La stagione degli storni

Che a queste latitudini le immagini rappresentative delle stagioni, sui libri di testo che ho utilizzato per anni, fossero decisamente fuori luogo non è cosa nuova. L’inverno dei pupazzi di neve, degli alberi con la brina e dei bambini infagottati in cappottini rossi e cuffie coi pon-pon è ben lontano dai prati verdi e gialli e dalle giornate assolate di questi giorni.

Eppure, dovessi scegliere un’immagine per l’inverno di Marina di Ragusa, sarebbe un’immensa nuvola nera. Una gigantesca, danzante, chiassosa nube… di uccelli.

Gli storni, questi piccoli uccelli neri, così simili ai merli, per qualche motivo che ignoro, all’approssimarsi dell’inverno si riuniscono in stormi enormi e, sul far del tramonto, dipingono arabeschi nel cielo.

Saranno un centinaio ma si muovono come un unico volatile per poi tornare ad essere singole entità, quando si fermano sui rami dell’araucaria davanti a casa. E lì si spintonano e fanno a gara per sostare sulla cima più alta per poi, all’improvviso, ripartire; prima uno, poi un altro e infine tutti insieme, di nuovo, nel cielo a dipingere nuvole. È uno spettacolo restare a guardarli mentre sembrano nuotare tra le nuvole, quelle vere.

Ma la cosa più straordinaria di tutte è avere la fortuna di essere casualmente sorvolati da uno stormo di passaggio. Prima ancora di vederli si sente il suono che li annuncia. Non è un cinguettio o un canto ma una nota quasi meccanica, profonda e vibrante delle ali che battono all’unisono. È un attimo. Poi il cielo si oscura e non si può far altro che restare col naso all’aria a guardare quel nero turbinio sullo sfondo metallico del cielo. È un’ emozione breve, ma, per un secondo, tutto ciò che c’è intorno scompare e non c’è altro che blu e batter d’ali; è come, per una frazione d’attimo, trovarsi all’improvviso a volare.

Chissà cosa provano lassù, in alto, e cosa pensano di quei bipedi che stanno sorvolando. Chissà come fanno a non urtarsi, a muoversi tutti insieme. Forse a modo loro sono felici di volare o forse non è altro che consuetudine ed istinto. Ma, di certo, per me, terrestre ostaggio della gravità è una gioia ed una meraviglia guardarli.

Grazie mille, inverno, stagione degli storni!

Pubblicato da cautha16

Se pensi che l'avventura sia pericolosa, prova la routine. E' letale. (Paulo Coelho)

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.