Gita a Tindari

Gli affezionati lettori di Camilleri riconosceranno immediatamente quello che nelle mie intenzioni non è plagio bensì omaggio ad uno dei racconti del mitico commissario. Fortunatamente, a dispetto del titolo uguale, la mia gita a Tindari non nasconde macabri segreti ma, al contrario, entusiasmanti scoperte.

Il santuario di Tindari sorge su un promontorio a picco sui laghi di Marinello: lingue di sabbia bianca che si insinuano nell’azzurro del mare creando piccoli specchi d’acqua salmastra, spettacolare incastro di linee e di colori. Camminarvi attraverso è un po’ come camminare sulle acque e la vista che si ha dall’alto del colle che li sovrasta varrebbe da sola la gita.

Ma la fama di Tindari non è data dalla spettacolare natura che lo circonda, nè dai resti greci che ne testimoniano gli antichi natali,

bensì dall’icona della Madonna nera che custodisce.

Scolpita in legno di cedro e abbandonata a causa di un’imminente tempesta  da una nave proveniente dall’oriente, viene ritrovata tra l’ottavo e il nono secolo da pescatori locali  a da lì cominciano il culto e le leggende ed i miracoli che le si attribuiscono. La storia è romantica e affascinante e si dipana in altre storie e diverse interpretazioni tra cui quella che la vuole testimone del passaggio della Maddalena in questi luoghi.

L’aspettativa quindi, come immaginerete, è alta, ma l’interno della basilica, sontuoso e incredibilmente ampio non ne è all’altezza. Sospesa tra terra e cielo e circondata da riverberi d’oro la statua, pur bellissima, sembra messa lì solo per soddisfare una nutrita folla di fedeli.

Ne resto un po’ delusa ma, come in un giallo ben costruito, uscendo, scorgo, ad un tratto, su un lato della basilica un’anonima porticina ed un cartello che indica “santuario antico”. L’interno scoraggia la curiosità e la ricerca: una scala moderna, in stile condominio, sembra portare a tutto tranne che a qualcosa d’antico. Eppure, dopo due rampe, col timore d’essere cacciata per violazione di proprietà privata, improvvisamente mi trovo in un cortile, dove si erge, assolutamente inatteso,  il santuario antico, attorno al quale è stata evidentemente costruita la basilica per ottemperare all’aumento numerico dei devoti. 

Il luogo, manco a dirlo, ha tutto un altro fascino: piccolo, ricco di simboli, così nascosto, silenzioso e inaspettato riempie e appaga l’immaginazione. Sicuramente la lignea Signora  trovava tra queste mura una collocazione più consona al suo fascino e alle parole che la rappresentano

…Sono scura ma bella, o figlie di Gerusalemme,

come le tende di Chedar, come i padiglioni di Salomone.

Non guardate se sono scura;

è il sole che mi ha abbronzata;

i figli di mia madre si sono adirati contro di me;

mi hanno fatta guardiana delle vigne,

ma io, la mia vigna, non l’ho custodita…

(Cantico dei Cantici)

Pubblicato da cautha16

Se pensi che l'avventura sia pericolosa, prova la routine. E' letale. (Paulo Coelho)

2 pensieri riguardo “Gita a Tindari

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