I segreti di Mazara

L’uomo è un animale empatico, tende ad assomigliare a ciò che ha intorno. Perciò, che senso avrebbe sminuire la felicità, nascondere la generosità, occultare la bellezza…?
Eppure accade.
E posso capire che un sacerdote battagliero che si è dato il nome d’arte di Don Chisciotte (e questo la dice lunga) sostenga che i lunghissimi anni durante i quali la chiesa e il convento di S. Francesco sono stati chiusi, siano un crimine contro l’umanità.
Quando l’incontriamo è armato di un tubo per l’acqua col quale cerca di “restaurare” il prato del vecchio convento francescano, che, nonostante lo stato d’abbandono, emana ancora un fascino antico

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e ci parla della sua chiesa con orgoglio.
E ne ha ben donde. Se l’esterno non attira sguardi ed attenzione, l’interno é un’ esplosione di barocco, da lasciare letteralmente senza fiato.

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E non è l’unica sorpresa di questa cittadina.
Il piccolo teatro Garibaldi, restaurato da poco, é un gioiellino. Interamente in legno, senza palco d’onore, costruito nel 1848 dai maestri d’ascia col legno delle barche, ha un albero maestro come trave nel soffitto a sorreggere la coperta di una nave. A quel tempo era il ” Teatro del popolo”, costruito da e per il popolo, riciclando ciò che avevano. Entrando si sente ancora, intensissimo, l’odore del legno.

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Subito fuori, si incontra la kasbah, ricordo arabo. Vicoli e vicoletti, decorati da insegne di ceramica che raccontano storie e leggende del luogo.

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E c’è anche il vicolo dei pensieri bambini, dove, le frasi da cioccolatino acquistano un altro senso se scritte da un bambino di sei anni…

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Per ultima la “chicca” più scontata. Il Satiro. Una statua di bronzo dell’antica Grecia, risalita da 500 metri sotto il mare nelle reti dei pescatori di Mazara.

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Quando ieri siamo andati al museo per vederlo ci ha fermato un anziano signore, raccomandandoci gli altri luoghi nascosti della città. “Dopo averla visitata dicono tutti che Mazara é stata una piacevole sorpresa; se mi date ascolto, lo direte anche voi”

Beh, signor Antonio, aveva ragione.

1 commento su “I segreti di Mazara”

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