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Numeri

88

primavere disegnate come ricami sulla pelle. Nel silenzio che la contraddistingue la Nonna (che così tutti la chiamano) impasta e tira la sfoglia. La memoria, con gli anni, può scivolare, beffarda, in luoghi sconosciuti ma le mani non dimenticano mai e si muovono guidate da una musica interiore che il tempo non osa spegnere. Ravioli e cavati si accumulano sul tagliere e mi cimento anch’io sotto il suo vigile controllo, cercando di imitarla, mentre dispensa istruzioni con la precisione e l’essenzialità di chi da sempre, sa fare…

30

anni con un filo in mano e il naso all’aria, inseguendo (questa volta è letterale) aquiloni. Di solito in trasferta con la moglie, a Marina è venuto solo e ci racconta un po’ di sé, mentre passa indaffarato da un aquilone all’altro. Non gli abbiamo chiesto il nome ma la “traduzione” di quello del suo gruppo di aquilonisti e prima ancora di averlo svelato, dal suo accento è chiaro che si tratta di dialetto romagnolo.
Si chiamano “Chi Met Di Bacalà” (quei matti del “baccalà”) perchè in dialetto il baccalà è l’aquilone e come il baccalà è un pesce semplice e senza pretese, così senza pretese sembravano ai vecchi del paese quei ragazzetti che correvano dietro a un rombo di carta e di spago…

142

gradini che uniscono la parte antica di Caltagirone alla nuova città. Una scalinata a cui le foto non rendono giustizia, ripida e imponente, da salire lentamente perchè in ogni alzata del gradino c’è una distesa di piccole piastrelle di maiolica da guardare. Tutte diverse, colorate, multietniche nel loro rifarsi allo stile arabo e normanno e spagnolo e barocco…
Fermarsi ad osservarle è un’ottima scusa per riprendere fiato, girarsi e godersi dall’alto il panorama di una Sicilia che profuma ancora d’estate…

1267

chilometri che separano la mia attuale residenza dal luogo in cui sono nata,
che separano le mani che trasformano farina e acqua in tortellini e in cavati,
argilla e fuoco in piastrelle colorate a Faenza e a Caltagirone,
spago e vento in sogni volanti nel cielo di Ragusa e di Ravenna.
1267 chilometri che le mani ignorano perchè le mani hanno memoria ma non hanno distanza.
Le mani non conoscono numeri e non hanno nazionalità.
Le mani creano e assemblano da sempre.
Le mani inventano e riparano dovunque .
E se gli aquiloni ricordano agli uomini, scrivendo sulle colorate ali, che c’è

un solo cielo…in un solo mondo

le mani l’hanno sempre saputo.

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