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Foto tratta da Internet

La vocina incespica sulle sillabe, le ripete lontane ed estranee, finchè, finalmente, con un unico soffio di fiato riesce a metterle una accanto all’altra e, quasi incredula, pronuncia “albero”. A quel punto lo sguardo si sposta dalla pagina e cerca conferma da chi ascolta, conferma della vittoria, della conquista, del sogno raggiunto, della promessa mantenuta. “So leggere!” dicono quegli occhi e chiunque abbia avuto il privilegio di guardarli sa che contengono tanta meraviglia quanta gioia. 

Insegnare a leggere e a scrivere è un viaggio meraviglioso, la cosa che ricordo con più gratitudine e orgoglio dei miei anni d’insegnamento. È come traghettare qualcuno da una sponda all’altra di un fiume, da un mondo fatto di segni senza senso ad un mondo dove quei segni diventano forme, suoni, oggetti, sentimenti e molto altro: tutto ciò a cui si può pensare. Da quel momento in poi nessuno sarà più lo stesso perché avrà le chiavi di un mondo nuovo.

Ecco, qualcosa del genere succede tutte le volte che si ha la possibilità di insegnare qualcosa di davvero diverso a qualcuno che non lo conosce. A noi accade tutte le volte che facciamo su Cautha un “battesimo” della vela perché chi porta una barca per la prima volta varca la soglia di un mondo sconosciuto. Dovrà dimenticare destra e sinistra, avanti e indietro perché è il vento che comanda e gli consentirà soltanto d’ avvicinarsi o di allontanarsi da lui. Dovrà imparare ad ascoltarlo, ad assecondarlo o a sfidarlo, solo quel tanto che gli sarà permesso. Dovrà accordare il ritmo del suo corpo al lento sussulto delle onde, dovrà abituare gli occhi a distinguere linee e colori della costa e le mani a trattare con dolcezza il timone, aspettando l’effetto che i lievi movimenti faranno sullo scafo, dovrà imparare a fidarsi del suo “equipaggio” e ad essere affidabile e dovrà cazzare e lascare cime guidando le vele nel loro sbattere, gonfiarsi, vibrare portando la barca sdraiata e agguerrita o placida e serena sul mare. E quando tutto sarà finito non sarà più lo stesso. Non sarà diventato un velista, certo, ma avrà le chiavi di un mondo nuovo e noi il privilegio di avergliele offerte. 

Sogni

Come di consueto sono i piccoli gesti che introducono grandi eventi. Sicchè è dal divieto di parcheggiare auto e moto all’interno del porto e dalle panchine spostate ai lati della strada che si è annunciata la regata di Laser a Marina di Ragusa. Per i non addetti ai lavori il Laser è una piccola barca a vela, utilizzata dalle regate amatoriali fino alle competizioni olimpiche e a Marina si è svolta la seconda tappa dell’Italia Cup Laser.

Tutte le manifestazioni sportive mi hanno sempre affascinato ma quelle che hanno la natura come scenario e primo avversario ancora di più. In questi giorni di gare il porto è rinato a nuova vita, tutto un brulicare di giovani atleti, un vociare allegro, file infinite di barchini sui carrelli, la strada piacevolmente intasata dai Laser che aspettavano di scendere in mare.

Con l’acqua a mezza gamba lo staff di supporto, tutto africano, brillava d’orgoglio mal celato, mentre aiutava la discesa in acqua e riponeva i carrelli in matematico ordine. 

Dalla piazza sopra il porto scendeva il brusio  dei commenti dei crocchi di passanti, tutti fermi col telefonino in mano a scattare foto da postare agli amici. E poi, dopo il via, lo spettacolo si è spostato in mezzo al mare, calmo e amichevole per l’occasione, regalando agli occhi dei passanti un piccolo turbine di vele bianche. Un’atmosfera davvero di festa!

E in mezzo a tutto ciò, mi si è insinuato un pensiero estraneo, un articolo letto da poco su Internazionale sul cosiddetto “dream gap” il divario che separa le bambine, a partire dai 5 anni, dal loro pieno potenziale. Un po’ come dire, secondo gli studi citati, che ,fin da piccolissima, una bambina pensa di non poter ottenere grandi traguardi nella vita. È una ben triste affermazione ma ciò che ho visto qui  è stato spirito di collaborazione, una mano che aiuta l’altra nello spostare le cose, nell’infilarsi la muta…e poi la grinta e la determinazione prima della partenza e sana e rispettosa competitività che sfuma in amicizia quando è tutto finito. E l’ho visto sui volti dei giovani atleti, tanti ragazzi e, ebbene sì, tante ragazze, uniti nello spirito, nella passione e nelle aspirazioni.

E questa volta, più del solito, mi è sembrato bellissimo.