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il cielo di dicembre

Gli occhi del bambino guardano in alto e lontano: l’uomo che gli sta accanto è grande come una montagna e il piazzale ingombro di auto e camion è una distesa infinita, quasi un oceano. Quando si è cuccioli d’uomo è così che si vede il mondo, un’enormità troppo grande per le proprie manine. Il carro attrezzi, poco distante, sembra un dinosauro di ferro che debba caricarsi in groppa un animale ferito ma è l’uomo grande, il suo papà, che può ordinargli di farlo e questo il piccolo lo sa. Quello che non sa ancora è che la scatola magica che comanda l’argano del carro attrezzi oggi sarà sua. Quando l’uomo che comanda i dinosauri gliela consegna insieme ai gesti magici che dovrà usare,  lui serra le labbra, sgrana gli occhi, trattiene il respiro e, mentre il cuore gli batte forte, guarda l’auto salire lenta sulle rotaie, perché questa volta è lui, piccolo cucciolo d’uomo, che glielo sta ordinando e con tutta l’emozione e la serietà che richiede un grande potere, assaggia una briciola di onnipotenza.

Ecco, oggi, sotto il cielo rosa di dicembre, ho pensato che sarebbe bello poter incartare gli attimi e metterli sotto l’albero di Natale e , dovendo scegliere, stavolta sceglierei questo: quella sensazione meravigliosa che è  sentirsi forti e potenti, capaci di tutto, ma senza arroganza, senza prepotenza. Solo con la gioia e il rispetto di un bambino che spinge bottoni in un grande piazzale, di fianco al suo papà .

Buon Natale a tutti!

Caccia all’intruso: finale

Ci siamo.Domani è Natale. Le “finestrelle” sono quasi tutte aperte; siamo arrivati, per così dire, alla resa dei conti.

Sono rimasti in lizza un verde pascolo e una torre.

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Il primo è uno dei tanti prati che si snodano lungo le colline, a poca distanza dal mare. Qui le mucche pascolano tutti i giorni, placide ed incuranti del meteo e del passaggio dell’uomo.

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La seconda è una torre, o meglio, ciò che ne rimane, appartenuta un tempo ad un grande castello. Tipico fortilizio medievale fu attivo ed abitato nel Medioevo e dall’alto dominava il paese che andava nascendo ai suoi piedi.

Una delle due immagini è stata scattata una ventina d’anni fa, quando le creature erano ancora piccole, in Cornovaglia; l’altra un mese fa, durante una gita fuori…porto con la zia Monica e Silvia (già grande).

E la foto che segue non lascia dubbi su quale appartenga alla Sicilia

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Silvia sulla torre di Buccheri

Ebbene sì, i resti sono quelli del castello di Buccheri, quella che fu definita “la più formidabile fortezza della Val di Noto”. Ora di formidabile sono rimaste solo poche pietre ma il luogo è comunque suggestivo e la vista spazia sul paese, sulla piana di Catania fino al mar Ionio, rendendo evidente il motivo che ne ha decretato la costruzione proprio qui.

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È dall’alto di un castello, quindi, che finisce questo inusuale calendario dell’avvento e, che abbiate indovinato o meno, resta il fatto che la Sicilia nasconde paesaggi davvero inaspettati.

Così, per finire in bellezza, vi lascio con un’ultima immagine “fuori gara”

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Vista per sbaglio, sollevando lo sguardo su un muro di una casa di Monterosso Almo mi ha catturato per le sue parole, sbiadite sulla pietra ma non nello spirito e ora mi sembra il modo migliore per augurare a voi tutti

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Segni

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Ci sono eventi che giungono inosservati ed eventi preannunciati da simboli ed indizi che nessuno può ignorare. Il Natale appartiene senza dubbio ai secondi e, di anno in anno, i segni del suo sopraggiungere si sono fatti sempre più precoci, fino a giungere all’assurdo di trovare luminarie sfavillanti ai primi di novembre, nel centro commerciale sotto casa;  fastidiosa e  moderna abitudine, figlia di una logica consumistica e commerciale che non vede l’ora di indurre bisogni fittizi, il prima possibile.
Al porto, per fortuna, complice, forse, un clima più primaverile che invernale, le prime decorazioni hanno fatto la loro comparsa solo ora.
Ma, oltre alla fiorita rosa dei venti

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e dietro al presepe galleggiante, si intravedono altri segni, altrettanto palesi per chi vive qui da qualche tempo.
Sono le barche dei pescatori, esuli dai loro soliti ormeggi, in cerca di rifugio sicuro. Preannunciano burrasca e l’annuncio non è mai precoce.

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Così, fedele alle aspettative, questa notte il vento dell’est è entrato.
Prepotente,  fa sentire la sua voce sibilante tra gli alberi maestri e solleva il mare contro le dighe. Gli ormeggiatori, provvidenziali Babbi Natale vestiti di rosso, si danno un gran daffare sui pontili, mentre le barche, di bolina sotto le raffiche che raggiungono punte di 62 nodi, ballano un balletto imposto.
Indifferenti a tutto ciò,  i gabbiani, radunati in un angolo quieto del bacino portuale, aspettano.
Loro sì, riconoscono i segni, quelli veri, prima di noi e quando cominceranno a disperdersi ed alzarsi di nuovo in volo, anche noi sapremo che il peggio è passato.

Compiti a casa

Foto di Daniela Sola
Foto di Daniela Sola

Il mio amico è un professore. E ad avere amici professori, capitano, a volte, richieste curiose.
Così, cito testualmente:
“Compiti per l’anno nuovo per quelli che tengono un blog e vivono spesso in barca in Sicilia: scrivi tre cose buone che ti porti dietro da Bologna. Non valgono le persone, le cose di casa, i cibi…”
Tutto qui? E che ci vuole?
Bologna in pieno periodo isterico-natalizio è semplicemente piena di gente che corre come morsa dalla tarantola, il cielo è grigio, c’è nebbia, traffico, smog, freddo e umidità.
Tre cose buone…?
Il suono del mare è un miraggio tra le pareti di cartapesta del condominio che trasudano televisori a tutto volume e coppie che litigano.
Tre cose buone…?
E non posso parlare di rivedere gli amici, di stare con le persone care, del profumo delle lasagne al forno.
Tre cose buone…?
Mentre l’aereo decolla penso con sollievo al sole che mi aspetta, all’aria pulita, al colore del cielo. Nel finestrino scivola di lato, appena fuori dalla nebbia, la cupola di S. Luca…
All’ombra della sua sagoma rotonda, così familiare e materna, ci sono le bancarelle dove compravo i vestiti delle bambole e l’albero di Natale in piazza, che è grande anche adesso che non ho piú tre anni; i bar, dove quando chiedo una pasta non pensano agli spaghetti e i sanpietrini su cui ballonzola la bicicletta; le osterie, i concerti in piazza, le baracchine dei gelati, la s emiliana e il modo di scherzare che conosco da sempre; l’erborista all’angolo e i giardini dove portavo le bambine in passeggino, il “rusco” e il “tiro”…
E mentre l’aereo vira ancora un po’ guardo la sagoma della Basilica che si allontana e, non a ciò che rappresenta, nè all’immagine sacra che racchiude, ma a lei, proprio a lei mi raccomando.
Lassù, dall’alto del colle, proteggi, come hai sempre fatto, questa città.
La città dove sono nata e dove sono cresciuta.
La città che ricordo e riconosco.
La città che è stata casa mia.
La città che non lo è più.
La città dove non vivo e dove non vivrei, ma ancora e sempre
la mia città.

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Foto di Stefano Zocca.

Mille sfumature di grigio.

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Forse qualcuno resterà deluso, ma le sfumature di cui sopra poco hanno a che fare con i romanzi erotici e molto con le previsioni meteo.
Siamo in trasferta bolognese, come tutti sapete, e siamo rimasti lontani abbastanza per dimenticare i colori dell’inverno. Cielo bigio, nuvole tono su tono, umido e pioggerellina fitta erano già caduti nell’oblio e…senza troppo dispiacere. Al contrario rivedere Bologna e Marina di Ravenna é stato un piacere. La prima, vestita a festa con luci e addobbi, é un soffio di “aria di Natale”

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e il porto di Marina, abituati ormai ad uno scarno pontile, é sempre una gioia per gli occhi.
Naturalmente é superfluo e banale ricordare che la cosa di gran lunga più piacevole sono stati gli incontri con gli amici e, a questo proposito, tanto per non perdere il vizio, abbiamo un’altra “chicca” da raccontare a beneficio della sincronicitá che caratterizza quest’anno.
Mentre chiacchieravamo con i gestori della “Casa della piadina”, a Marina, in attesa di gustarci l’unico cibo di cui abbiamo sentito veramente la mancanza, l’avventore che stazionava nel locale insieme a noi ci ha rivolto la parola, lasciandoci francamente basiti.
“Ma voi siete i parenti di Luca e Monica, quelli che vivono a Trapani, in barca?”
Più che una conferma il nostro sguardo é stata una muta richiesta di spiegazione, risolta dal fatto che, ad Ottavio (questo é il nome dell’avventore in questione, papà di un amico di nostro nipote), era bastato sentirci parlare della Sicilia e notare una certa somiglianza fraterna tra Stefano e Monica per fare due più due!
Presentazioni, risate, una foto ricordo e una comprensibile incredulità generale perché, pur considerando che l’abilità deduttiva del nostro amico é sicuramente superiore alla media, le possibilità di incontrarsi nello stesso posto, alla stessa ora e, in qualche modo, riconoscersi, senza essersi mai visti prima, é cosa, indiscutibilmente, poco comune.
Nulla accade per caso?
Forse.
Certo é che la vita é davvero costellata di inaspettate e bizzarre coincidenze.

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