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Quale Trapani?

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Ricordate il pianeta del Piccolo Principe, così piccolo che al nostro ometto bastava spostare la seggiola per vedere tutti i tramonti che voleva?
Io non rincorro tramonti, ma ugualmente mi sembra d’essere approdata in un luogo dove basta spostarsi d’un niente per essere altrove.
Trapani é una città dalle molte anime: c’è il porto turistico e il folclore puro del porto dei pescatori; c’è il corso modaiolo e il viale che snocciola “Benetton” e “Intimissimi” e “Acqua e sapone”, ci sono case nei vicoli, icone del sud povero e trasandato, e ville con palme e piscina, degne di Hollywood…
E poi c’è la montagna. E questo di per sé e già quanto di meglio possa chiedere uno spirito verde e liquido allo stesso tempo, come il mio. Ma il fatto che sulla montagna esista un posto come Erice é troppo anche per me. Salendo con l’ovovia potevo aspettarmi molto: un panorama spettacolare sul Tirreno e sulle Egadi,

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un borgo medievale intatto, una chiesa di roccia stagliata nel cielo blu africa,

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i resti di un castello avvinghiato ad una roccia,

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piazzette col selciato di pietra lucida o semplicemente scorci silenziosi e incantati.

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Ma che tutto questo potesse esistere INSIEME supera qualunque aspettativa.
Le raffiche di vento freddo, violento e impotente sono una benedizione: ricordano agli estasiati visitatori che non stanno camminando in un sogno…

Notte

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..di notte le ragazze sembrano tutte belle,
e a volte becchi una, in discoteca,
la rivedi la mattina e ti sembra una strega…
(Jovanotti)

Ci sono luoghi che la luce impietosa del giorno mette a nudo senza concedere nulla più che la realtà, senza perdonare errori…

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Spiaggia di Arenella, porto di Palermo

Ci sono luoghi, talvolta gli stessi, che nascondono nella notte i loro drammi e svelano, in un gioco d’apparenze, la loro bellezza…

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Tonnara di Arenella

 Sosta tecnica alla marina di Palermo e nuovo puntino: cartina

Cefalù

IMG_2586Credo di avere un problema, un non so che di genetico che mi impedisce di abituarmi alla bellezza. Ogni volta mi ritrovo a gestire meraviglia, emozione e un certo infantile entusiasmo. Così è andata anche oggi con Cefalù. Provate a immaginarvi una cittadina adagiata sul mare con piccole e tipiche case sulla costa, poi addentratevi nelle sue viuzze, a metà strada tra un vicolo e un corso, piene di negozietti e di folla di ogni nazionalità;

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a questo punto inserite, a caso, dietro un angolo, prima di un incrocio, un edificio greco, una chiesa medievale, un lastricato romano e, infine, svoltando un ennesimo angolo, immaginatevi una piazza di palme, sulla quale domina, dall’alto di una scalinata, una cattedrale che assomiglia a un castello, dai colori di pietra, a sua volta dominata da una rupe scoscesa a cui sembra aver rubato i colori e le forme.

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All’interno la stessa pietra per le colonne e travi di legno sul soffitto, ma, in fondo, un presbiterio magnifico, che racchiude tutti i colori e tutti i decori che mancano intorno.

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Era un caldo pazzesco ma ho avuto i brividi e non era per lo sbalzo termico…

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Come contraltare il porto “turistico” è un toboga estremo dove si balla con una risacca impressionante. Impossibile pensare di fermarsi per piú di una notte…con una meraviglia simile dietro le spalle…
Ogni tanto penso all’Italia come al luogo delle occasioni sprecate…

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E ora siamo qui: cartina

Vip

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E’ risaputo dai più che possedere una barca non equivale ad avere una sincera passione per il mare e la navigazione e, certo, scegliendo di fermarci nel marina più famoso, rinomato e (ahimè!) caro della Sicilia, non avevamo la pretesa di trovarci in mezzo a marinai incalliti.
Tuttavia la realtà ha superato la fantasia. Ci aspettavamo lo sfoggio di motoscafoni milionari, le casette di contorno stile Olandamacolsole e la reception tipo hall da grande albergo ma, anche se ai margini, speravamo in un servizio se non degno del nome “marina”, almeno all’altezza del costo…
E invece, l’ormeggio ha permesso a Stefano di sfoggiare abilità sconosciute di incastro barca, i pontili di cemento ci hanno piacevolmente costretto a riesumare la passerella, sepolta, ovviamente, per la nota legge di Murphi, SOTTO a TUTTO il resto e la logistica dei bagni (un chilometro dall’ormeggio, “ma si può andar col tender”) è stata la degna conclusione!!
La cosa ancor più buffa (per usare un simpatico eufemismo) è che, in simil contesto, la signora del supermercato ha tentennato prima di concederci l’uso del carrello fino alla barca perché “non tornano più indietro” e per avere la riduzione necessaria all’attacco per la corrente elettrica, abbiamo dovuto pagare 50 euro di cauzione…!!!
Ma non eravamo tra very important person??
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Nuova cartina aggiornata: cartina

Scilla e Cariddi.

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E siamo arrivati alla fine, finita la Calabria, lo stivale intero, il continente; doppiato capo Spartivento,

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capo Riace,

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passato lo stretto di Messina e infine atterrati in Sicilia. Due giorni intensi in cui è facile capire perché proprio questo mare è lo scenario di cui si è servito il buon Omero per il suo Ulisse. Un mare tanto splendido quanto infido, capace di farci veleggiare in modo incantevole, per poi, d’un tratto, girare il vento come un calzino e soffiarci 20 nodi proprio sul naso; capace di trasformare in un soffio una superficie di olio azzurro in un ribollire d’onda di due metri. Scilla e Cariddi, a difesa dello stretto, acquistano tutto un altro senso quando gli si passa davanti e cresce, se già non era abbastanza, il rispetto e l’ammirazione per i navigatori, quelli veri, quelli che, senza motore, senza gps, senza radio, giubbotto salvagente e winch solcavano questi mari da tempi talmente lontani da essere immemorabili. Del loro eroismo, forse, rimane qualcosa in quel numero imprecisato di persone ( ma erano tantissime!!!) che con kitesurf e windsurf veleggiavano a velocità inimmaginabili attraverso lo stretto. A dire il vero, questa immagine così poetica è lontana anni luce da quel che ho pensato quando, con i 20 nodi di cui sopra, ce li siamo trovati davanti, dietro, intorno, dovunque…ed è solo perché non ci è scappato il morto che ne parlo con simpatia…

Comunque, dopo aver lasciato le coste Calabre del sud, peraltro molto meno brulle e aride di quel che immaginavo e, anzi, con un fascino misterioso, siamo arrivati a Milazzo

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dove ci viene propinato un ormeggio che ci ha costretto agli arresti domiciliari per metà pomeriggio: le onde dei motoscafi di passaggio e la risacca erano talmente alte che non riuscivamo a scendere dalla barca e abbiamo rischiato di soffrire per la prima volta il mal di mare…in porto!!! Piú tardi, peró, si è liberato un posto umano, per fortuna, altrimenti non avremmo potuto visitare la cittadina e scoprire che il castello che la sovrasta è una zona archeologica vasta ed intatta, mozzafiato.

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E così, anche questa volta, a dispetto dei mostri dei gorghi, abbiamo il nostro lieto fine.

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