
Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo: era pur grande!
…..
(La quercia caduta- Pascoli)
Ebbene sì, da certe malattie non si guarisce. E certo di malattia deve trattarsi se la prima cosa che mi viene in mente guardando la vela adagiata sul pontile è una poesia del buon Pascoli.
Ignorando volutamente che i primi sintomi di memoria senile hanno a che fare con ricordi vividi di eventi lontani e ricordi confusi di eventi vicini, preferisco soffermarmi sul fatto che il nostro piccolo genoa appiattito accanto ai nostri piedi fa tutto un altro effetto di quando è gonfio sulla prua.
Certo non è morto, né fortunatamente oggetto di saccheggio come la poetica quercia, ma la sorpresa che genera il cambio di prospettiva è senz’altro simile. Le dimensioni estraniate dal loro uso sembrano enormi ( e la nostra è una vela piccola…), il peso praticamente inumano per miei scarsissimi bicipiti e il percorso per trasportarlo più o meno infinito. Decisamente non sono persona da fatica e quando è finalmente piegato e riposto nel gavone per il riposo invernale tiro (…ansimando…) un sospiro di sollievo.
Nei prossimi mesi se Cautha vorrà farsi una “sgambata” fuori dal porto dovrà farlo solo con la randa.

In compenso si è riaperta da poco la palestra di nordic walking, che nel nostro personalissimo gergo significa che anche gli ultimi turisti stranieri se ne sono andati e la spiaggia di Marina è tornata tutta per noi e per le nostre passeggiate giornaliere.

Ed era ora! A fronte della faticaccia appena compiuta avrò bisogno di mesi di costante esercizio per migliorare il tono muscolare in vista del riarmo ma, del resto, che ci volete fare?
Come direbbe un’amica, ci sono uomini (e donne) di fatica e uomini (e donne) di…lettere.