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Il valore delle cose

L’olivo è da sempre uno dei miei alberi preferiti. Mi piacciono il suo tronco nodoso e contorto e le sue foglie sottili e appuntite. Mi piace la macchia verde della sua chioma che si tinge d’argento ad ogni colpo di vento e mi affascina la sua storia antica. Albero millenario, simbolo di pace, è coltivato da sempre sulle coste di tutti i paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, una sorta di segno di riconoscimento di tutti i popoli del Mediterraneo che ne traggono olive e olio per la gioia del palato. 

Ed ecco il punto in questione. È tutto in quel “traggono” che fino a qualche giorno fa era pura accademia. Una semplice parola che istantaneamente collegava mentalmente l’immagine dell’albero con quella dell’oliera sulla tavola. Ma a cambiare le carte in tavola è giunto l’invito di un amico a partecipare alla raccolta e così quel semplice verbo si è trasformato in una serie inaspettata di azioni, dando al tutto ben altro spessore.

Ed ecco, quindi, il nostro “traggono” dipanato in una lunga sequenza.   

Punto primo:  Potare (se non è già stato fatto, come succede nelle aziende “vere”) l’albero dai rami secchi o da quelli troppo alti per potervi lavorare, poi pulire (se non è già stato fatto, come succede nelle aziende “vere”) il terreno sotto l’albero e stendere la rete e… 

Pettinare” i rami per fare cadere le olive e…

Raccogliere la rete e…

Versare le olive nella cassa e spigolare le olive rimaste sul terreno, in comoda posizione genuflessa e…

Versare di nuovo le olive nella cassa e… 

ricominciare con un altro albero e un altro ancora finché, alla fine, si devono portare tutte le casse al frantoio dove inizia un’altra lunga sequenza di fatti. 

Le olive vengono separate dalle foglie,

lavate e frantumate (da cui il nome frantoio) creando una specie di impasto.

Questa pasta d’olive viene poi raffreddata e rimescolata lentamente (il nome tecnico è gramolatura)

Infine il tutto viene centrifugato per ottenere finalmente l’olio che, a quel punto, può essere ancora filtrato per ottenere un prodotto più stabile. 

Ed ecco fatto! La magia è compiuta! 

E di magia davvero si tratta anche se la bacchetta magica non c’entra. Volendo essere sincera devo ammettere che il fascino dell’esperienza è stato direttamente proporzionale alla fatica…e, credetemi, è stato molto, molto affascinante. Il mio più grande rispetto va alla gente che di questo vive. Io non credo ripeterò l’esperienza ma so che ogni volta che guarderò una bottiglia d’olio su uno scaffale o su una tavola imbandita vedrò attraverso la sua verde trasparenza il tempo, la fatica, gli uomini, le macchine, la cura e il rispetto che contiene e saprò quello che vale.