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Quelli che…

Ci sono quelli che, camminando fianco a fianco al mare sferzato dal vento, non hanno nulla per proteggersi se non un profondo e rancoroso disappunto… e quelli che non hanno occhi che per il bianco e potente fascino delle onde vaporizzate nel cielo.

Lungomare Marina di Ragusa

Quelli che, con la valigia preparata per un giorno di sole,  reagiscono ad un cielo grigio con invettive e lagnose lamentele…e quelli che scoprono sotto le nuvole percorsi alternativi e luoghi nascosti.

S. Vincenzo Ferreri

Quelli che in un’aiuola incolta vedono terra e gramigna…e quelli che vi scorgono una rossa e allegra invasione di papaveri.

Quelli così presi dalle loro aspettative che non riescono a vedere altro che ciò che manca …e quelli così presi dalla vita che non possono che vedere tutto ciò che c’è.

Musicanti a Ragusa Ibla

Quelli con i quali la condivisione di luoghi, momenti, amici è solo un mero esercizio di cortesia…e quelli con i quali diventa non solo un piacere ma anche motivo d’orgoglio e di riscoperta, quasi fosse di nuovo la prima volta.

Piazza Hodierna

Ci sono quelli  come tanti…e quelli come Giorgia, Paola e Pietro.

Benvenuti di cuore ragazzi nel nostro registro degli ospiti!

Ferragosto

 

IMG_7192Tutto comincia il 14. Già dal tardo pomeriggio gruppi di ragazzi affollano Marina, si muovono in branco, trascinando borsoni pieni d’ogni cosa, frigo portatili e tende. In breve la spiaggia diventa un brulicare di igloo colorati (Decathlon ringrazia), un pacifico raduno che ricorda i concerti dei lontani anni ottanta o le colline del Mugello la sera prima del GP.

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Il campeggio improvvisato resta tutta notte e i bar sulla spiaggia hanno il permesso speciale di pompare musica ben oltre la mezzanotte. Questa è la sera delle eccezioni perché domani è il gran giorno…è ferragosto.
Ora, per me, che ho sempre collegato il 15 agosto solo all’aumento di traffico, il tutto ha dell’incredibile. Ma qui è una festa nazionale.
“Scendono a mare” tutti, dai paesi più sperduti, dalle contrade più isolate. La spiaggia è invisibile sotto la moltitudine d’ombrelloni.

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In mare, gommoni, barchini, pedalò, s’affollano attorno alla barca che porta il “legno”, una specie di palo della cuccagna orizzontale, un lungo bastone insaponato dove i ragazzi mettono alla prova il loro equilibrio.

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Poi, al pomeriggio, la folla si raduna, assiepata lungo il molo, dove, al grido festante di “Viva Maria!” la statua della Madonna viene portata in processione da un folcloristico peschereccio, seguito da un corteo di imbarcazioni.

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Per tutto il giorno, ad intervalli, il boato di qualcosa di pirotecnico, non ben identificato, mette a dura prova il battito cardiaco e fa tremare il terreno. Forse sottolinea l’inizio e la fine delle manifestazioni, forse sono le prove per il grande spettacolo di fuochi che si attende per la sera.
E così è il cielo, scoppiettante di suoni e colori, a concludere la giornata.
E la conclude per davvero, perché qui ferragosto non è solo un giorno di festa ma un emblema, un simbolo, l’essenza stessa dell’estate. Un’ estate che, incurante di clima e latitudine, in qualche misterioso modo, nell’immaginario collettivo riesce a durare un giorno solo ed in quel giorno… a ferragosto… nasce e muore.

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Quando la lupa arriva.

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Temuta da chi in queste terre e in questo mare vive e lavora, la lupa che viene dal mare arriva all’improvviso, come solo i predatori sanno fare. Fulminea e silenziosa inghiotte le sue prede. Con un respiro fetido si posa salata e pesante sugli alberi, togliendo loro vigore e forza; ricopre il mare di una coltre impenetrabile ed esilia i pescatori al largo, persi, incapaci di intravedere la strada del ritorno.
Non è che nebbia, ma il nome con cui la gente comune la chiama le rende onore.
Da buona emiliana conosco bene il fenomeno atmosferico ma lo accosto a serate autunnali, ad alberi spogli, a brividi lungo la schiena.
Qui, invece, il pomeriggio ha i colori e il calore dell’estate ma, quando la lupa arriva, con repentina rapidità si trasforma in un crepuscolo invernale. In un battito di ciglia il cielo scolorisce, i contorni delle cose svaporano, l’umidità diventa così pesante che si sentono le gocce sulla pelle, come piovesse. Gli stranieri (ed io con loro) restano sbigottiti e scattano foto per futura memoria, mentre in spiaggia nulla cambia: i ragazzi giocano a tamburello, fanno il bagno, qualcuno resta persino sdraiato sotto un invisibile sole. La vita continua all’interno d’una grigia nuvola in attesa che la lupa, sazia, torni negli abissi del mare, rendendo al mondo i suoi colori.

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Anno nuovo

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Sohini e Marco

A volte l’entusiasmo gioca brutti scherzi e a parlar troppo bene di qualcosa si rischiano tiri barbini…
Così, per esempio, potrebbe capitare che dopo aver celebrato a gran voce il clima tropicale della Sicilia, si venga smentiti da giornate nordiche di vento gelido…
E proprio questo hanno dovuto constatare Marco e Sohini, graditi apripista del registro degli ospiti 2017, giunti qui a Marina per festeggiare insieme a noi il capodanno.
A dispetto del cielo blu, infatti, l’anno é finito ed iniziato con temperature decisamente anomale, tanto da indurci a ripescare i guanti dimenticati nel fondo più fondo di qualche cassetto.
Fortunatamente il freddo non ci ha impedito una breve veleggiata di inizio d’anno durante la quale, a darci una mano per salvare la reputazione, sono arrivati i “nostri”.
Che i cuccioli di qualunque mammifero, e non solo, suscitino tenerezza e simpatia non é certo una scoperta. Ma l’unico animale adulto in grado di provocarmi le stesse emozioni é il delfino (del resto secondo “Guida galattica per autostoppisti ” sono sulla terra con l’arduo  compito di salvarci la vita…)
E proprio una famigliola di delfini, per far dimenticare ai nostri ospiti l’ingrato clima, ci ha accompagnato in tutta l’uscita giocando con la prua della barca per poi allontanarsi e ritornare ancora…
Bellissimi, come sempre!
Così il battesimo velico dei nostri amici é avvenuto in…compagnia e, seppur non annoverato tra gli indizi propiziatori tradizionali, io voglio leggerlo come segno di buon auspicio non solo per noi ma per tutti coloro che, come noi, amano il mare.
E “rubando” un fantastico scatto di Anna, è proprio a lui che cedo volentieri il compito di augurare a tutti: Buon anno!

Foto di Anna (sy-zoomax.blogspot.it)

Alveare

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Il nostro vicino di barca è una persona speciale: praticamente coetaneo, con alle spalle una vita rocambolesca, assiduo e fedele studente d’italiano, ha due vivaci occhi azzurri e un compagno di viaggio ingombrante: il Parkinson, di cui parla con la stessa naturalezza con la quale io parlerei di una carie. Sta aspettando un nuovo radar, le vele appena rifatte e qualche altra quisquilia per partire alla volta dei Caraibi. Poco più in là due giovanotti di ottant’anni stanno pulendo la barca da una settimana e di fronte a noi un belga, (definito dal consorte “il pitagorico”) sfoggia ogni giorno nuovi utensili con i quali costruisce fantascientifici gadget.
Ebbene sì, la stagione invernale è agli sgoccioli e il marina è un brulicare d’attività. In ogni barca, rigorosamente a coppie, come brave api operaie, si pulisce, si svuota, si controlla, si riempie, si parte e nei pontili cominciano ad essere parecchi i “buchi” liberi.
Partono tutti: i navigatori diretti al di là dell’oceano, quelli che si accontentano del Mediterraneo, i diportisti che fanno semplicemente le vacanze un po’ più lunghe, gli stanziali galleggianti che si spostano di poche miglia, i migratori che accompagnano la barca in rimessaggio e passano l’estate in patria…
Il mare, che non erige barriere e non fa differenza tra chiglia e chiglia, li accoglie tutti e a tutti, in attesa di lasciare anche noi gli ormeggi, un letterario augurio di buona “navigazione”.

…Oh , vivere d’ora innanzi una vita come un
poema di
nuove gioie!
Danzare, battere le mani, esultare, gridare,
saltare,
slanciarsi, correre, fluttuare!
Essere un marinaio del mondo diretto a tutti i
porti,
una nave stessa (guardate queste vele che io
spiego al
sole e all’aria)
una veloce e rigonfia nave piena di ricche
parole, piena di
gioie!

(Walt Whitman – Un canto di gioie)

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Mobili e immobili

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foto di Luana http-//www.sy-agogo.ch

Questa isoletta intorno ad imo ad imo,
là giù colà dove la batte l’onda,
porta di giunchi sovra ‘l molle limo;
null’altra pianta che facesse fronda
o indurasse, vi puote aver vita,
però ch’a le percosse non seconda.
( Dante – Purgatorio)

 

Perdonate la citazione un po’ pretenziosa ( merito, tra l’altro, solo della fresca memoria liceale di Daniela) ma l’umile giunco che asseconda il volere del vento ben si adatta a questi primi giorni d’inverno.
Quando il maltempo apre le giostre non solo il canneto che circonda Marina di Ragusa ma tutto il mondo attorno assume contorni diversi e si divide in immagini distinte e contrapposte, dialoghi mobili ed immobili sfide.
Sono immobili le case davanti al porto, chiuse ed impettite, mentre gli alberi sferzati dal vento sfiorano le loro imposte. È immobile la diga, mentre le onde la sommergono e schiumano beffarde dentro al porto. Sono immobili i tronchi delle palme, mentre le fronde si piegano e si aprono e danzano al suono delle raffiche. Immobile è la spiaggia, mentre il mare la sommerge e l’abbandona in un ribollir di schiuma. Immobili gli avventori dentro al bar, davanti ad un caffè, mentre fuori, sui pontili, camminiamo contro vento, spettinati e piegati, col viso verso terra a difenderci dalla pioggia battente. E mentre la barca scalpita, scricchiola, ondeggia e sfiora con l’albero gli alberi vicini, le bitte sono immobili sul pontile.

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Mobili e immobili, dubbi e certezze, sogni e realtà.
Non c’è spazio per le sfumature sotto la tormenta. Tutto è chiaro.
“Con me o contro di me!”gridano le raffiche che spazzano il cielo.
Il vento non accetta compromessi ed impone al mondo di scegliere.

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Foto di Luana http-//www.sy-agogo.ch

Se non fosse…

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La piazzetta principale

Del vecchio villaggio di pescatori, Marina di Ragusa conserva poco.
Un bastione di una torre difensiva e il piccolo scalo con qualche barchetta a secco ma dove il cuore dell’antica Mazzarelli, com’era chiamata fin dal tempo dei Bizantini, batte ancora.
Un luogo che i vecchi del posto tengono vivo riempiendolo con i loro tavoli di legno e le loro partite a briscola.
Tutt’intorno è un paese di “riviera”: locali graziosi, passeggio serale nonostante l’ottobre imminente, una bella strada pedonale sul lungo mare, chilometri di ciclabile degna degli standard olandesi

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Ciclabile per Punta Secca

e le villette tipiche da “seconda casa”, pulite, ordinate e, in questi albori d’autunno, silenziose. Del resto la popolazione locale passa dai 3500 abitanti invernali ai 90000 (!!!) estivi, come mi spiega una gentilissima addetta all’ufficio turistico, follemente innamorata della sua terra e del suo paese.
Se non fosse per il silenzio irreale del porto, alle dieci di sera, nonostante i pontili praticamente tutti pieni
Se non fosse per le villette sulla strada, illuminate e silenziose, con i loro giardini lussureggianti dove spicca il rosso scuro degli ibischi e dei rododendri
Se non fosse per il calar del sole che sprigiona prepotente il profumo della macchia mediterranea
Se non fosse per le palme in spiaggia e l’acqua del mare calda e trasparente

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La spiaggia

Se così non fosse penserei d’essere tornata a casa, in Romagna.
Una Romagna mediterranea!!
Che sia la quadratura del cerchio?
Un po’ presto per dirlo ma intanto è deciso: ci fermeremo qui per l’inverno.