Archivi categoria: Diario

Questione di sogni

L’altro giorno, per puro caso, mentre ero intenta a faccende che, se la barca fosse una casa si direbbero domestiche, ho sentito, senza vederne le immagini, la pubblicità di un’auto. C’era una voce fuori campo che ricordava ad una persona presumibilmente adulta che delusione sarebbe stata per il suo “io adolescente”  vedere come sarebbe diventato da grande…delusione per tutto, tranne, ovviamente, per l’auto, l’unico sogno, a quanto pare, che il fortunato guidatore era riuscito a raggiungere nella sua vita.

Un pensiero agghiacciante!

Eppure, per vendere un prodotto, gente che di mestiere convince altra gente, dà per scontato che la vita porti ognuno di noi lontano anni luce da ciò che era, da ciò che amava fare, persino da ciò che amava mangiare…e forse è così. Forse è la verità della statistica, dei  grandi numeri, della maggioranza.

Ma per fortuna la realtà, a volte, va in direzione ostinata e contraria (cit. De Andrè) e non tutti dimenticano se stessi nelle pieghe del tempo.

La coppia di sconosciuti che qualche sera fa ballava tra i tavoli di una drogheria non ha dimenticato ciò che era e non l’hanno fatto i commensali, seduti ai tavoli, che tenevano il ritmo al suono di vecchi vinili suonando bicchieri e coperchi e nessuno dei presenti che cantava e si divertiva come faceva da ragazzino.

Festa in valigia a Delicatessen

Non hanno dimenticato se stessi quelli che sanno emozionarsi e ridere e parlare con gli sconosciuti, quelli che amano il loro lavoro, anche se non è quello che pensavano di fare a dieci anni, quelli che cercano sempre qualcosa da imparare anche se sono “arrivati”, quelli che con gli amici di un tempo ci stanno bene come un tempo anche se non si vedono quasi mai. 

Marco e Natalia in visita.

Non hanno dimenticato se stessi quelli che sono rimasti curiosi come bambini, quelli che non si accontentano della prima risposta, quelli che vogliono capire, quelli che fanno progetti soffiando sulla torta di compleanno. E poco importa se le candeline sono venti, sessanta o ottantanove perché, in fondo, è molto semplice. 

Non c’è un’età dei sogni, ma solo sognatori. 

E i sognatori sognano da sempre e non riusciranno a smettere mai,  perché i sogni non hanno fine

e i sognatori non hanno età. 

Metronomi

tic tac 

tic toc tac

toc toc tic

I metronomi, colorati e in fila, oscillano implacabili. Segnano tutti lo stesso tempo, ma sono partiti in momenti diversi sicché, coerenti con se stessi ma dissonanti gli uni dagli altri creano un ritmo che ritmo non è. Carlo Ventura (il papà teorico del nostro approccio alla salute) parla di musica, di cellule, di vibrazioni, di consapevolezza, di società e, naturalmente dell’esperimento coi metronomi .https://youtu.be/UMqDkqisK-Q

Così, mentre questi  continuano imperterriti a tenere ognuno il proprio tempo, io penso che questa confusa e disordinata cacofonia non è ciò per cui sono stati creati.

È questione di un attimo e poi un’ assonanza di pensieri giunge inaspettata.

Mozart, che alla precisione dei metronomi aggiungeva un genio fuori dal comune, ci sembra nato per essere ciò che stato, ma quanto hanno pesato l’autorità e la “tirannia” di suo padre per il talento che ha regalato al mondo? Senza di esse  il giovane Amedeo avrebbe trovato ugualmente la sua strada? E sarebbe stata quella? E se avesse fatto altro, il mondo sarebbe stato privato del suo incanto ma lui sarebbe stato più o meno felice? 

E il dirigente d’azienda che sognava di fare l’allenatore di calcio ha trovato la sua strada o l’ha persa?

E, più semplicemente, noi riconosciamo davvero ciò che sappiamo fare meglio? Ascoltiamo i nostri talenti o li temiamo? Abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi la strada o dobbiamo incamminarci  in direzioni sempre nuove per trovarla? E quante strade abbiamo? Una, quella con la s maiuscola, o tante?

Beh, forse non sono dilemmi così comuni ma certo sono domande che qualunque educatore si è fatto ed io, anche se ora sono lontana dai banchi, continuo a farmi domande e ancora a non trovare risposte certe.

Ma i metronomi non hanno dubbi sul quale sia il loro scopo.La piattaforma elastica su cui sono posati li ha in qualche misterioso e meraviglioso modo portati ad oscillare ad un ritmo che non avevano prima, così qualcuno ha rallentato, qualcun altro accelerato e adesso “guardano” all’unisono a destra e a sinistra, suonando come uno strumento perfettamente accordato… sviluppando delle armoniche che da soli non avrebbero mai avuto…

tic tac

tic tac

tictactictac

Quelli che…

Ci sono quelli che, camminando fianco a fianco al mare sferzato dal vento, non hanno nulla per proteggersi se non un profondo e rancoroso disappunto… e quelli che non hanno occhi che per il bianco e potente fascino delle onde vaporizzate nel cielo.

Lungomare Marina di Ragusa

Quelli che, con la valigia preparata per un giorno di sole,  reagiscono ad un cielo grigio con invettive e lagnose lamentele…e quelli che scoprono sotto le nuvole percorsi alternativi e luoghi nascosti.

S. Vincenzo Ferreri

Quelli che in un’aiuola incolta vedono terra e gramigna…e quelli che vi scorgono una rossa e allegra invasione di papaveri.

Quelli così presi dalle loro aspettative che non riescono a vedere altro che ciò che manca …e quelli così presi dalla vita che non possono che vedere tutto ciò che c’è.

Musicanti a Ragusa Ibla

Quelli con i quali la condivisione di luoghi, momenti, amici è solo un mero esercizio di cortesia…e quelli con i quali diventa non solo un piacere ma anche motivo d’orgoglio e di riscoperta, quasi fosse di nuovo la prima volta.

Piazza Hodierna

Ci sono quelli  come tanti…e quelli come Giorgia, Paola e Pietro.

Benvenuti di cuore ragazzi nel nostro registro degli ospiti!

Sogni

Come di consueto sono i piccoli gesti che introducono grandi eventi. Sicchè è dal divieto di parcheggiare auto e moto all’interno del porto e dalle panchine spostate ai lati della strada che si è annunciata la regata di Laser a Marina di Ragusa. Per i non addetti ai lavori il Laser è una piccola barca a vela, utilizzata dalle regate amatoriali fino alle competizioni olimpiche e a Marina si è svolta la seconda tappa dell’Italia Cup Laser.

Tutte le manifestazioni sportive mi hanno sempre affascinato ma quelle che hanno la natura come scenario e primo avversario ancora di più. In questi giorni di gare il porto è rinato a nuova vita, tutto un brulicare di giovani atleti, un vociare allegro, file infinite di barchini sui carrelli, la strada piacevolmente intasata dai Laser che aspettavano di scendere in mare.

Con l’acqua a mezza gamba lo staff di supporto, tutto africano, brillava d’orgoglio mal celato, mentre aiutava la discesa in acqua e riponeva i carrelli in matematico ordine. 

Dalla piazza sopra il porto scendeva il brusio  dei commenti dei crocchi di passanti, tutti fermi col telefonino in mano a scattare foto da postare agli amici. E poi, dopo il via, lo spettacolo si è spostato in mezzo al mare, calmo e amichevole per l’occasione, regalando agli occhi dei passanti un piccolo turbine di vele bianche. Un’atmosfera davvero di festa!

E in mezzo a tutto ciò, mi si è insinuato un pensiero estraneo, un articolo letto da poco su Internazionale sul cosiddetto “dream gap” il divario che separa le bambine, a partire dai 5 anni, dal loro pieno potenziale. Un po’ come dire, secondo gli studi citati, che ,fin da piccolissima, una bambina pensa di non poter ottenere grandi traguardi nella vita. È una ben triste affermazione ma ciò che ho visto qui  è stato spirito di collaborazione, una mano che aiuta l’altra nello spostare le cose, nell’infilarsi la muta…e poi la grinta e la determinazione prima della partenza e sana e rispettosa competitività che sfuma in amicizia quando è tutto finito. E l’ho visto sui volti dei giovani atleti, tanti ragazzi e, ebbene sì, tante ragazze, uniti nello spirito, nella passione e nelle aspirazioni.

E questa volta, più del solito, mi è sembrato bellissimo.

Volta la carta

Prima di essere una bellissima canzone di De Andrè “Volta la carta” è una filastrocca popolare che accosta verso dopo verso concetti molto distanti, uniti tra loro dalla rima e dal lento adagio…volta la carta.

Anche nella vita a volte accade che cose completamente distanti siano unite da gesti, da suoni o da luoghi.

Per esempio tutti accosterebbero un nastro trasportatore al lavoro o tutt’al più ad una visita guidata in qualche azienda del territorio

e invece,

quando il principale dell’azienda è un appassionato musicista può succedere che tra bancali e macchinari si improvvisi un concerto con tanto di maestro di violino, ristorazione (leggi grigliata) e pubblico di ogni età. È un uomo che “volta la carta” ma non solo.

E ancora, tutti accosterebbero ad una semplice bottega o “putia”, come si chiama da queste parti, una spesa salutare  o la cucina del territorio

F77C9259-B6ED-459F-926A-F0A81D0657BE
foto di Delicatessen da Instagram

e invece

B398E59E-ECAA-4257-9134-F13C3160C022
Roxi dei Born It in abiti tradizionali malesi

può diventare il palcoscenico di una festa, una “Festa in Valigia” che dalla Sicilia sbarca in Malesia , con tanto di musica e cibo tradizionale

51241C14-5832-4050-B834-928B5D1C6F7A
I Born It in concerto

mentre i muri per l’occasione vengono nobilitati a supporti per un’inedita mostra fotografica. 

È una squadra che “volta la carta” ma non solo.

Quello che unisce queste ed altre situazioni simili è l’entusiasmo, la voglia di fare, di condividere, di coinvolgere, una voglia che ho trovato qui, in questa terra, più che altrove ma che, comunque, per sua natura non ha né patria né età.

Quindi, non importa quanti anni avete né dove siete, perché se volete giocare con me non avete altro da fare che continuare…

C’era una fabbrica col cancello aperto,

volta la carta e si vede un concerto

un concerto in una bottega onesta

volta la carta e si vede una festa

una festa…. 

 

 



Nella vecchia fattoria…

Sorpresa mattutina

Icarìa è nata. Dopo un paio di falsi allarmi, qualche mattina fa, accoccolato sulla paglia abbiamo trovato un fagottino di pelo bianco e nero. Un lieto evento per noi di…famiglia perché, benché il papà Icaro (da cui il nome) non ci sia più,  conosciamo molto bene il papà adottivo per averlo trasportato per 70 km sul sedile posteriore di un’ utilitaria dall’allevamento fino a casa…

Passeggero bizzarro…

Sto parlando di capre, tibetane per l’esattezza, il che però non spiega cosa abbiano a che fare questi simpatici animali  con una barca a vela. È difatti opinione comune che l’amore per il mare fugga da tutto ciò che è terrestre e stabile. E invece, sebbene i contesti siano completamente diversi, il respiro della natura ha lo stesso ritmo in acqua e in terra e  vivere rispettandolo,  in una malga, in una fattoria o in una barca non è poi così diverso. Lo testimoniano diversi amici che da navigatori si sono trasformati con ottimi risultati e grande soddisfazione in gente di terra a tutto tondo. E anche noi, sulla nostra rotta abbiamo incrociato una piccola e folcloristica fattoria di un amico, di cui seguiamo le vicende, l’ultima delle quali è appunto la nuova nascita.

inutile specificare che da buona cittadina non avevo mai visto un capretto di poche ore, nè del resto avevo mai raccolto le uova nel pollaio, nè arance, olive o limoni direttamente dall’albero. Insomma il mio contatto con la terra si limitava al mio piccolo giardino e a qualche vasetto di peperoncino e basilico. Sicchè, a ben vedere, questa scelta di vita rischia di portare a galla più che la mia anima da marinaia, quella da contadina…

Decisamente un aspetto imprevisto, lontano anni luce da qualsiasi pronostico precedente alla partenza di 4 anni fa. Ma se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che, per quanta fantasia si possa mettere nell’immaginare il futuro, la vita ne ha sempre di più. Così, non metto limiti al destino e… se arriverò a mungere latte di capra ne sarete prontamente informati…!

Icarìa con la mamma

 

Pantalica

L’impressione è quella di trovarsi in una specie di far west nostrano, circondati da canyon e da vegetazione selvaggia.

Il millenario scorrere del fiume Anapo ha creato queste gole, gli inaccessibili altopiani che le sovrastano e le rive appena accennate del fiume che scorre sotto le ripide pareti.

Luoghi strani e certo non comodi per far nascere insediamenti eppure, molto prima della venuta dei Greci, popolazioni locali sono fuggite dalle coste e dal mare e si sono rifugiate qui, alla ricerca di un’ estrema difesa. Da cosa o da chi non ci è dato sapere per certo ma poco o nulla è rimasto dei loro villaggi.

Invece, per qualche bizzarro disegno più geologico che divino, le loro necropoli sono rimaste intatte attraverso i secoli. Le pareti scoscese sono bucherellate come groviera da una moltitudine di piccole grotte scavate a beneficio dei defunti.

Circa 5000 tombe si aprono nella roccia creando una scenografia che non ha più nulla in comune con cowboy e indiani ma che è di una suggestione unica.

Dichiarato sito Unesco, la necropoli di Pantalica si lascia corteggiare dai visitatori . In queste giornate invernali però il sito è deserto e percorriamo sentieri, affrontiamo guadi

e ci intrufoliamo nelle grotte

in completa sintonia con l’ambiente.

E se i più avventurosi ( e giovani…) tra noi progettano di tornare  con tende e sacchi a pelo per una notte “primitiva” a me è bastato questo breve e diurno tuffo tra  boschi e rocce per immaginare e rivivere quell’emozione profonda e selvaggia che più di duemila anni fa deve aver accompagnato le anime degli antichi scultori di questi luoghi.

Pantalica muore e rivive nella sua culla.
Un alveare di case e tombe sulla montagna.
Dorme nel sogno il trofeo della vita…

(Santi Martorino – Le Muse di Pantalica)

 

 

Visite d’inverno

Il telefono emette il trillo usuale di WhatsApp portandoci le notizie che attendevamo.

“…Qui in hotel ci hanno accolto come Colombo di ritorno dalle Americhe…”

È Alberto che con la sua consueta ironia ci comunica la sua posizione attuale. 
Finalmente, infatti, dopo molte promesse e un tentativo fallito per causa di forza maggiore, quest’anno Alberto e Patrizia sono riusciti a venirci a trovare e lo hanno fatto in compagnia di una nostra vecchia fiamma: la moto.
Accompagnati da un benevolo meteo che ha dispensato generosamente giornate di sole e cielo terso ci hanno raggiunto per trascorrere insieme un po’ di giorni e tutto è andato veramente benissimo finché, proprio con l’ avvicinarsi della loro ripartenza, il novello anno non ha deciso di ricordare a tutti che l’inverno era già cominciato. Niente di drammatico s’intende, la temperatura notturna non è scesa mai sotto i 5 gradi, ma per i locali dal sangue mediterraneo questo è paragonabile alla notte artica.
Sicchè, posso immaginare l’effetto che avranno fatto i nostri due centauri allo sbigottito oste che li ha visti arrivare incuranti della temperatura e delle previsioni minacciose. incerto tra una incommensurabile ammirazione e una altrettanto smisurata commiserazione, avrà comunque optato per fare gli onori del caso ai nostri eroi senza macchia e senza paura.
Onori che, scherzi a parte, si meritano perché va detto che in moto, come in barca, le condizioni meteo sono tutt’altro che ininfluenti e, anche se sono trascorsi diversi lustri, io ho ricordi ancora molto vividi di mani congelate, tute zuppe d’acqua e miraggi stradali di stufette e caminetti.

… Noi qualche lustro fa…


Così, con cognizione di causa e spirito cameratesco, oltre che amichevole, non possiamo che augurarci che il tempo sia clemente e consenta ai nostri amici un confortevole ritorno.

Buon viaggio ragazzi e benvenuti nel registro degli ospiti!

 

 

 



Caccia all’intruso: finale

Ci siamo.Domani è Natale. Le “finestrelle” sono quasi tutte aperte; siamo arrivati, per così dire, alla resa dei conti.

Sono rimasti in lizza un verde pascolo e una torre.

img_0168

Il primo è uno dei tanti prati che si snodano lungo le colline, a poca distanza dal mare. Qui le mucche pascolano tutti i giorni, placide ed incuranti del meteo e del passaggio dell’uomo.

IMG_4800

La seconda è una torre, o meglio, ciò che ne rimane, appartenuta un tempo ad un grande castello. Tipico fortilizio medievale fu attivo ed abitato nel Medioevo e dall’alto dominava il paese che andava nascendo ai suoi piedi.

Una delle due immagini è stata scattata una ventina d’anni fa, quando le creature erano ancora piccole, in Cornovaglia; l’altra un mese fa, durante una gita fuori…porto con la zia Monica e Silvia (già grande).

E la foto che segue non lascia dubbi su quale appartenga alla Sicilia

IMG_4801
Silvia sulla torre di Buccheri

Ebbene sì, i resti sono quelli del castello di Buccheri, quella che fu definita “la più formidabile fortezza della Val di Noto”. Ora di formidabile sono rimaste solo poche pietre ma il luogo è comunque suggestivo e la vista spazia sul paese, sulla piana di Catania fino al mar Ionio, rendendo evidente il motivo che ne ha decretato la costruzione proprio qui.

IMG_4799

È dall’alto di un castello, quindi, che finisce questo inusuale calendario dell’avvento e, che abbiate indovinato o meno, resta il fatto che la Sicilia nasconde paesaggi davvero inaspettati.

Così, per finire in bellezza, vi lascio con un’ultima immagine “fuori gara”

IMG_4771

Vista per sbaglio, sollevando lo sguardo su un muro di una casa di Monterosso Almo mi ha catturato per le sue parole, sbiadite sulla pietra ma non nello spirito e ora mi sembra il modo migliore per augurare a voi tutti

img_6759

 

 

Caccia all’intruso: terza eliminazione

IMG_6835

Il lago appare dall’alto della strada e sembra niente più che un piccolo bacino artificiale dalla forma allungata e irregolare, come il braccio di un fiume, ma, passate poche curve, eccolo che riappare adagiato in una larga conca e ancora dopo e dopo ancora altre nuove forme contengono le acque del fiume.

IMG_6825

Il lago di Santa Rosalia è un lago artificiale formatosi dalla costruzione dell’omonima diga sul fiume Irminio ed è uno dei più ampi della Sicilia. Circondato da colline boscose ha sponde frastagliate e piccole numerose insenature. Il luogo è frequentato dai pescatori, (che vi trovano carpe di dimensioni imbarazzanti…) evidentemente solo nel fine settimana perché la stradina che ne costeggia le rive è deserta. La pace regna sovrana e mentre flora e fauna condividono la quiete con fioriture delicate, garrire d’uccelli e fruscii tra l’erba la presenza dell’uomo è ridotta ai resti delle abitazioni di un tempo, semi sommerse dall’acqua.

IMG_6837

La mia immaginazione emiliano romagnola lo immagina con canoe che si spostano leggere e biciclette a noleggio lungo il percorso ma il sole primaverile a dispetto del calendario, il silenzio, i profumi e le piccole increspature sulla superficie dell’acqua lo rendono un piccolo paradiso privato e, con una buona dose di egoismo, penso che la cosa migliore sia goderselo alla “siciliana”…

IMG_6828

Lasciandovi liberi di immaginarlo come lo preferite…resta comunque il fatto che siamo in Sicilia e l’intruso è ancora a…piede libero fino alla prossima settimana.

    

 

Caccia all’intruso: seconda eliminazione.

Ed eccomi qui ad aprire la seconda finestrella di questo “calendario dell’avvento settimanale”

IMG_4793

Questa volta le foto svelate sono due, accumunate dalla vicinanza chilometrica, entrambe ai lati della stessa strada, a qualche curva di distanza l’una dall’altra.

La strada in questione collega Monterosso Almo con Buccheri, due piccoli borghi non troppo distanti da Ragusa anche se appartenenti a due diverse province e si snoda in un paesaggio sorprendente, che poco o nulla ha di siculo.

 

IMG_4795Siamo sui Monti Iblei, e ci inoltriamo tra i boschi e i prati di Monte Lauro, vulcano ormai spento, spuntato dal mare in un passato lontanissimo. Della sua antica origine marina resta poco e niente, ora ci sono boschi di conifere e pascoli verdissimi, pinete e vento che fa suonare gigantesche pale eoliche riempiendo l’aria con vibrazioni potenti e profonde.

IMG_4787

Se abbiamo lasciato la spiaggia  in maniche di camicia qua dobbiamo correre ai ripari e chiudere la giacca a vento e calcare bene la cuffia sulle orecchie. Nulla ricorda il clima mediterraneo e quando all’improvviso appare il gigantesco complesso di antenne paraboliche il salto nel tempo e nello spazio sembra realtà. Si tratta non di una fantasiosa stazione extraterrestre ma della stazione RAI più a sud d’Italia, nata nel febbraio del 1957, e gestita, allora, da personale che  veniva rigorosamente dal “nodde”.

IMG_4794

Adesso di misterioso resta solo il suggestivo impatto visivo, il volo dei rapaci che vi girano intorno e la forte somiglianza con… altrove…che ha probabilmente indotto in errore molti di voi. 

Così non vi resta che provare di nuovo tra le tre rimaste e attendere la prossima località svelata.

 

Sorpresa

Amo i misteri. Adoro le sorprese.
Da bambina Nancy Drew era la mia eroina (le femminucce della mia età ricorderanno la protagonista dei “Gialli per Ragazzi”) e i cancelli chiusi hanno sempre fatto volare la mia fantasia.
Ebbene, una delle prime cose che ho apprezzato di questa terra è stata proprio la sua capacità di sorprendere, il suo nascondersi e svelarsi diversa e unica dietro ogni curva, oltre ogni collina.
Qui poche decine di chilometri nell’entroterra diventano un vero viaggio nel tempo e nello spazio, tanto da domandarsi se si è sul serio dove si sa d’essere.
Così, per giocare un po’ con voi vi lascio con queste immagini. Una sola non appartiene alla Sicilia, ma quale?
Provate ad indovinare, ma non abbiate fretta: come nei migliori gialli il mistero sarà svelato nella prossima “puntata”.

I colori del mare

 

Il mare, sempre blu nei disegni dei bambini, è invece un costante mutare di colori, di umori e mai simile a se stesso.
C’è il mare allegro che conosciamo tutti, quello delle cartoline, delle ferie spensierate, attese e rimpiante;
c’è il mare schiumante adrenalina delle competizioni: l’uomo contro l’uomo e l’uomo contro la natura, sfida e avventura;
c’è il mare  autorevole, scuro e profondo che chiede umiltà a chi l’attraversa e quello romantico, tinto del rosso del  tramonto.
E  poi, sconosciuto ai più, c’è anche il mare del lavoro, della fatica, delle reti troppo leggere, delle notti troppo fredde e il mare del buio e della paura che non riesco e non posso immaginare.
Una paura che resta negli occhi, annidata, arrotolata tra i ricordi come un’infida serpe. E non bastano un lavoro e lo scorrere sereno del tempo per dimenticare e vincere. C’è bisogno d’altro.
C’è bisogno di tempo, di forza e di coraggio e c’è bisogno di persone, di persone sincere, di persone vere, di rispetto e di affetto.
Se si trovano, se si ha la fortuna d’incontrarli, allora può darsi che il vento sia uno zefiro delicato, le onde un lieve ondulare e il cielo un benefico calore; allora può darsi che i sorrisi si allarghino, i ricordi svaporino un poco e il mare risplenda dei colori dell’amicizia.

img_6788.jpg
Ciccio, Silvia, Sulay, Andrea e Luca

Andata e ritorno

Le anime nomadi non conoscono ritorni. Le loro sono eterne partenze, continuo divenire, viaggio e scoperta.
È l’eccitazione del primo passo che le guida, il bisogno di andare… dietro la curva, al di là della collina, oltre il capo…
E se capita di ripassare in qualche luogo   (che  la terra è pur sempre tonda) rivedere volti amici è un piacere che ha una data di scadenza.
Altrove, volti sconosciuti attendono d’avere un nome e il loro mondo ancora ignoto ha il brivido dell’imprevisto e il fuoco dell’avventura e nulla può esserne all’altezza.

Le anime stanziali non conoscono partenze. I loro sono solo allontanamenti, brevi parentesi, un battito di ciglia su qualcosa d’altro.
È la nostalgia che le guida, il piacevole languore di staccarsi un breve istante per godere ancor di più di ciò che appartiene loro da sempre.
E il ritorno è di gran lunga il momento più bello.
La serenità del mondo a cui appartengono e che hanno contribuito a costruire, colmo di memorie calde e rassicuranti non teme rivali.

Io non sono né l’una né l’altra o, forse, un po’ dell’una e un po’ dell’altra e amo l’eccitazione delle partenze quanto il conforto del ritorno.
Le cime che legano la mia “casa” e che mi rendono libera di spostare la mia vita sciogliendo un nodo mi tengono anche stretta, come radici idroponiche, alla terra che ha volti amici e profumi, colori, luoghi conosciuti.
Così, dopo solo (direbbe un’anima nomade) poco più di mille interminabili (direbbe un’anima stanziale) miglia, la familiare sagoma del faro di Punta Secca all’orizzonte mi accoglie a braccia aperte come un amico fedele.

Siamo tornati a casa .

I doveri dell’estate.

immagine tratta da internet

Pomeriggio inoltrato. L’ora degli arrivi. Una delle tante barche s’avvicina. Un lui e una lei a bordo.
Anche ad un occhio distratto l’atmosfera a bordo non sembra delle migliori. C’è nell’aria una cappa di tensione che traspare da ogni movimento, da ogni esclamazione.
Lei armeggia coi parabordi, lui timona nervoso. Non sono il ritratto della felicità. E anche a motore spento e, come dire, a giochi finiti, seduti nel pozzetto sembrano due estranei, vagamente annoiati.
Ma ecco, il miracolo! Appare lui, l’incontrastato re dell’estate: lo smartphone, e tutto cambia.
Gli sguardi si fanno vigili, si guardano intorno alla ricerca dell’inquadratura migliore…che si veda il tramonto…mi raccomando. I volti si animano, spuntano sorrisi che chissà dov’erano sepolti fino a un attimo prima. I due si avvicinano, si abbracciano, sembrano sposini novelli in luna di miele. E l’epilogo è inevitabile: un selfie con tutti gli attributi.
Corretto giusto un po’ per rendere il blu più blu e accompagnato dalla didascalia di rito caratterizzata da almeno tre punti esclamativi, sarà presto pronto per essere postato. Testimonianza doverosa per amici, parenti, colleghi di quanto sono fortunati, di quanto si stanno divertendo. Peccato che, repentino come un fulmine, tutto torni in un attimo come prima.
Indecisa tra l’essere divertita o profondamente sconsolata, mi sento di dispensare un consiglio. Se siete non dove vorreste essere, se state lavorando, se soffrite il caldo lontano da luoghi di villeggiatura e rosicate davanti a istantanee blu a trentadue denti, beh, lasciate un po’ di spazio nella vostra mente al beneficio del dubbio.

Incontri marini

B892C704-5694-43E5-98AA-7B96A6301BAF

Un vento particolarmente benevolo sospingeva la barca sulla giusta rotta. Le coste italiane non erano più in vista, quelle greche non ancora. Certo la meta non distava giorni e giorni ma comunque, intorno, c’era acqua soltanto. L’uomo e il mare possono essere uniti da sentimenti diversi e opposti: inquietudine, timore, solitudine ma anche orgoglio, sfida, eccitazione, aspettativa. Un mix di tutto ciò credo sia presente in tutti quando intorno c’è solo blu. Le proporzioni possono variare a seconda del meteo, dell’equipaggio, della barca, della meta, del motivo che induce ad attraversare il mare e, in larga misura, dal proprio carattere. Tuttavia sono sicura che la compagnia di un branco di delfini, delle vele all’orizzonte o il saluto di una barca che procede in senso opposto non possano che far piacere. A maggior ragione il gracchiare disturbato della radio di bordo che rispondeva al mio “Blu, Blu, Blu per Cautha” è stato una gioia.

AD79D405-A46B-4A83-A590-7ECD06F35B1B

Erano Michela e Gabriele sulla loro “Blu”. Partiti da Brindisi stavano facendo rotta su Ereikoussa dove, qualche giorno fa, ci siamo incontrati.  Dopo una trasferta a Corfù, che, come ricordavo, nonostante il turismo d’alta stagione resta una città affascinante con il suo piccolo porto all’ombra delle mura della fortezza e il cielo ingombro di rondini e di frinir di cicale, ora le nostre barche affiancate si stanno godendo una baia finalmente deserta. Dopo aver sopportato tre discoteche galleggianti che ci hanno trasportato per un paio d’ore in un  inferno di decibel, condividere il rumore del vento con un paio di buoni amici è davvero  una benedizione.

20B6810F-5781-4C56-823A-107887A05FF7

Matera

Centottanta chilometri di litoranea trafficata all’andata e centottanta  al ritorno non sono quello che si potrebbe definire una passeggiata, ma non è bastato.
Ormai eravamo decisi a visitare Matera. Troppo curiosi di vedere di persona la prossima Capitale Europea della Cultura. Troppo tentati dal verificare la spettacolarità del paesaggio così spesso fotografato e documentato.
Ebbene, l’arrivo è stato spiazzante. Una città moderna, un parcheggio, un giardinetto un po’ asfittico… forse abbiamo sbagliato luogo… Poi, invece, girato l’angolo…
Eccola!IMG_7635

Parlare di Matera non è facile. È talmente perfetta nelle sue linee, nella sua armonia estetica che qualunque commento scade nel banale. Ora città di turisti accaldati e di guide loquaci è stata città di caverne e di case contadine scavate nella roccia nuda, inferno e paradiso, set cinematografico e pagine di letteratura. Sulle facciate monocolore delle sue case si allungano le ombre dei contrasti: passato e presente, memorie ed oblio.

IMG_6676

Tutto si mescola e sfugge alle definizioni, rifugge le parole, sbiadisce le descrizioni. Restano il rosa e il  bianco, la terra e la roccia, il solco profondo della valle e le parole d’altri… 

In effetti, la prima volta che l’ho vista, ho perso la testa, perché era semplicemente perfetta.

(Mel Gibson durante le riprese di La passione di Cristo )

IMG_7659

E alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. Di lì sembra quasi una città vera. Le facciate di tutte le grotte, che sembrano case, bianche e allineate, pareva mi guardassero, coi buchi delle porte, come neri occhi.

IMG_6687

Chiunque veda Matera, non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza.

(Carlo Levi – Cristo si è fermato a Eboli)

IMG_7650

Lo giuro

img_6068

Le vocine che escono dalle finestre del piccolo edificio hanno il timbro squillante di chi avrà al massimo dieci anni.

– …bambini come me

In controcanto una voce più profonda.

– ed avere ancora fiducia…
– ed avere ancora fiducia
– nel mare…
– nel mare
– nella natura e nella vita…
– nella natura e nella vita

Poi come un allegro petardo, il coro:

– Lo giuro!

Il porto è quello del Club Velico Crotone, tranquillo e accogliente e l’ edificio quello della scuola di vela che ha qui la sua sede.
Ogni mattina uno stuolo di bambini invade i pontili per la consueta lezione. Alcuni sono piccolissimi e seduti nelle barchette, la barra tra le mani, in fila dietro al gommone, formano una tenera compagnia, come tanti anatroccoli a seguito della mamma. Sono concentrati, disciplinati e si divertono.

img_6071

Basterebbe già questo, oltre alla mia personale convinzione che lo sport della vela sia una gran scuola di vita, per rallegrarsi dell’esistenza di iniziative come questa. Ma lo spezzone del giuramento, origliato per caso dalle finestre aperte, mi induce a cercarne il testo completo. Non devo faticare molto. Lo trovo, o meglio, ne trovo l’autore, seduto sul pontile, intento ad insegnare ad un paio di bimbetti qualche basilare nozione di pesca. Il testo mancante è, come immaginavo, all’altezza del finale e questo mi esonera dall’aggiungere altro se non trascriverlo, condividerlo e ringraziare questi ragazzi e tutti coloro che lavorano con passione e speranza per un futuro migliore.

Il Giuramento del Piccolo uomo di mare img_6079

Io
piccolo uomo di mare
iniziato alle onde, al vento e alle correnti
nel golfo di Crotone
giuro 
di impegnarmi a conoscere
il mare
per rispettarlo
e per amarlo.
Io
piccolo uomo di mare
dal centro del Mediterraneo
giuro
di navigare, veleggiare, nuotare, immergermi
nelle acque di casa
o nei quattro Oceani
e di giocare su ogni spiaggia
ma sempre da ospite,
lasciando infine ogni cosa al suo posto.
Io
consapevole,
in quanto cucciolo di uomo
bianco, nero, giallo o rosso,
di essere,
con delfini, orche e balene,
l’animale più intelligente del pianeta
giuro
di essere d’esempio
per mamma, papà e tutti gli adulti
e mi impegno
a ispirarli
senza parole
a tornare bambini come me
e ad avere ancora fiducia
nel mare,
nella natura
e nella vita.

(Gianluca Cortese)

 

Libro di storia

IMG_6662
Santa Severina

Il cartello stradale indica Santa Severina.
A capo si legge “La nave di pietra”.
E io rosico un po’, perché un appellativo così vorrei averlo inventato io. Costruita su un cocuzzolo, quando appare improvvisamente tra gli alberi sembra veramente una nave tra le onde lunghe delle colline, con tetti e bastioni del castello a fare da alberi maestri.
Come ormai di consuetudine, anche questo è uno dei “Borghi più belli d’Italia” e come gli altri, è tenuto in ostaggio dal silenzio e dal garrire delle rondini. Non si sentono voci. Persino nella piazza del paese, gremita di uomini che passeggiano e giocano a carte, c’è una pacata tranquillità.

IMG_7621
La piazza e il Castello Carafa sullo sfondo

Una bimba passa tra i tavoli in bicicletta. È l’unica presenza femminile che incontriamo. Le donne brillano per la loro totale assenza. Intravediamo soltanto un frusciar di gonne dietro un uscio mentre, ebbri di vicoli, testimonianze bizantine e normanne, lasciamo il mare di colli per dirigerci verso il tratto di costa che circonda Capo Rizzuto.

IMG_6670
Le vie del borgo

Siamo in versione “turisti terrestri”, ovviamente. La barca è ormeggiata a Crotone e il porto di Le Castella lo raggiungiamo da un’ angolazione inconsueta. Il paesino turistico e “plurale” pare debba il suo nome alle molte isole fortificate che occupavano questo tratto di mare, prima di sprofondare negli abissi. Tra esse, forse… anche l’omerica Ogigia dove Calipso trattenne Ulisse per sette lunghi anni.

IMG_7565
Le Castella, Fortezza Aragonese

Suggestioni leggendarie che sono lo sfondo ideale per la Fortezza Aragonese che domina il promontorio. Circondata dai turchesi del mare è possente e romantica allo stesso tempo. Conservata e tenuta in maniera encomiabile cala il suo ponte levatoio per i visitatori.
All’interno aria fresca e muri possenti, dai bastioni lontani orizzonti ionici e, nella torre, una ripida scala a chiocciola per raggiungere il punto più alto, dove la mia memoria infantile non fatica a collocare una principessa con la lunga treccia o un soldato trafelato che avverte dell’arrivo dei nemici.

IMG_7596
Vista dal castello

Poco lontano, sulla strada del ritorno, un altro punto d’avvistamento strategico e, questa volta è una colonna superstite, figlia della Magna Grecia a trasportarci nel passato.

IMG_6636
Capo Colonna

Greci, Bizantini, Normanni, Aragonesi…
Popoli diversi e secoli che si susseguono racchiusi in una manciata di chilometri condividendo coste e colline, un libro di storia a cielo aperto da ricordare, sfogliare e proteggere.

Solidarietà

Sono in “versione manovale”. Sul tavolo del pozzetto tengo fermo un profilo d’acciaio, passo le viti al consorte, procuro attrezzi. Fedeli al motto che in barca il bricolage non è un passatempo ma piuttosto un obbligo costituzionale stiamo costruendo una zanzariera per il tambuccio. Intanto, dal molo, arriva un ciarliero vociare. Poi una marea bianco rossa si riversa sui pontili. Le intenzioni d’una folla si riconoscono da lontano e  in questa pacifica invasione non c’è traccia della competizione che accompagna gli eventi sportivi ma vi aleggia profumo di solidarietà. Individuo facilmente i gesti, le atmosfere, i modi di chi si occupa degli altri. Mi ricordano le veleggiate di “Tutti imbarcabili”a Marina di Ravenna. Allora ero in qualche modo protagonista,  ora soltanto testimone ma ugualmente contenta e grata nell’ incontrare un’umanità generosa e solidale. Questa volta ad uscire in mare a vele spiegate sono medici, volontari e pazienti dell’AIL di Reggio Calabria (associazione che si occupa dei malati onco-ematologici). Il loro progetto dalle omeriche risonanze, Progetto Itaca, si pone come obiettivo la diffusione della vela terapia per migliorare la qualità di vita dei malati e, guardando questo fiume di persone allegre, sorridenti ed emozionate prendere il largo non si può che convenirne. Del resto se c’è qualcosa che per sua natura spoglia l’essere umano da qualsiasi sovrastruttura di corpo e di pensiero questo è il mare. Acqua salata che ci scorre nelle vene da sempre, distesa liquida che non conosce confini, distinzioni, differenze, ci culla, ci spaventa, ci affascina, trattandoci tutti allo stesso modo, come fossimo un’unica cosa. Ciò che in fondo siamo, a dispetto di etnia, credo, sesso, forza, ricchezza, salute e malattia…semplici ed uniche scintille di vita.