione persino ai marinai più esperti, figuriamoci a noi…

Decidiamo quindi di attraversarlo oggi, con previsioni meteo più che favorevoli. Tra l’altro, per la prima volta in questo viaggio (e prima o poi doveva capitare…) quel che lasciamo non ci mancherà.

Ci ricorderemo della cortesia degli abitanti di Crotone,

di un bellissimo concerto in memoria di Rino Gaetano (nato qui),

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della mozzarella più buona mangiata finora, ma in quanto al resto…

L’edilizia urbana è probabilmente frutto di un mal di denti collettivo di architetti ed ingegneri ed il castello, pur imponente e suggestivo, è sconfortante nel suo abbandono.

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Castello di Carlo V

Lasciamo, dunque, Crotone senza troppi rimpianti e percorrendo una costa calabra sorprendentemente piatta, con chilometri e chilometri di spiagge bianche e deserte, punteggiate, talvolta da colorati ombrelloni,IMG_5693

approdiamo al marina di Roccella Ionica, il più bello, organizzato, pulito, economico ed “austriaco”, incontrato finora.

Il castello di Roccella

Una Calabria davvero dai mille volti.

Ed ecco un nuovo puntino sulla mappa: cartina