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Santi a tavola

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Come ha avuto modo di dire, non senza un tocco poetico, Casimiro, il mio salumiere di fiducia:
“Dopo l’Immacolata é tutta una mangiata”
Così S. Lucia, ricordata per aver salvato la città da una terribile carestia facendo miracolosamente sopraggiungere una nave carica di grano, ha il suo menú rituale.
Da giorni, in ogni negozio che abbia a che fare col cibo, sono esposti cartelli:
“Si prenotano arancine (rigorosamente al femminile ) per S.Lucia”
Tipiche di tutta la Sicilia, per i pochi che non le conoscono, sono impasti di riso, condito in vari modi e fritto.
Oggi impossibile non mangiarle, ed è un obbligo a cui ci sottoponiamo volentieri.
Un po’ meno diffusa, perlomeno a livello commerciale, la cuccia, grano con vino cotto.
Il grano non l’abbiamo assaggiato, ma la bottiglietta di vino cotto ce la siamo comprata: dolcissimo e denso come uno sciroppo.
Tuttavia, l’esperimento gastronomico più meritevole di menzione è senz’altro il bottiglione immortalato qui sotto.

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Presi da un’insana voglia di sperimentazione, ci siamo, infatti, inoltrati in una cantina sociale per acquistare del Nero d’Avola (così c’era scritto).
La cantina era nient’altro che un microscopico negozio e il vino veniva erogato da pompe in tutto e per tutto simili a quelle del distributore di benzina.
Agli sprovveduti avventori privi di bottiglia personale da riempire (noi, per esempio) veniva, a richiesta, fornito un contenitore, il più piccolo dei quali è il bottiglione ( di plastica!) da due litri di cui sopra.
Ora, non offenderó la vostra intelligenza spiegandovi com’è il contenuto; per farvi un’idea basterà che vi comunichi il costo del “vino” e sarà come “degustarlo”…
Due ( 2!) euro per due ( 2! ) litri di Nero d’Avola…
Spero che i pesci non possano ubriacarsi e… che Bacco ( e i nostri amici enologi) ci perdonino!