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Cielo di febbraio

Febbraio, il mese più corto dell’anno, anche quando ha 29 giorni. Il mese del Carnevale, storicamente l’elogio dei contrari, l’abolizione dei divieti, la festa delle finzioni e dei desideri se ci si traveste per essere altro e mostrare o nascondere, finalmente, qualcosa di se stessi.

Di tutto questo sono rimasti solo colori e bimbi mascherati. La festa del paese mette in piazza giocolieri così alle prime armi che fanno quasi tenerezza. Qualcuno veste la balena da Arlecchino e i ragazzini ricoprono le strade di coriandoli e stelle filanti.

Lontano, ma non così tanto, dalle celebrazioni degli uomini, anche i campi e i prati si vestono di coriandoli.

Rossi,

gialli,

multicolori.

Sopra ai tappeti colorati, solitari o a filari, i mandorli, fino a poco fa lignei ed anonimi, esplodono di coriandoli rosa e bianchi.

Ed eccolo lì, tra i loro petali, a riempire i vuoti tra fiore e fiore, tra ramo e ramo, come fosse stato lui a lasciar impigliare quelle nuvole colorate tra i rami, fa capolino, ambasciatore di speranza e primavera, il cielo di febbraio.

Foto di Rossella (Mandorla Kuva)

Feste d’ inverno

Foto di Silvia.
Foto di Silvia.

Una fatina salta la corda un po’ impacciata dal lungo vestito rigorosamente azzurro, mentre poco lontano un cowboy rincorre Mario Bros evitando spagnole e giapponesine.
Martedì grasso porta nella piazzetta del porto gli scolaretti di Marina, travestiti come non vedevo da tempo.
Il clima approva la festosa scelta delle insegnanti. C’è un bel sole, il vento è clemente e il ciglio della strada è giallo di fiori spuntati dall’oggi al domani. Più in là, in campagna, gemme e mandorli in fiore.
Nella piazza, del paese questa volta, si celebra un altro rito.
Da poco dopo mezzogiorno fino alle due inoltrate le panchine si riempiono di operai con la tuta chiazzata di vernice e di impiegati in tenuta d’ufficio. Seduti di fronte al mare, a piccoli gruppi, (che qui nessuno si siede senza che qualcuno gli si sieda accanto) mangiano panini.
Ma non panini qualsiasi, da un “boccone e via”. Queste sono opere d’arte da gustare, appena sfornate dalla bottega lì accanto. I ragazzi che la gestiscono hanno la maestria dei veri artigiani. Acconsentono alle richieste più bizzarre:
toglimi la mollica…
aggiungi pepe rosa…
per favore il limone sullo sgombro…
e i panini sono capolavori di fantasia, farciti all’inverosimile.
Con la delicatezza di un pittore adagiano fette di qualunque cosa, condiscono, guarniscono e, benché sembri impossibile, con un un unico fulmineo gesto, chiudono il tutto tra due fette di pane.
Gli avventori se ne vanno soddisfatti a trascorrere la loro pausa pranzo al tepore del sole, di fronte al mare.
L’astronomia probabilmente non sará d’accordo ma il carnevale, qui ed ora, ha poco a che fare con l’inverno e, fortunatamente, per dirla col Banco del Mutuo Soccorso,

“la primavera è inesorabile”
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