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Immaginazione

C’era silenzio nelle strade e nelle piazze, solo qualche sporadico scoppiettio di marmitte, niente scalpiccio di piedi frettolosi, né frenate d’autobus, né stridore di macchinari industriali. Fabbriche chiuse, locali chiusi, scuole chiuse. Era il momento della quiete, una pacata quiete. E il mondo aveva abbassato le difese. il mare era una tavola, il vento una brezza leggera e le nuvole piccoli sbuffi bianchi. Ma poi è tornato il rumore di fondo e il mondo si è risvegliato e si è rimesso in guardia, teso, attento a percepire pericoli e a sfuggirli. Così le raffiche di vento hanno fatto la voce grossa, le nuvole si sono colorate di nero e le onde che si ingrossano e si frangono hanno cercato di urlare più forte di tutti noi…

Ecco, questa è la forma di immaginazione che mi è più familiare, quella che mi fa trovare improbabili nessi tra un whatsapp di un caro amico

e un articolo dell’Ansa,

quella che mi fa leggere sempre e quasi qualunque cosa e quella per la quale mi trovo a mio agio ai confini della realtà (…luogo ben conosciuto dalla mitica serie anni 60…).

In questa fase di riapertura del mondo anche il nostro piccolo cantiere è ripartito. Sul terreno è cresciuto un contorno di legno. Chi ha tagliato e misurato e unito le tavole di legno vede pareti, pavimenti, luci che si accendono dove io non vedo nulla.

Gli uomini che sulla ruspa scavano buchi, perforano rocce, interrano cisterne vedono acqua scorrere, rubinetti, bagni, giardini irrigati e bambini che si lavano le mani dove io vedo solo giganteschi ed inquietanti cilindri di cemento. Hanno occhi aperti dove io brancolo nel buio e pianificano cose che io non so nemmeno immaginare.

Ogni falegname, artigiano, manovale, muratore è un artefice del futuro, un futuro che deve vedere per poterlo creare. Se la mia immaginazione può farmi viaggiare in mondi lontani la loro immaginazione ha i piedi ben piantati per terra ma è proprio questa concreta e meccanica fantasia ad avere un potere straordinario : quello di costruire niente di meno che la mia futura realtà.

C’era una volta un piccolo indiano.

Grazie al Sig. Jonathan per lo scatto.

Il piccolo indiano respirava a pieni polmoni. Era la prima volta da quando era nato. Le strade si aprivano dinanzi a lui vuote e silenziose. La coltre di fumo che ogni giorno gli faceva lacrimare gli occhi era scomparsa e poteva vedere il Taj Mahal come mai l’aveva visto: limpido e chiaro. Gli avevano detto che da Jalandhar si potevano vedere le vette dell’Himalaya, bianche di neve. Gli sarebbe piaciuto andare a guardare. Nessuno che lui conoscesse aveva mai visto nulla più di un orizzonte di pulviscolo informe, grigio fumo. Ma il piccolo indiano aveva paura. Molti dicevano che presto sarebbe tornato tutto come prima…

Non preoccuparti piccolo indiano. Non sarà così. Gli esseri umani imparano dai propri errori. Vedrai, le fabbriche che controllano la febbre ai loro operai controlleranno anche quella delle loro ciminiere e l’impatto ambientale dei loro stabilimenti ; il traffico diminuirà, le auto saranno a idrogeno, la gente camminerà, pedalerà, felice di muoversi in un mondo pulito; i governi si occuperanno di scuola e di salute, ignorando gli armamenti perché l’uomo ha capito che la morte non si sconfigge con un fucile ma con scienza e futuro; i medici e gli scienziati insegneranno agli uomini come vivere in salute, da giovani e da vecchi, perché ora sanno che la vera vittoria non è guarire ma non ammalarsi; i campi non saranno più irrorati di veleni e i mass media useranno la loro forza di persuasione , così potente che ha potuto terrorizzare il mondo intero, per diffondere ideali di libertà e di cooperazione; le forze dell’ordine che hanno sperimentato la loro efficacia nell’esigere il rispetto delle norme, continueranno il loro lavoro di controllo e saranno zelanti e intransigenti con chi lascia rifiuti per strada, getta plastica in mare, maltratta donne e bambini…; caleranno i consumi inutili, gli uomini sceglieranno di vivere in luoghi e con persone che amano non in dormitori dai quali si vuole solo fuggire e i social, che tanto hanno fatto loro compagnia, saranno accantonati e ignorati appena potranno di nuovo guardarsi negli occhi e abbracciarsi…

Ma il piccolo indiano non è tranquillo. Non può esserlo perché non esiste, è il personaggio di una favola ma la sua vita è vera. In India in un anno muoiono 2,3 milioni (MILIONI) di persone per inquinamento( cit. Internazionale ), non perché siano malate ma perché mangiano e respirano. Il virus non riuscirà a fare altrettanto…ma ci ha mostrato molto…le promesse al piccolo indiano potrebbero…dovrebbero… essere mantenute.

Il condizionale è d’obbligo perché se la vita vince sempre, noi potremmo non esserne all’altezza e questo verbo che prevede un futuro e il suo esatto contrario racchiude tutte le mie disillusioni e le mie speranze.

Fine della favola: e vissero tutti……………….