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Il paese col cappello da mago

Leonforte è un piccolo paesino al centro dei Monti Erei, molto vicino ad Enna, uno dei tanti gioielli seminati all’interno della Sicilia. Queste le coordinate reali, ma quelle non meno vere che solleticano l’immaginario ci portano direttamente nel regno di Oz. Dall’alto del belvedere di Villa Branciforti si può vedere la valle accucciata lì sotto e le colline intorno ad abbracciarla, le case vicine le une alle altre che si tengono per mano per non scivolare di sotto e il cielo a portata di mano.

Se, affacciati al muretto del belvedere, vi guardate ben bene intorno, vedrete, tra i tetti, spuntare sulla cima di un campanile un colorato cappello da mago. È ben mimetizzato, ma ad uno sguardo attento non sfugge la sua inconfondibile forma.

Poco lontano, in fondo alla valle, sorge un edificio bizzarro, che altro non è che una fontana monumentale.

La Gran Fonte (o Granfonte), voluta da Placido Branciforti, ovviamente principe (che in una fiaba, insieme al mago non può mancare…) ha 24 cannelle come le ore del giorno. Si narra, inoltre, che il regale, capriccioso come narrazione comanda, si fosse fatto costruire il palazzo che porta il suo nome con 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno.

Utilizzata da sempre dalla popolazione,

la fonte, adesso, è un’attrazione turistica e lo scenario ideale per foto di gruppo, sempre che si trovi qualche volontario disposto a scattarla.

All’ appello manca ancora, però, la protagonista di ogni fiaba che si rispetti: la bella principessa. In questo caso non ha trecce bionde e occhi azzurri ma una polpa zuccherina e succosa.

Si tratta della pesca di Leonforte, che, ignara del suo destino, da metà giugno in poi viene nascosta e protetta da un sacchetto di carta, pesca per pesca, ramo per ramo, fino al giorno del suo risveglio.

Ed è ad ottobre, appunto, il suo momento di gloria.

Durante la sagra della pesca è la regina incontrastata: cassette di frutti appena colti, pesche sciroppate, marmellate e, intorno a lei, a festeggiarla, il paese intero e tanti pellegrini venuti da lontano.

Tra questi anche noi, invitati da un gruppo di fantastici e giovanissimi ragazzi, conosciuti quest’estate a Marina. Fieri scudieri del loro regno, preparati e disponibili, ci hanno incuriosito prima e accompagnato poi per le strade del loro paese e nelle sale del suggestivo museo multimediale, dedicato al pittore leonfortese Liardo. All’entrata del museo, nato e gestito dalle loro giovani ed entusiastiche menti, si legge: ” Un popolo che non ha memoria dei propri artisti, è un popolo che non ha memoria di sé”

Di certo noi ci ricorderemo di questo artista girovago ed eclettico ma soprattutto ci ricorderemo di loro, dell’amore per la terra in cui vivono, del loro impegno, della loro passione e del loro magico paese dove i campanili calzano cappelli da mago.