Il canto della salvia

Chiunque abbia anche una lieve passione per le piante si sarà sicuramente trovato  una volta o l’altra  a parlare con loro, magari chiedendo ad una malconcia piantina “cosa c’è che non va?” o riempiendo di elogi una spettacolare fioritura. Del resto l’essere umano in svariate occasioni sembra ignorare che il suo modo di comunicare non è universale. Così i padroni di cani e gatti conversano con i loro amici a quattro zampe e nonni e zii particolarmente affettuosi danno spiegazioni e attendono risposte da neonati chiaramente impossibilitati a capire e rispondere.

Nulla di strano, quindi, ma è tutt’altra cosa quando è una pianta che comunica con noi. A Ragusa, in un vivaio piuttosto noto, c’è una piccola stanzetta e al suo interno strumenti non propriamente agricoli: un eucordio, campane di quarzo, un sintetizzatore e sulle piante, come fiori sintetici, fili e collegamenti.

È una domenica e stiamo per assistere ad un concerto veramente speciale (http://sindana.org) Siamo seduti o sdraiati, comodi e curiosi, in attesa di ricevere questo inusuale bagno sonoro. Poi si comincia. Un musicista sfiora le corde tese dell’eucordio mentre il suo collega fa lo stesso con i tasti del suo strumento. Le vibrazioni delle campane contribuiscono all’atmosfera rarefatta. Fin qui una meravigliosa esperienza rilassante ma ciò che la rende unica è la voce solista.

Chi conduce le danze, la vera star è lei, la pianta che canta. I fili che la ricoprono sono il modo che l’uomo ha trovato per rendere udibile alle nostre imperfette orecchie la sua voce.

E la sua voce è magnifica. Parte alta, quasi stridula, come a dimostrare che è a lei che si deve tutto questo, poi si abbassa e si armonizza, copre, svela, segue e invita, creando una melodia che i musicisti seguono e assecondano. Assomiglia al canto delle balene, al suono della luce, alla voce dei sogni. Canta per noi che l’ascoltiamo ad occhi chiusi e forse ci parla di tempi lontani o di luoghi senza tempo, di ciò che ha, di ciò che le manca, di ciò che ci manca…canta convinta che possiamo capirla. E, a dispetto di qualsiasi pensiero razionale, forse è vero. Perchè se la mente, finalmente quieta, non ha spiegazioni né le cerca, qualcos’altro dentro, in fondo, da distanze lontane, la riconosce, se ne sente parte, risponde con vibrazioni senza nome e, alla fine, esplode in un grato e silenzioso applauso.

Pubblicato da cautha16

Se pensi che l'avventura sia pericolosa, prova la routine. E' letale. (Paulo Coelho)

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