
Sono tornati gli storni a riempire il cielo di fruscii e richiami e i prati si sono tinti ancora di giallo.
Il mandorlo è fiorito. Di nuovo.
E di nuovo le gemme si sono gonfiate e di nuovo soffia forte il vento, giorno dopo giorno.
Gli uccelli tengono nel becco i rametti per il nido e la piazza del paese si è riempita di allegri coriandoli.

Di nuovo. Ancora.
È successo già, sta succedendo, succederà.
Non c’è bisogno di scomodare i Maya o altre antiche civiltà per sostenere la circolarità del tempo…In un contesto poco urbanizzato l’evidenza è imbarazzante. La natura è maestra nel mostrarci la vita che viene e va, che scompare e ritorna.
E malgrado niente di ciò che accada sia nuovo o inatteso, inevitabilmente, ogni volta, vengo presa da una sorta di ammirato stupore e sincera quanto ingiustificata meraviglia.
Chissà, forse se potessimo elevarci ad altezze siderali e guardare la vita da così lontano vedremmo succedersi, allo stesso modo, miserie e gloria, drammi e miracoli, giorni bui e ore di gioia infinita.
E se fosse questo l’insegnamento da trarre dall’orologio della natura? In questo caso bisognerebbe godersi ogni scintilla di luce quando splende il sole perché sarebbe alquanto stupido e insensato preoccuparsi anzitempo del buio che verrà. E, al contrario, quando brancoliamo nelle tenebre, dovremmo dar prova di antica saggezza, confidando, senza dubbi nell’ineluttabile ritorno della luce.
