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S.Vito, ovverosia… Anchor Bay

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Vito e il suo “Pane dei marinai”

Lasciata Trapani, con la solita malinconia che si prova nel lasciare una famiglia (grazie a tutti, grazie di tutto, grazie sempre!), raggiungiamo gli amici di Agogo in baia a S. Vito, dove, a sua volta, ci raggiunge l’omonimo Vito, che, dando prova di un’ospitalità smisurata, ci porta a “domicilio” il suo favoloso “pane dei marinai”.
Con un bicchier di vino, in pozzetto, ripensiamo ai fatti della giornata, che a questo punto dovete leggere nel link qui sotto se volete capire il resto del post e soprattutto il perché questa baia sarà per me, d’ora innanzi, Anchor Bay.

http://www.sy-agogo.ch/index.php/il-diario-di-viaggio/1204-nuovo-eroe

Se adesso avete finalmente finito di ridere,  mi permetto qualche considerazione.

  1. Perché diavolo mettono un perno in una cosa che prima o poi deve scendere?
  2. Con tutta sta tecnologia futuristica possibile che mi tocchi ancora leggere e spingere pulsanti ?(che a 50 anni suonati voglio proprio vedere chi ci vede ancora senza occhiali da vicino…)
  3. Ricicla! Non sprecare! Risparmia l’acqua! Tutti bravi ma …”vedi che”… se lavavo i piatti con i tensioattivi verdi, non mi cadevano…
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Alle prese col malefico perno; foto di Luana.

D’altra parte, fosse andato tutto liscio, voi non vi sareste divertiti, Romano non avrebbe avuto ispirazione per il suo articolo (e, a onor del vero, non avrebbe nemmeno dovuto fare un bagno notturno…) ma, soprattutto, questo mondo, così disilluso, privo di fulgidi esempi da seguire…  non avrebbe avuto un …nuovo eroe!!

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Baia di S.Vito Lo Capo.

 

Home sweet home

 

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Lasciata Sciacca, nel nostro circumnavigare siculo, la sosta a Trapani più che dovuta è fortemente voluta.
Tornare è un’ emozione, è una gioia, è un po’ come aprire la scatola delle decorazioni di Natale, quando basta trasportarle dalla cantina al soggiorno per cominciare ad assaporare l’atmosfera di festa; così è entrare nel porto e riconoscere da lontano i consueti profili… monte Erice, Torre Ligny, il tendone bianco sulla banchina.
E se qualche pallina si è rotta durante i mesi di riposo (…il fruttivendolo che non c’è più, il nuovo ragazzo dietro al banco…) sono solo piccole eccezioni. Le decorazioni più belle sono ancora lì, lucenti, immutate. Sono luoghi ma sono sempre e soprattutto persone. Amici ritrovati con gioia. Generosi e sinceri come li ricordavamo. Sarei tentata di enumerarli ad uno ad uno ma sono davvero tanti e non potrei mai perdonarmi se nell’elenco mi sfuggisse per distrazione qualche nome… ma è grazie a tutti loro che qui, anche senza un “tetto” mi sento a casa.
Una casa rassicurante e familiare ma non troppo se riusciamo a scoprire due angoli che c’erano sfuggiti per un anno intero. La romantica laguna dello Stagnone

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e l’ incredibile paesaggio del bosco di Scorace.

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Due luoghi diametralmente diversi ma simili nei tratti leggeri, che sembrano dipinti ad acquerello, nelle dominanze monocromatiche, nella quiete che li attraversa…

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due inaspettate sorprese, due nuove incantevoli decorazioni per il mio “albero di Natale”.

 

Marettimo, l’isola del tesoro.

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C’è un motivo per cui, tra le Egadi, Marettimo copre il posto d’onore nel cuore dei trapanesi. Qualcosa avevo già intuito quando vi ero sbarcata per una breve notte con Cautha, ma molto più convinta sono ora che, grazie ad un passaggio con il meno romantico ma tanto più veloce gommone di Dario ho potuto vederla da vicino e più a lungo.

Marettimo è un sasso aspro e scontroso, gettato in mare aperto da una mano distratta. Ha spigoli, guglie, profili, ricami di una vera montagna, dove, per sbaglio, è stato dimenticato un piccolo pugno di sabbia.

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E attorno a quell’errore si sono raccolte, in difesa, le piccole case bianche dei marettimani e sui fianchi dei monti che le sovrastano sono accorsi i pini marittimi, come a segnare un confine illusorio tra il regno delle pietre e quello dei viventi.

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Il mare che la circonda è mare aperto e profondo, la costa della città è lontana e il faro lancia il suo richiamo tra le onde del Mediterraneo.

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Fermarsi per la notte in rada è un’ opzione da scegliere con prudenza. Autorevole e intransigente, come  solo chi conosce il proprio valore, l’isola esige rispetto, ma si addolcisce nelle calette dall’acqua trasparente,  dove si nuota come in un acquario, accanto a spiagge di ciottoli e capperi.

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So che qualche ora è davvero poco e basta appena a sfiorare l’essenza profonda di Marettimo : i sentieri all’interno imporrebbero tempo e scarponi e gran parte dell’isola è riserva integrale e si può solo guardare e immaginare, da  troppo, troppo lontano…

Ma il fascino non è schiavo del tempo e, nel mio immaginario, l’isola resterà  un piccolo, segreto, splendido scrigno, custode di inafferrabili tesori.

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Ps. Per chi volesse approfondire (turisticamente parlando): http://www.marettimo.tp.it/

Asporto

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L’ambigua figura in controluce che sta soffiando dentro una tanica per favorire l’afflusso di gasolio nel serbatoio di Cautha è…”il mitico benzinaio”. Purtroppo ne abbiamo scoperto l’esistenza un po’ tardi; per esempio dopo aver cercato informazioni turistiche nel posto sbagliato: l’ufficio del turismo!
In realtà è il mitico benzinaio l’istituzione adibita a tale scopo.
Il mitico, di una gentilezza squisita, sa indicarti la pizzeria migliore, il cannolo più fresco, la pasta di mandorla più buona, l’escursione più interessante, l’autonoleggio più economico.
È anche istruttore di pattinaggio, ha guidato pullman turistici per tot anni, gestisce qualcosa di simile ad un circolo di camperisti e sa esattamente che vento arriverà, quando e per quanto…
Dalla sua pompa, che è sulla strada, proprio dietro al porto, porta carburante a domicilio ( gran comodità peraltro).
Siccome il gasolio “di strada” costa un po’ meno di quello “di mare” e siccome “chi più ne ha meno spende “il mitico passa, a volte, le domeniche a riempire serbatoi di avari “motoscafari” portando avanti e indietro 3/4 taniche alla volta per un rabbocchino di 2000 litri!!!
Anche se siamo grati al mitico per gli innumerevoli e validi consigli offertici, la spiaggia che abbiamo da poco scoperto non è farina del suo sacco.

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Gestita da…una fabbrica di tonno, la spiaggia in questione è un pezzo d’Olanda e non solo per i mulini. Rigorosamente libera, ha piattaforme di legno dove sdraiarsi, basi dove inserire l’ombrellone portato da casa, distributori automatici di bevande e snack, giochi per bambini, telecamere di controllo, doccia con espresso divieto di usare sapone (che inquina) e, alle spalle del mare, un giardino botanico con tanto di prato all’inglese.
Se a tutto ciò aggiungete un gruppo di locali gioviali e sereni che giocano a… briscola, avrete la prova concreta che tutto ció che è buono da solo è ancora meglio mescolato insieme.

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Quale Trapani?

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Ricordate il pianeta del Piccolo Principe, così piccolo che al nostro ometto bastava spostare la seggiola per vedere tutti i tramonti che voleva?
Io non rincorro tramonti, ma ugualmente mi sembra d’essere approdata in un luogo dove basta spostarsi d’un niente per essere altrove.
Trapani é una città dalle molte anime: c’è il porto turistico e il folclore puro del porto dei pescatori; c’è il corso modaiolo e il viale che snocciola “Benetton” e “Intimissimi” e “Acqua e sapone”, ci sono case nei vicoli, icone del sud povero e trasandato, e ville con palme e piscina, degne di Hollywood…
E poi c’è la montagna. E questo di per sé e già quanto di meglio possa chiedere uno spirito verde e liquido allo stesso tempo, come il mio. Ma il fatto che sulla montagna esista un posto come Erice é troppo anche per me. Salendo con l’ovovia potevo aspettarmi molto: un panorama spettacolare sul Tirreno e sulle Egadi,

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un borgo medievale intatto, una chiesa di roccia stagliata nel cielo blu africa,

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i resti di un castello avvinghiato ad una roccia,

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piazzette col selciato di pietra lucida o semplicemente scorci silenziosi e incantati.

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Ma che tutto questo potesse esistere INSIEME supera qualunque aspettativa.
Le raffiche di vento freddo, violento e impotente sono una benedizione: ricordano agli estasiati visitatori che non stanno camminando in un sogno…

7 Marzo 2014

Questa volta la scusa è ancora migliore. Si va a Trapani con l’aereo per visionare il porto. Dopo un viaggio decisamente confortevole ( visto il costo dei biglietti ci si chiede come facciano) atterriamo in città. La stanza- appartamento alle chiavi di S. Francesco è un ulteriore piacevole sorpresa. Passeggiamo per la città sotto un inatteso temporale primaverile.

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Il centro storico è una chicca e, quando finalmente spiove, si riempie di un piacevole passeggio. I contatti con gli abitanti non potevano essere più cordiali e anche il liceo che dovrebbe frequentare Daniela mi fa una gran bella impressione.

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Un tramonto spettacolare e un cibo strepitoso ( Pasticceria del Corso da ricordare per cortesia e qualità ) ci rendono ottimisti per il meteo di domani.