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Foto tratta da Internet

La vocina incespica sulle sillabe, le ripete lontane ed estranee, finchè, finalmente, con un unico soffio di fiato riesce a metterle una accanto all’altra e, quasi incredula, pronuncia “albero”. A quel punto lo sguardo si sposta dalla pagina e cerca conferma da chi ascolta, conferma della vittoria, della conquista, del sogno raggiunto, della promessa mantenuta. “So leggere!” dicono quegli occhi e chiunque abbia avuto il privilegio di guardarli sa che contengono tanta meraviglia quanta gioia. 

Insegnare a leggere e a scrivere è un viaggio meraviglioso, la cosa che ricordo con più gratitudine e orgoglio dei miei anni d’insegnamento. È come traghettare qualcuno da una sponda all’altra di un fiume, da un mondo fatto di segni senza senso ad un mondo dove quei segni diventano forme, suoni, oggetti, sentimenti e molto altro: tutto ciò a cui si può pensare. Da quel momento in poi nessuno sarà più lo stesso perché avrà le chiavi di un mondo nuovo.

Ecco, qualcosa del genere succede tutte le volte che si ha la possibilità di insegnare qualcosa di davvero diverso a qualcuno che non lo conosce. A noi accade tutte le volte che facciamo su Cautha un “battesimo” della vela perché chi porta una barca per la prima volta varca la soglia di un mondo sconosciuto. Dovrà dimenticare destra e sinistra, avanti e indietro perché è il vento che comanda e gli consentirà soltanto d’ avvicinarsi o di allontanarsi da lui. Dovrà imparare ad ascoltarlo, ad assecondarlo o a sfidarlo, solo quel tanto che gli sarà permesso. Dovrà accordare il ritmo del suo corpo al lento sussulto delle onde, dovrà abituare gli occhi a distinguere linee e colori della costa e le mani a trattare con dolcezza il timone, aspettando l’effetto che i lievi movimenti faranno sullo scafo, dovrà imparare a fidarsi del suo “equipaggio” e ad essere affidabile e dovrà cazzare e lascare cime guidando le vele nel loro sbattere, gonfiarsi, vibrare portando la barca sdraiata e agguerrita o placida e serena sul mare. E quando tutto sarà finito non sarà più lo stesso. Non sarà diventato un velista, certo, ma avrà le chiavi di un mondo nuovo e noi il privilegio di avergliele offerte.