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Sapore di città

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La febbre comincia a salire lentamente giá nei giorni che precedono la partenza…
Il riepilogo mentale si fa incalzante: visite prenotate? OK ; appuntamenti fissati? Ok; amici avvisati? OK ; check-in? OK.
Anche quest’anno la settimana annuale di rientro cittadino non si trascina dietro i lenti ritmi siculi ma è pronta ad inghiottirci con i suoi tempi frenetici.
Arriviamo a Bologna di notte ma con la mente già proiettata agli appuntamenti del mattino dopo.
Ci sono sempre troppe cose da fare e il tempo, con il quale avevamo fatto pace, ci è di nuovo nemico.
Eppure ci organizziamo al meglio e riusciamo ad incontrare se non tutti, almeno molti. Con una disinvoltura che credevamo perduta incastriamo incontri ed eventi riuscendo persino a vedere la mostra di Bowie (bellissima!) image prossima alla conclusione.

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Qualcosa, una sorta di memoria storica, fissata nel DNA, ci induce a organizzare, pianificare, correre…
Allo stesso modo il nostro corpo si adegua e, al pari della mente, dopo il primo giorno di tosse e occhi lacrimanti, sopporta con apparente indifferenza lo smog dell’ora di punta.
Le capacità di adattamento umane sono fantastiche.
Così perfette.
Così pericolose.
Io sono stata fortunata.
Ho frequentato campi e boschi fin da bambina e, quando ho avuto una casa mia, è stato in campagna, dove di notte si sentivano gracidare le rane e cantare gli usignoli. Ora vivo in barca col profumo della salsedine e il rumore del mare.
Posso abituarmi, mimetizzarmi, adattarmi, posso vivere in cittá una settimana all’anno e riempire l’agenda d’impegni ma quando mi affaccio ad una finestra e, guardando in alto, vedo solo uno spicchio di cielo grigio, non posso dimenticare quello che mi manca.
Mancherá a tutti? mi chiedo, e spero di sí.
Perché la mancanza è una gran cosa: ci ricorda che abbiamo avuto qualcosa (…un mondo…un pianeta…), ci ricorda che l’abbiamo perso ma, talvolta, può ricordarci anche che possiamo ancora cercare e ritrovarlo.

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Compiti a casa

Foto di Daniela Sola
Foto di Daniela Sola

Il mio amico è un professore. E ad avere amici professori, capitano, a volte, richieste curiose.
Così, cito testualmente:
“Compiti per l’anno nuovo per quelli che tengono un blog e vivono spesso in barca in Sicilia: scrivi tre cose buone che ti porti dietro da Bologna. Non valgono le persone, le cose di casa, i cibi…”
Tutto qui? E che ci vuole?
Bologna in pieno periodo isterico-natalizio è semplicemente piena di gente che corre come morsa dalla tarantola, il cielo è grigio, c’è nebbia, traffico, smog, freddo e umidità.
Tre cose buone…?
Il suono del mare è un miraggio tra le pareti di cartapesta del condominio che trasudano televisori a tutto volume e coppie che litigano.
Tre cose buone…?
E non posso parlare di rivedere gli amici, di stare con le persone care, del profumo delle lasagne al forno.
Tre cose buone…?
Mentre l’aereo decolla penso con sollievo al sole che mi aspetta, all’aria pulita, al colore del cielo. Nel finestrino scivola di lato, appena fuori dalla nebbia, la cupola di S. Luca…
All’ombra della sua sagoma rotonda, così familiare e materna, ci sono le bancarelle dove compravo i vestiti delle bambole e l’albero di Natale in piazza, che è grande anche adesso che non ho piú tre anni; i bar, dove quando chiedo una pasta non pensano agli spaghetti e i sanpietrini su cui ballonzola la bicicletta; le osterie, i concerti in piazza, le baracchine dei gelati, la s emiliana e il modo di scherzare che conosco da sempre; l’erborista all’angolo e i giardini dove portavo le bambine in passeggino, il “rusco” e il “tiro”…
E mentre l’aereo vira ancora un po’ guardo la sagoma della Basilica che si allontana e, non a ciò che rappresenta, nè all’immagine sacra che racchiude, ma a lei, proprio a lei mi raccomando.
Lassù, dall’alto del colle, proteggi, come hai sempre fatto, questa città.
La città dove sono nata e dove sono cresciuta.
La città che ricordo e riconosco.
La città che è stata casa mia.
La città che non lo è più.
La città dove non vivo e dove non vivrei, ma ancora e sempre
la mia città.

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Foto di Stefano Zocca.

Mille sfumature di grigio.

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Forse qualcuno resterà deluso, ma le sfumature di cui sopra poco hanno a che fare con i romanzi erotici e molto con le previsioni meteo.
Siamo in trasferta bolognese, come tutti sapete, e siamo rimasti lontani abbastanza per dimenticare i colori dell’inverno. Cielo bigio, nuvole tono su tono, umido e pioggerellina fitta erano già caduti nell’oblio e…senza troppo dispiacere. Al contrario rivedere Bologna e Marina di Ravenna é stato un piacere. La prima, vestita a festa con luci e addobbi, é un soffio di “aria di Natale”

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e il porto di Marina, abituati ormai ad uno scarno pontile, é sempre una gioia per gli occhi.
Naturalmente é superfluo e banale ricordare che la cosa di gran lunga più piacevole sono stati gli incontri con gli amici e, a questo proposito, tanto per non perdere il vizio, abbiamo un’altra “chicca” da raccontare a beneficio della sincronicitá che caratterizza quest’anno.
Mentre chiacchieravamo con i gestori della “Casa della piadina”, a Marina, in attesa di gustarci l’unico cibo di cui abbiamo sentito veramente la mancanza, l’avventore che stazionava nel locale insieme a noi ci ha rivolto la parola, lasciandoci francamente basiti.
“Ma voi siete i parenti di Luca e Monica, quelli che vivono a Trapani, in barca?”
Più che una conferma il nostro sguardo é stata una muta richiesta di spiegazione, risolta dal fatto che, ad Ottavio (questo é il nome dell’avventore in questione, papà di un amico di nostro nipote), era bastato sentirci parlare della Sicilia e notare una certa somiglianza fraterna tra Stefano e Monica per fare due più due!
Presentazioni, risate, una foto ricordo e una comprensibile incredulità generale perché, pur considerando che l’abilità deduttiva del nostro amico é sicuramente superiore alla media, le possibilità di incontrarsi nello stesso posto, alla stessa ora e, in qualche modo, riconoscersi, senza essersi mai visti prima, é cosa, indiscutibilmente, poco comune.
Nulla accade per caso?
Forse.
Certo é che la vita é davvero costellata di inaspettate e bizzarre coincidenze.

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