È sera, non propriamente notte, ma sufficientemente tardi per notare, mentre chiudo una finestra, un’auto parcheggiata davanti al cancello di casa nostra. È una cosa inusuale. Non aspettiamo amici in visita e nessuno dei vicini parcheggia mai lì. La mia lunga frequentazione di libri e film gialli mi trattiene nel mio, fino ad allora casuale, punto di osservazione. E infatti, di lì a poco, ecco avvicinarsi due uomini.
Sconosciuti!
Vengono dai campi immersi nell’oscurità. Hanno una torcia che illumina la strada. Uno dei due porta un grande secchio coperto e lo mette nel baule.
Chi saranno? Che ci faranno qui? Una leggera inquietudine accompagna le mie ipotesi: refurtiva dissepolta, preziosi prelevati dalla villa in fondo alla strada oppure…qualcosa di peggio fatto a pezzi…
A distogliermi dalle trame noir è un dettaglio metereologico. Ma certo, ieri pioveva. Il giallo si trasforma in un attimo in una commedia. Sono andati a “babbaluci”. Il secchio incriminato è senza dubbio pieno di lumache pronte per rallegrare un conviviale banchetto…
Ebbene, la muta risata che mi concedo è intrisa di gratitudine. Sono lieta di vivere in un luogo dove ci si aggira di notte a cercare lumache, dove le stagioni sono quella dell’iperico, quella della calendula, quella degli asparagi selvatici…

dove i “quartieri” si chiamano contrade e i toponimi sono rubati dalle fiabe: Cava Paradiso, Gatto Corvino, Grotta del Gigante …

dove con i fiori si fanno quadri,

dove i bambini giocano a pallone in piazza, lo storico negozio di dischi resiste sostenuto dall’amore di tutti
e ipotetici malviventi si dilettano a mescolare i “babbaluci cu sucu”.

