Come sassi nello stagno

Foto di Daniela

Sarebbe stata la nostra prima estate a Marina. Non avevamo programmato navigazioni lunghe nel Mediterraneo e questo ci dava il privilegio di poter condividere con amici e parenti le loro ferie estive. Per l’appunto quel pomeriggio stavamo cercando un alloggio per zia e nipotini che ci avrebbero raggiunto dopo qualche mese. E non eravamo gli unici.

Erano tempi in cui ad aprile fiorivano cartelli “affittasi” e le persone si spostavano (senza colori e senza maschere) per visionare la loro futura residenza estiva. E così al primo appuntamento trovammo anche una coppia dal familiare accento emiliano.

Erano alla disperata ricerca di un alloggio che sembrava non esistere semplicemente per una questione di centimetri. Il ragazzo che li avrebbe accompagnati infatti era in carrozzella e disgraziatamente nessuna porta dei bagni finora visionati ne permetteva il passaggio. Ci scambiammo quattro chiacchiere e un paio di biglietti da visita. Un incontro fortuito e breve ma, mentre ci salutavamo, pensai che semmai avessi dovuto costruire una casa (e a quel tempo, vi assicuro, niente era più lontano dalla mia mente e dalle mie intenzioni) ebbene, se mai avessi avuto questa improbabile idea avrei costruito un luogo accessibile a tutti, perchè avevo appena scoperto che se 10 centimetri in più di certo non danneggiano nessuno possono però essere di vitale importanza per alcuni.

Il resto della storia la conoscete e così, quando il nostro progetto ha cominciato a prendere forma questo episodio, rimasto chissà come impigliato nei miei ricordi, ha guidato la costruzione di CasaCautha e uno dei primi requisiti richiesti al costruttore è stato: niente barriere architettoniche.

Ora, io sono certa che la coppia in questione non si ricorderà di me. Perché dovrebbe? Eppure due parole scambiate in un pomeriggio estivo, senza nessuna intenzione, un breve incontro, una cosa da niente fa sì che casa mia sia in un modo piuttosto che in un altro. A volte pensiamo che le nostre azioni, i nostri discorsi, le nostre scelte ci appartengano, siano “roba nostra” ma nulla è più lontano dal vero. Siamo tutti come sassi gettati in uno stagno. I piccoli cerchi che formiamo sulla superficie dell’acqua con il nostro modo d’essere, con le nostre parole, con i nostri gesti formano cerchi sempre più grandi che raggiungono la riva e continuano ad increspare l’acqua fin oltre il nostro sguardo.

Così, se in futuro CasaCautha ospiterà qualcuno che apprezzerà una porta larga ed uno scivolo al posto delle scale sarà per merito di un fugace incontro, di un sassolino caduto nell’acqua e dei cerchi leggeri ed infiniti che crea.

«Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. 

(John Donne)

Pubblicato da cautha16

Se pensi che l'avventura sia pericolosa, prova la routine. E' letale. (Paulo Coelho)

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