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Uomini e topi

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Abbiamo paura della natura irata, come tutti gli animali. Soltanto che noi ci scriviamo sopra poesie (Stefano Benni)

Già, noi, esseri umani…Ecco io, in verità, mi sa che appartengo più alla razza del topo muschiato…

Ieri notte, uno come il signor Benni avrebbe scritto poemi, avrebbe parlato di mare che mugghiava, di luci che illuminavano il cielo a giorno, di tuoni che rimbombavano fra gli scogli; avrebbe trovato paragoni lirici per il sinistro lamento delle cime e la rabbia del vento, insomma avrebbe fatto di un temporale con raffiche oltre i 30 nodi al gavitello una pagina di letteratura.
Ed io?
Io, rintanata (ve lo dicevo che il paragone col topo funzionava…!) in cabina di prua, con i suddetti rumori più che sinistri esattamente dentro l’orecchio destro, trovavo la mia massima espressione poetica in un mantra mentale del tipo: adessosmettetrapocofiniscenonpuòdurarepersempre…

E infatti, stamattina, della lotta notturna non c’era che il segno delle nostre occhiaie da insonni. In compenso il cielo sfoggiava un campionario di nuvole degno di un atlante di meteorologia.
Abbiamo fatto le sedici miglia che ci separavano dalla marina di Primosten con la compagnia di un fronte temporalesco all’orizzonte che ha evitato di farci rilassare un po’ troppo.
Quando ho toccato terra il mio cuore da topo ha esultato!!
Uno squittio affettuoso a tutti.