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La conquista del paradiso

Nell’immaginario comune è un cancello che apre le porte del paradiso. Ma questa volta è chiuso, lucchettato con tanto di cartello che ne vieta l’accesso. Non abbastanza però per dissuadere chi viene fin qui e affacciandosi al belvedere vede stendersi sotto ai suoi occhi una valle stretta e profonda, verde e puntellata di specchi d’acqua che si rincorrono l’uno sulle spalle dell’altro. E infatti, pochi passi più in là, un varco nella rete conduce al sentiero che porta ai laghetti d’Avola, un vero paradiso in terra.
Chiuso anni orsono a causa di un incendio è comunque battuto da turisti di ogni nazionalità. Ripido e scosceso porta in fondo alla valle, in uno zigzagare di terra e sassi e scalini di roccia sotto il sole. Mentre le capre brucano in incredibile equilibrio, le aquile volano sopra al fiume Cassibile, ad ogni passo sempre più lontane.

Il primo laghetto appare all’improvviso, annunciato soltanto dallo scrosciare dell’acqua e da lì in poi lo scenario diventa una fiaba.
Rocce e vegetazione circondano specchi d’acqua cristallina che si susseguono.

È un invito a cui non ci si può sottrarre. Accompagnati da Jonathan ( senza la sua impagabile disponibilità e il suo amore per la Sicilia non saremmo mai arrivati fin qui…) e Daniela ( in modalità vacanza breve) cediamo ben volentieri alla tentazione.
Dopo la camminata gettarsi nell’acqua fredda è una delizia e sembra di nuotare veramente nel giardino dell’eden.

È un luogo magico che neppure la presenza di numerosi turisti riesce ad inquinare e staremmo qui per ore se non fosse per il pensiero della risalita che ci induce ad una prudente ritirata a metà pomeriggio.
Mentre i due baldi giovani risalgono in meno di un’ora, noi, un…po’…meno giovani e un…po’…meno allenati, arranchiamo. Subendo l’onta di un “sorpasso” da una donna incinta e da un tedesco in infradito, arriviamo alla meta agognata una mezz’ora dopo.
Seduta davanti ad una birra fredda, mentre aspetto che il battito cardiaco torni a livelli umani e il respiro si differenzi da quello di un mantice getto uno sguardo in basso, verso gli specchi limpidi in cui si gettano omini piccoli piccoli e mi dico che non è stato poi un caro prezzo per la conquista del paradiso.