Il campeggio è silenzioso e deserto. I lampioni sono ancora illuminati ma la loro luce non serve più.
A svegliarmi è il concerto degli uccelli con i loro trilli e le loro note acute. Ogni tanto un richiamo notturno si fa sentire ma è sempre più fievole, sovrastato dai canti del mattino. E intanto, dietro gli eucalipti, sul mare, si diffonde una lieve luce ambrata.
In un cielo che non è ancora azzurro Mamma Etna si staglia limpida e fuma con lievi sbuffi rosa.

Poi, in pochi istanti, il sole sorge, a violentare altre notti come ha cantato qualcuno, e a illuminare per prime le chiome più alte degli alberi.

Io conto: …uno
Provate a chiedere a qualcuno se è felice. Quasi sempre sarà imbarazzato, ci saranno dei “ma” dei “qualche volta” , dei “dipende” e la sua risposta, alla fine, sarà comunque condita d’incertezza.
Come la nostra, probabilmente, se lo chiedessero a noi.
Eppure, in questo giovane giorno che nasce penso che potrebbe esserci una risposta più semplice di un sì o di un no. Penso che, forse, basterebbe contare il numero delle volte in cui l’anima, per un breve istante, si è sentita appagata.
Succede a tutti del resto.
Davanti alla meraviglia della natura, per una buona notizia inattesa, quando un bambino ci prende per mano, quando riusciamo a fare qualcosa dopo inutili tentativi, quando abbiamo voglia di cantare o stiamo con le persone che amiamo e in mille, mille altre occasioni.
Sono attimi. Sono brevi. Sono intensi, eppure facili da dimenticare. Sono tanti ma non lo sappiamo.
Non si spalmano nel tempo come la tristezza, la frustrazione, lo sconforto. Loro sono scoppiettanti fuochi d’artificio che ci illuminano, un secondo, per poi sparire nell’oblio.
Allora, forse, dovremmo provare a tenerceli stretti, a riconoscerli, a contarli, a segnarli sul calendario ogni giorno per non dimenticare, per non credere che non ci siano mai stati.
Magari, così, la prossima volta che qualcuno ci chiederà se siamo felici potremmo rispondere:
finora uno, ma il giorno è lungo ed è solo l’alba…
