Egadi, toccata e fuga

Come tutti voi sapete, le Egadi sono tre splendide isole proprio davanti a Trapani.  In questi giorni le abbiamo sfiorate, per così dire, in circostanze diverse e, a loro modo, particolari.

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Favignana, la piú mondana delle tre, ci vede ospiti di Luca e Stefania e della loro “Stef”, in una giornata di vento e mare che fatico a definir tranquilla. Onde di due/tre metri e forti raffiche di vento ci accompagnano fino al piccolo porto dove un rotolo di dimensioni imbarazzanti di corda sintetica (decisamente robusta, quindi) decide di impigliarsi nell’elica, costringendo il comandante ad un ormeggio senza vela e senza motore, degno di Caprera…!
Aiutati da un provvidenziale gommone in sosta e da un ormeggiatore di passaggio, riusciamo a sbarcare e a passeggiare un po’ per il paese, ancora garbatamente turistico, poi lasciamo la chiglia di “Stef” nelle mani di un sommozzatore e torniamo in aliscafo.

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Direttamente in aliscafo, invece, affrontiamo Levanzo; versione: turisti terrestri, stile trekking. In paese si respira una calma surreale: casine bianche, persiane blu; nè cinguettii, nè note di risacca, nè sibili di vento. L’interno dell’isola, dove ci addentriamo seguendo i sentieri tracciati, è deserto e altrettanto silenzioso. Tracce di capre o pecore (non so ancora distinguere le fatte) e qualche raro bagnante fanno da contorno. Ci godiamo il tutto passeggiando, con tanto di bastoncini da Nordic, per un paio d’ore, riuscendo a percorrere nemmeno un terzo dell’isola.

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Ultima, in ordine di tempo, l’escursione a Marettimo. La piú lontana e la piú selvaggia delle isole ci accoglie dopo una splendida veleggiata, quasi al tramonto. L’acqua del minuscolo porto è di una trasparenza imbarazzante e i monti incombono sul grappolo di case, anch’esse rigorosamente bianche e blu, accomodate intorno al porto. Ceniamo con gli amici di “Bravo papà” e “Golly” facendo scorpacciata di pesce fresco e…barzellette piú o meno goliardiche, oscillando dal siciliano del gestore Giovanni al bresciano degli amici velisti. Le viuzze del paesino, illuminate dalla luce arancione dei lampioni, ci riaccompagnano al molo, dove, una luna velata, lascia presagire il maltempo del giorno dopo, che ci costringerà, infatti, ad una sortita prematura alle otto di mattino.

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Tre isole, tre paesi, tre assaggi. Tutte e tre simili e diverse, capaci di incuriosirci. Le abbiamo lasciate tutte con il proposito di tornarci presto, per vedere e fare altro. È un’altra conferma dei mille volti di questa città. L’ abbiamo scelta, senza neppure pensarci troppo, quasi solo per le coordinate geografiche e il liceo di Daniela ma si è rivelata una scelta logistica davvero riuscita. Capita, a volte, che le cose siano anche meglio di come te le aspetti!

2 pensieri riguardo “Egadi, toccata e fuga”

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