C’è una fondamentale differenza tra i viaggi via terra e via mare. Per terra il viaggio è uno spostamento, per mare è un abbandono.
Quando si mollano gli ormeggi non si parte, si va via…verso un altro mondo, con altre regole e altri tempi. Probabilmente è anche per questo che gli incontri tra “marinai” sono facili e affabili. Ci si sente tutti sulla stessa…barca…

Penso alle quattro signore neozelandesi, di mezza età (più la mezza-dopo che la mezza-prima) in catamarano, che abbiamo incontrato in ben 3 ormeggi diversi; avrebbero chiacchierato per ore se il mio inglese l’avesse consentito.
Penso all’ormeggiatore di Trani, orgogliosissimo della sua città, dove, parole sue, “non piove mai”, che, dopo l’acquazzone, si è venuto a “scusare”.
Penso ad un ragazzo appassionato di vela e alla sua fidanzata, che ci hanno intrattenuto a lungo sul molo di Monopoli, con aneddoti marini. Disinvolti, cordiali, allegri, vent’anni spesi bene.
E, oggi, in marina, a Brindisi, i vicini di barca, Maura e Giulio, skipper lui, stunt-woman e appassionata di cavalli lei, ci raccontano storie con il valore aggiunto di uno splendido accento romano.





Ci sono opere dell’uomo che ci lasciano estasiati per la loro bellezza, altre che suscitano rispetto e orgoglio per l’ingegno che le ha create e poi ci sono quadri, musiche, luoghi che trascendono da un giudizio dei sensi o della ragione e che, in qualche misterioso modo, ci fanno sentire parte di un tutto, in connessione empatica con l’universo. La cattedrale di Trani è uno di questi. Complice un cielo bigio e una pioggia provvidenziale che ha spazzato la piazza dalla gente, circondata dal mare, da ogni lato, non pare sfidarlo, né essergli ostile. Sembra che le onde si siano fatte pietra e che la grandezza dell’uno si fonda con quella dell’altra . Uno dei luoghi più spirituali ( e la religione, qui, non c’entra proprio nulla) che io abbia mai visto.









































