Sembra d’essere…

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Anch’io che non ci sono mai stata, davanti ad una spiaggia bianca e acque azzurre e cristalline non riesco ad evitare un
– Wow, sembra d’essere ai Caraibi!!
Eppure, mi viene da pensare che chi ha frequentato a lungo le coste elleniche, giunto per la prima volta oltreoceano, avrebbe potuto, al contrario, esclamare
– Wow, sembra d’essere in Grecia!!

Siamo nelle Piccole Cicladi, nel mezzo del mar Egeo, in compagnia degli equipaggi di “A Go Go” e di “Zoomax”, che si è unita da poco all’allegra brigata.
Il porticciolo in particolare è quello di Koufonisia, una piccola isola che incarna nei suoi pochi chilometri quadrati tutte le “immagini-cartolina” della Grecia.
Il paesino bianco e blu, lussureggiante di buganvillee, le piccole botteghe di artigianato, i localini vista mare con musica greca di sottofondo,

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le barche colorate dei pescatori,

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le reti al sole ad asciugare, le rade…caraibiche…con tutti i toni del blu e del verde in rapida sequenza

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e il vento costante, intenso e rafficato come il Meltemi è solito essere.
Tenuti in ostaggio dai suoi sbalzi d’umore, aspettiamo che si metta più tranquillo per spostarci ancora. Nel frattempo, come da copione di uno sceneggiato americano, entriamo in empatia con il sequestratore e non abbiamo poi questa gran fretta d’andarcene…

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Mezzo pieno e mezzo vuoto

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Alza gli occhi dalla tastiera del computer, poi continua a digitare con lentezza esasperante, un tasto alla volta. Ci guarda ancora, torvo e seccato. Decisamente non deve aver passato una buona mattinata. Muore dalla voglia di litigare, lo si intuisce dall’altalenare della voce che trova ogni pretesto per crescere di tono e tuonare autoritaria. Facciamo fatica ma resistiamo e non gli offriamo grandi occasioni, così non gli resta altro da fare che mettersi di traverso tra noi e le pratiche doganali che siamo venuti a fare. Come un bimbo che fa i dispetti, ci fa aspettare ore, si fa negare, ci manda da un ufficio all’altro…
Ma noi non abbiamo fretta, sulla scaletta bianca della dogana di Milos soffia un piacevole Zefiro e siamo con gli amici di A Go Go a far due chiacchiere. Capitolerà alla fine, perché noi non ce ne andiamo…
Ecco, questo è il bicchiere mezzo vuoto di questi primi giorni in Grecia.
Ma quello mezzo pieno è molto più ricco.

Fatto di bellissime baie

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Baia di Methoni

di acqua trasparente,

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Baia di Koufonisia

di fortezze veneziane

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Fortezza di Methoni

e casette come cubi, bianche e viola di bouganville e glicini, di profumi di terra e di fiori che il vento porta in barca mentre si naviga sotto costa…

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e, nonostante Lui, di gente cordiale e gentile.

La sua arroganza non ha speranze davanti a tutto questo, dovrà consumarla da solo come un pasto sterile e amaro.
Mentre noi, stasera, andremo tutti e quattro a cena insieme, in un tipico ristorantino greco, delizioso e fresco, sotto un verde pergolato di uva ancora acerba.

Elogio funebre al gps

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E poi dicono che gli oggetti non hanno un’anima!
Il nostro gps non solo ce l’aveva ma era anche generosa e fedele. Per chi non lo sapesse, l’oggetto in questione è una specie di tecnologica stella polare, che indica la strada, dice dove sei e dove devi andare. Nostro fedele compagno dai tempi dei giri in bicicletta in luoghi improbabili, ci ha tolto dai pasticci piú di una volta. E su Cautha (dotata di gps di serie) è rimasto come riserva numero 1, montato in pianta stabile sul secondo timone (che è senza strumenti).
Già vecchietto cominciava a dar segni di stanchezza, ma ha compiuto per noi un’ ultima eroica impresa.
Il nocciolo della questione è che, durante la traversata Siracusa-Grecia, a dispetto delle previsioni, ci siamo trovati disgraziatamente in mezzo ad una burrasca (per una descrizione accurata dei fatti rimando al link di “A Go Go” a fondo pagina). La situazione, decisamente complicata, si è inasprita quando il pilota automatico non è piú riuscito a contrastare le onde e l’unico modo per risalirle e procedere è stato timonare col timone di sinistra dove,fortunatamente, c’era lui, il fedele gps di rispetto ( come si dice in gergo nautico).
Per tutto il pomeriggio, impavido, ha indicato la rotta al timoniere, beccandosi secchiate di acqua salata, finchè, al calar delle tenebre, ha cominciato a dar segni di stanchezza: forse i contatti si erano bagnati quando, fradicia e con un equilibrio decisamente instabile, avevo cambiato le batterie, forse non ce la faceva semplicemente più e lo schermo era diventato spaventosamente nero, come il mare intorno. La situazione non era delle più rosee…ma poi, fortunatamente, come mosso da un guizzo d’orgoglio, la rotta è riapparsa.
Ancora per tutta notte ha indicato la via, unica luce in mezzo alle onde. Poi, dopo 120 faticosissime miglia, poco dopo l’alba, proprio quando il mare si è placato, come avesse capito che il peggio era passato, ha smesso di lottare e si è spento… definitivamente!
Una coincidenza? Forse.
Una botta di fortuna in una giornata non proprio baciata dalla sorte? Senza dubbio.
Ma a me piace pensare che il nostro piccolo amico elettronico ci abbia dato una mano per un’ ultima volta.

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EightQ ( il braccialetto che si fa i selfi) in mezzo allo Ionio, ancora calmo…

http://www.sy-agogo.ch/index.php/il-diario-di-viaggio/1216-burrasca-le-tre-sorelle

Vicini d’ormeggio

IMG_3803I primi che incontriamo sono due ragazzi in “divisa” da operatori turistici. A loro seguono altri svariati personaggi: gestori di bar e ristoranti, venditori di tour della città, barcaioli che offrono visite alle grotte. Tutti gentilissimi e tutti che rigorosamente si rivolgono a noi in inglese. Non sono certo i nostri tratti somatici a trarli in inganno eppure restano sinceramente sorpresi quando rispondiamo in italiano. Questo la dice lunga sull’afflusso di connazionali e invece Siracusa è bellissima e non ha niente da invidiare a mete più esotiche. Basterebbero le stradine punteggiate di localini suggestivi e negozietti intriganti, l’acqua turchese che lambisce Ortigia, il meraviglioso centro storico con il suo imponente duomo per innamorarsene ma stavolta troviamo anche ormeggiata alla banchina comunale una nave decisamente fuori dal comune.

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È quella dell’equipaggio di Sea Shepherd che per promuovere la sua causa fa da cicerone sull’ imbarcazione. Sono ragazzi di ogni nazionalità, idealisti estremi come lo si è spesso a quell’età, innamorati della loro missione e, a veder dai filmati che ci mostrano, decisamente coraggiosi. La nave è una beffa viaggiante, comprata da Sea Shepherd sotto falso nome proprio da quella flotta di baleniere giapponesi che così duramente il movimento osteggia. È una visita interessante e piacevole che finisce ancora meglio con un… baratto. I ragazzi da guide diventano ospiti, l’aggressiva nave pirata diventa la rassicurante ed elegante “A Go Go” e Luana e Romano vestono i panni di due ospitali e simpatici ciceroni.

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Catania delle sorprese in

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Teatro romano

Che Catania sia una città ricca di sorprese l’abbiamo capito fin dall’arrivo.
Il porto turistico “Porto Rossi” sembra non esserci fino all’ultimo istante. Poi, una volta imboccato l’accesso, si mostra per quello che è, una piccola e curata oasi ad un passo dal centro storico.
Allo stesso modo, tra il rumore e il traffico della via principale, congestionata d’auto, si apre all’improvviso una collina verde, rigogliosa e ricca di piante e fiori. Sono i giardini Bellini, più simili ad un miraggio che ad un parco cittadino.

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Giardini Bellini

Anche nel pieno centro storico, tra il Duomo, la Fontana dell’elefante e il famoso mercato del pesce riesce a celarsi l’ imprevedibile.

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Il Duomo

E tra vecchie case spunta un antico teatro romano. Suggestivo e quasi inquietante nella sua assoluta estraneità al luogo.

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Teatro romano

Si dice che, un po’ di tempo fa, i lavori per la costruzione di una metropolitana cittadina si siano dovuti fermare a causa delle innumerevoli vestigia sommerse.
Non ho motivo di dubitarne.
La Catania alla luce del sole nasconde la sua controparte sotterranea, come una vecchia signora col ventaglio che scopre e copre il viso con malcelata vanità.

Viaggio letterario

 

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… E giungemmo all’isola Eolia. Qui dimorava Eolo…
…Poi quando licenza gli chiesi d’andarmene non rifiutò ma prese a cuore il mio viaggio: spogliò delle cuoia un bove novenne un otre ne fece e dentro vi chiuse dei venti ululanti le vie…
…Ma solo il soffio di Zefiro per me liberò che la nave benigno spingesse per noi…

Come Ulisse anche noi lasciamo le isole Eolie riconoscenti dell’ospitalità ricevuta.
Partiamo di notte con la luna quasi piena ed una stellata fantastica, per riuscire a raggiungere lo stretto di Messina di primo mattino, quando la corrente sarà favorevole. Non abbiamo l’otre da cui far uscire un soffio di Zefiro ma giungiamo ugualmente al cospetto di Scilla e Cariddi poco prima dell’alba. C’è già luce, soffusa e rosea e tinge le coste di colori pastello. I pescatori sono già al lavoro, inseguiti dai loro amati nemici (così li chiamano), i delfini. Le coste italiche e quelle sicule sono così vicine e delineate che sembra di attraversare un plastico e l’idea che l’Italia sia lì, distesa alla mia sinistra, mi emoziona, come sempre.
La corrente a favore ci spinge veloci lontano dallo stretto, lungo la costa sicula. L’Etna fa sentire un paio di profondi e cupi brontolii. Poco lontano dal paese dei Malavoglia ci sono ancora in mezzo al mare i sassi che Polifemo,irato, lanciò contro… Nessuno.
Il vento, intanto, non ci aiuta. Procediamo poco romanticamente a motore, su liquide pagine di letteratura.
Non abbiamo dormito e siamo un po’ stanchi ma l’arrivo è vicino.
Prossima sosta: Catania.

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Le sette sorelle

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Stromboli

“Isole Eolie”, “Isole Lipari”, “Le sette sorelle” “Isola verde” (Salina), “Isola gialla” (Vulcano), “Isola nera” (Stromboli).
Comunque le chiamiate sono sempre loro, adagiate nel Mar Tirreno, di fronte alla costa sicula. Prese d’assalto dai turisti anche in tempi non sospetti, come questi primi giorni di giugno, diverse e caratteristiche, sono simili a maschere di un’antica commedia greca.

Vulcano: la potente.

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Le acque calde

Confermo, la mia preferita. Torniamo da lei dopo un breve tour nell’arcipelago e ci concede un assaggio …”d’inferno”, coi suoi fanghi sulfurei e le ribollenti acque calde del mare.

Salina: la quieta.

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Baia di Rinella

Nella piazzetta di Rinella, sotto una spettacolare stellata, mette in scena un “dialogo musicale” di Enzo Avitabile.  IMG_3793

La sua musica di pace, mediterranea e senza frontiere, scivola per le strade, incorniciata alla perfezione dalle case del borgo e dalle acque della baia.

Panarea: l’altezzosa.

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Case e vicoli, rigorosamente bianchi e blu, sono come un ricamo sulle costa. Pulita, ordinata, ricercata, mantiene le distanze, quasi fosse un set cinematografico.

Lipari: la laboriosa.

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Sfoggia, ma con modestia, le sue cave di pomice, abbandonate e costellate di frammenti di ossidiana, i suoi vigneti e il suo museo archeologico (probabilmente il più bello e ricco che abbia mai visto.) Il silenzio del primo pomeriggio le calza a pennello.

Stromboli, Alicudi, Filicudi, mancano all’appello.
Per quanto pervasi da un certo spirito giapponese (arriva, vedi, parti) non siamo riusciti a visitarle tutte.
Pazienza! Vorrà dire che nel gran teatro del mare resteranno… tre comparse in attesa della loro parte.

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Cave di pomice

Vulcano

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«Il fatto che stupore, meraviglia e bellezza promuovano livelli ‘sani’ di citochine ci suggerisce che alcune esperienze vissute, come una passeggiata nella natura, perdersi nella musica, farsi catturare dall’arte, svolgono un impatto diretto sulla salute e sull’aspettativa di vita».

(Dacher Keltner; psicologo).

Se così è, oggi abbiamo davvero fatto tanto per la nostra salute…Vulcano, una delle isole Eolie, regalate al mondo da un sussulto degli abissi, è la prima in cui, con gli amici di Agogo , approdiamo. Dopo averla costeggiata via mare subendo il fascino selvaggio di pendii senza umane tracce, ormeggiati al piccolo e accogliente porticciolo turistico di Natalino e Luca, noleggiamo un auto per visitare l’interno.

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-Otto litri di gasolio bastano” per fare “il giro”
ci dicono.
Ma cosa non ci sta in otto litri…
Una macchia mediterranea di tutte le sfumature di cui è capace la tavolozza della natura;

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viali d’oleandri lungo la strada come fosse l’entrata di un castello; colline di ginestre gialle a sfiorare il blu del mare;

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pini marittimi dalle chiome rigonfie; agavi e cactus fioriti; boschi di eucalipto; gelsomini bianchi fianco a fianco con buganvillee fucsia, vigneti ordinati e radi e secchi arbusti, cibo per caprette al pascolo.
E poi profumi nell’aria, dolci e aromatici ai quali si sovrappone, a volte, portato dal vento, l’odore intenso e pungente dello zolfo.
Già, perché Vulcano è anche un vulcano. Attivo e monitorato costantemente, (incontriamo un gruppo di giovani e simpatici vulcanologi al lavoro…) ha un invitante sentiero che porta alla vetta.
La salita, questa volta senz’auto, ci riduce quattro ammassi informi di polvere ma ci regala una vista mozzafiato sulla baia

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e una, altrettanto emozionante, sul cratere che manda sbuffi caldi e solforosi a ricordare che il suo è solo un vigile sonnecchiare.

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Uno spettacolo nello spettacolo!
Vero è che Vulcano è solo una delle sette isole Eolie ed è solo la prima ma, ora come ora, sinceramente, fatico a pensare che non sia la più bella.

Capolavori

 

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Cattedrale di Palermo

Il golfo di Palermo visto dal mare è uno spettacolo. Sembra disegnato col compasso, tanto è rotondo. E anche i monti intorno , con le cime smussate, più o meno alla stessa altezza, contribuiscono a rendere questo tratto di mare confortevole e rassicurante come un abbraccio.
Lasciato S. Vito stiamo praticamente ripercorrendo il tragitto che due anni fa abbiamo fatto per arrivare a Trapani, ma in senso inverso.
Dopo Palermo, Cefalù.
Arrivando da ovest il monte che sovrasta il borgo ingloba il duomo e la Rocca e solo quando ci si avvicina la facciata della Cattedrale e i merli delle fortificazioni si staccano dalla pietra e prendono vita propria.

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La spiaggia di Cefalù

Ecco, già solo arrivare da una direzione diversa rende il conosciuto nuovo e sorprendente.
È così, lungi dall’essere scontato, il percorso ci riserva piacevoli sorprese. A Palermo, per esempio, un capolavoro sfuggito alla prima visita, la Cappella Palatina, dà un senso ai 14 chilometri percorsi a piedi e alle ovvie conseguenze podologiche, (…che il giorno dopo sembravo dott. House) per raggiungerla. Più che un luogo sembra un gioiello, come camminare tra le sfaccettature di un diamante dove oro e luccichii regnano incontrastati.

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Cappella Palatina

Inserita nel sito “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” è Patrimonio dell’ Umanità e, in quanto parte dell’umanità, poter godere nell’arco di pochi giorni di due su tre di questi capolavori non può che rendermi orgogliosa e grata.

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In rada a Cefalù

S.Vito, ovverosia… Anchor Bay

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Vito e il suo “Pane dei marinai”

Lasciata Trapani, con la solita malinconia che si prova nel lasciare una famiglia (grazie a tutti, grazie di tutto, grazie sempre!), raggiungiamo gli amici di Agogo in baia a S. Vito, dove, a sua volta, ci raggiunge l’omonimo Vito, che, dando prova di un’ospitalità smisurata, ci porta a “domicilio” il suo favoloso “pane dei marinai”.
Con un bicchier di vino, in pozzetto, ripensiamo ai fatti della giornata, che a questo punto dovete leggere nel link qui sotto se volete capire il resto del post e soprattutto il perché questa baia sarà per me, d’ora innanzi, Anchor Bay.

http://www.sy-agogo.ch/index.php/il-diario-di-viaggio/1204-nuovo-eroe

Se adesso avete finalmente finito di ridere,  mi permetto qualche considerazione.

  1. Perché diavolo mettono un perno in una cosa che prima o poi deve scendere?
  2. Con tutta sta tecnologia futuristica possibile che mi tocchi ancora leggere e spingere pulsanti ?(che a 50 anni suonati voglio proprio vedere chi ci vede ancora senza occhiali da vicino…)
  3. Ricicla! Non sprecare! Risparmia l’acqua! Tutti bravi ma …”vedi che”… se lavavo i piatti con i tensioattivi verdi, non mi cadevano…
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Alle prese col malefico perno; foto di Luana.

D’altra parte, fosse andato tutto liscio, voi non vi sareste divertiti, Romano non avrebbe avuto ispirazione per il suo articolo (e, a onor del vero, non avrebbe nemmeno dovuto fare un bagno notturno…) ma, soprattutto, questo mondo, così disilluso, privo di fulgidi esempi da seguire…  non avrebbe avuto un …nuovo eroe!!

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Baia di S.Vito Lo Capo.

 

Incontri

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Sono le undici di sera. Il molo è deserto. I barconi dei turisti sono ormeggiati, imbevuti d’umidità. Una coppia si avvicina, stanno chiacchierando. Sembrano persone tranquille. Potrebbe chiedere a loro, se solo fosse sicura di volerlo fare.
Ha quattordici anni, capelli lunghi, biondi, che profumano di shampoo. Viso pulito, i soliti pantaloni col cavallo a mezza gamba come tutti quelli che hanno la sua età, ma non si sente proprio uguale a loro.
I due le passano accanto. La guardano. Prende un bel respiro. Si decide. “Scusate, posso fare una telefonata?”.
Si fermano. “Ma certo!” Lei cerca nella borsa poi scopre d’averlo dimenticato. Forse è una scusa. Lui dice di non aver più credito. Una scusa, sicuro, ma sembrano dispiaciuti.
Però…ora che ha cominciato, vuole arrivare in fondo. “Devo chiamare il 112, la chiamata è gratuita”.
Ecco, lo sapeva. Adesso la guardano perplessi, forse anche un po’ preoccupati. “Cosa ti è successo?”
E comincia! Comincia a dire quello che dovrà ripetere ancora tante volte finché non tornerà in comunità. “Sono scappata, da un mese quasi…”
Non ha paura, non è disperata, non è confusa. E’ solo stanca e molto molto nervosa.
Lui le passa il telefono. “Non sapete quanto mi batte il cuore…”
Loro le dicono di stare tranquilla, di sedersi. Anche Lei si siede sul bordo della strada.
Dall’altro capo del telefono le solite domande. “Alexandra, Alexandra con la x… quattordici…ho chiesto il telefono ad un passante…” Il cellulare passa di mano in mano. Vogliono parlare con Lui, poi ancora altre domande, poi finalmente è finita.
Mentre aspettano la pattuglia Lui le dice di non preoccuparsi, le dice che è una ragazza intelligente, che la vita è lunga, che ha ancora tante strade aperte, tante scelte. Magari lo dice tanto per dire, magari ci crede, magari è persino un po’ vero.
La pattuglia ci mette un po’ ma poi arriva. I due agenti sono due brave persone, sono gentili, la porteranno in caserma, da una dottoressa, dicono. Sa già chi è, la conosce bene. “Spero che il sedile dell’auto non sia duro…” La prendono un po’ in giro per questa insolita preoccupazione. Deve spegnere la sigaretta. L’auto parte.

…La salutiamo e proseguiamo adagio verso il marina. La pensiamo allo stesso modo.
A dispetto di tutto, ha una bella luce negli occhi, una viva scintilla.
Speriamo che se ne accorga, o che qualcuno l’aiuti a farlo.
Speriamo che possa trovarsi al posto giusto, nel momento giusto.
Speriamo che riesca a scegliere.
Speriamo.
Buona fortuna Alexandra,  Alexandra con la x!

Home sweet home

 

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Lasciata Sciacca, nel nostro circumnavigare siculo, la sosta a Trapani più che dovuta è fortemente voluta.
Tornare è un’ emozione, è una gioia, è un po’ come aprire la scatola delle decorazioni di Natale, quando basta trasportarle dalla cantina al soggiorno per cominciare ad assaporare l’atmosfera di festa; così è entrare nel porto e riconoscere da lontano i consueti profili… monte Erice, Torre Ligny, il tendone bianco sulla banchina.
E se qualche pallina si è rotta durante i mesi di riposo (…il fruttivendolo che non c’è più, il nuovo ragazzo dietro al banco…) sono solo piccole eccezioni. Le decorazioni più belle sono ancora lì, lucenti, immutate. Sono luoghi ma sono sempre e soprattutto persone. Amici ritrovati con gioia. Generosi e sinceri come li ricordavamo. Sarei tentata di enumerarli ad uno ad uno ma sono davvero tanti e non potrei mai perdonarmi se nell’elenco mi sfuggisse per distrazione qualche nome… ma è grazie a tutti loro che qui, anche senza un “tetto” mi sento a casa.
Una casa rassicurante e familiare ma non troppo se riusciamo a scoprire due angoli che c’erano sfuggiti per un anno intero. La romantica laguna dello Stagnone

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e l’ incredibile paesaggio del bosco di Scorace.

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Due luoghi diametralmente diversi ma simili nei tratti leggeri, che sembrano dipinti ad acquerello, nelle dominanze monocromatiche, nella quiete che li attraversa…

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due inaspettate sorprese, due nuove incantevoli decorazioni per il mio “albero di Natale”.

 

Sorpresa!

 

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Ci sono gesti che, per loro natura, hanno bisogno di un momento speciale per concludersi.
La bottiglia di bollicine nel nostro frigo, ne aspettava giustappunto uno.
Recapitata per l’equipaggio di Cautha alla reception di marina di Ragusa un po’ di tempo fa, si era presentata subito come una protagonista non comune. Accompagnata da toccanti parole che parlavano di sogni, portava in calce due firme sconosciute.
Un errore?
Una delle mie proverbiali dimenticanze…(che è noto a tutti come confonda con estrema facilità volti e nomi…)?
Un caso di omonimia?
Niente di tutto ciò ma molto di più.
Due amici (in quanto lettori del blog) sconosciuti (in quanto mai visti), in viaggio di lavoro e di passaggio da Marina ci avevano fatto questa fantastica ed inaspettata sorpresa.
E con una entree così, il minimo da fare era aspettare un momento speciale per brindare.
E il momento è arrivato.
È il momento di mollare gli ormeggi.
È il momento di navigare di nuovo.
E, se non bastasse, è anche il momento di festeggiare due cari amici che hanno realizzato un loro piccolo, grande sogno.
Quindi, da Sciacca in festa, prima tappa del tour estivo,brindiamo.

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Grazie ragazzi!
Alla vostra salute e alla salute di tutti i sognatori: che possiate essere felici sempre, senza smettere di desiderare, mai!

Caleidoscopio

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Avete presente il caleidoscopio? Quel magico cilindro con un numero più o meno alto di pezzetti di vetro che si combinano in mille maniere diverse dando vita a colorati disegni geometrici?
I paesi della provincia di Ragusa sono un po’ così.
Simili ma diversi, assimilabili ma inconfondibili.
Chiaramonte Gulfi, in compagnia di Luana e Romano, è l’ultima scoperta.
Meno battuto dai tour turistici, é famoso soprattutto per l’olio d’oliva, prodotto da ulivi centenari. Non per questo, però, fa a meno dell’immancabile barocco, del cielo terso, della campagna verde e rigogliosa, delle casette arroccate, delle piazze distese e della consueta ed eccellente gastronomia sicula.

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Il disegno nell’occhio del caleidoscopio é equilibrato, rassicurante, accogliente. E in tutto ciò spicca come una perla nascosta un polo museale di tutto rispetto.
L’antico Palazzo Montesano accoglie tra le sue mura ben quattro musei:
dell’olio,
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ornitologico,IMG_4747

della musica etnica (favoloso!)IMG_4755

del liberty.
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Varrebbe la pena d’arrivare fin qui anche solo per visitarli.
Andrea, la guida dell’associazione “Idee in movimento” che gestisce il tutto, ci accompagna con competenza e passione. É un piacere ascoltarlo e per noi “grandi” è un piacere raddoppiato dalla sua giovane età.
Non è la prima volta che incontriamo ragazzi giovani, pieni di entusiasmo, con nobili ideali e voglia di fare: guide turistiche, gestori di attività commerciali, artigiani…
Ed è sempre una sorpresa, una gioia e una speranza…
Un altro splendido vetrino colorato comune alla Sicilia che stiamo continuando a scoprire.

Alveare

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Il nostro vicino di barca è una persona speciale: praticamente coetaneo, con alle spalle una vita rocambolesca, assiduo e fedele studente d’italiano, ha due vivaci occhi azzurri e un compagno di viaggio ingombrante: il Parkinson, di cui parla con la stessa naturalezza con la quale io parlerei di una carie. Sta aspettando un nuovo radar, le vele appena rifatte e qualche altra quisquilia per partire alla volta dei Caraibi. Poco più in là due giovanotti di ottant’anni stanno pulendo la barca da una settimana e di fronte a noi un belga, (definito dal consorte “il pitagorico”) sfoggia ogni giorno nuovi utensili con i quali costruisce fantascientifici gadget.
Ebbene sì, la stagione invernale è agli sgoccioli e il marina è un brulicare d’attività. In ogni barca, rigorosamente a coppie, come brave api operaie, si pulisce, si svuota, si controlla, si riempie, si parte e nei pontili cominciano ad essere parecchi i “buchi” liberi.
Partono tutti: i navigatori diretti al di là dell’oceano, quelli che si accontentano del Mediterraneo, i diportisti che fanno semplicemente le vacanze un po’ più lunghe, gli stanziali galleggianti che si spostano di poche miglia, i migratori che accompagnano la barca in rimessaggio e passano l’estate in patria…
Il mare, che non erige barriere e non fa differenza tra chiglia e chiglia, li accoglie tutti e a tutti, in attesa di lasciare anche noi gli ormeggi, un letterario augurio di buona “navigazione”.

…Oh , vivere d’ora innanzi una vita come un
poema di
nuove gioie!
Danzare, battere le mani, esultare, gridare,
saltare,
slanciarsi, correre, fluttuare!
Essere un marinaio del mondo diretto a tutti i
porti,
una nave stessa (guardate queste vele che io
spiego al
sole e all’aria)
una veloce e rigonfia nave piena di ricche
parole, piena di
gioie!

(Walt Whitman – Un canto di gioie)

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Bandiere

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Il destino, si sa, è dotato di grande ironia.
Così succede che dopo anni e anni di esterofilia, pedalando sotto nordici cieli bigi, facendo finta di parlare un’altra lingua per non essere accomunata ai “soliti italiani” chiassosi, disordinati e incuranti delle regole, mi capita di costeggiare l’incriminata penisola fino in Sicilia. E succede l’inaspettato.
I paesaggi, l’arte, l’architettura, la storia, le tradizioni, i cibi, i profumi, la lingua (…che dovevo insegnarla agli stranieri per accorgermi di quante sfumature sia capace…) e soprattutto l’ospitalità e la cordialità delle persone mi fanno far pace col mio paese natale. E dopo questi due anni in Sicilia mi scopro quasi patriota.
Ebbene, proprio adesso che esporre la bandiera italiana a poppa della barca era diventato un orgoglio, il nostro tricolore è declassato a bandiera di cortesia e, mentre il vessillo di Bologna sventola, a dichiarare la nazionalità dell’equipaggio, Cautha batte bandiera… olandese.
Eviterò di entrare in dettagli tecnici; dirò semplicemente che abbiamo cambiato bandiera esasperati dall’ennesima nuova normativa che modifica le dotazioni di soccorso obbligatorie. Le norme nella nautica italiana sono tante, complesse, definiscono dotazioni standard, tempi e modalità di controllo e revisione senza distinguere tra equipaggio ed equipaggio, tra uso ed uso, tra competenze e competenze e cambiano più spesso di quanto sembrerebbe logico pensare, obbligando gli utenti a tenersi costantemente informati.
Stanchi di rischiare d’essere fuorilegge per qualche cavillo, ma principalmente per esercitare il diritto di essere responsabili della nostra sicurezza, abbiamo arrotolato il tricolore. Ma ci dispiace e molto. Da ex-esterofila e navigante ho imparato ad amare il mio paese, ma forse, come dice un mio caro amico, il mio paese non ha ancora imparato ad amare me.

La prima volta

 

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Si riapre il registro degli ospiti, questa volta con invitati specialissimi: sono venuti a trovarci i nostri nipoti con la loro mamma. Evento doppiamente memorabile, non solo perché non facevamo vacanze insieme da molto tempo ma anche perché abbiamo avuto il privilegio di condividere con loro un sacco di “prime volte”.
Sto parlando di quelle volte in cui si fa qualcosa che non si era mai fatto prima, quelle volte in cui si aprono scenari prima d’allora chiusi e sconosciuti. Esperienze comuni a tutti, per lo più. Potrebbe essere la prima volta che si va in bicicletta, la prima volta che si beve il caffè, la prima volta che si fa un lungo viaggio, che si vede il mare, che si prova uno sport, che si incontra un amico… La prima volta non è per forza la migliore ma ha un fascino indiscusso. E’ la volta che prima non c’era e dopo potrà esserci. E’ la volta della scoperta, dell’incognito, dell’inizio, E’ la volta che dona un’opportunità in più di scelta ed è uno dei motivi per cui amo tanto viaggiare. Luoghi da vedere per la prima volta, persone da incontrare per la prima volta, cibo da assaggiare per la prima volta…
E così è stato per Andrea e Francesca: la prima volta in aereo, il primo vulcano,

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Nel cratere dell’Etna

il primo “soggiorno” in barca, il primo mare siculo,

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Siracusa

la prima granita e brioche, il primo “corpo a corpo” col vento,

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Raffiche a 50/60 nodi

tanto per enumerarne alcune.
E’ stato un vero piacere condividerle con loro ma il meteo è andato oltre e ci ha fatto un regalo inatteso. Impedendoci di uscire in barca ha lasciato molto altro in sospeso: altre prime volte, altre nuove esperienze…
E dunque,
a presto ragazzi!

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Dimissioni

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Ci siamo! Sono arrivata al giro di boa (tanto per restare in campo nautico).
Quasi due anni per pensarci, rimuginare, provare a fare previsioni attendibili. Poi, come sempre mi accade, la decisione finale mi sorprende quasi, come se non fossi io ad averla presa.
Ho un bel da rassicurare le mie amiche preoccupate e fare discorsi di lucida e fredda logica, la realtà è, che al di là di tutti i ragionamenti concreti, quella che mi guida è la sensazione squisitamente istintiva che sia la cosa giusta da fare.
E così sulla scrivania della segreteria della mia scuola c’è una lettera che attende il protocollo e recita: “Con la presente rassegno…”
Ebbene sì, ho lasciato il mio lavoro, per molti il mitico ed agognato posto “fisso”, per me semplicemente il lavoro che ho voluto fare da sempre, uno dei lavori più belli del mondo.
Dopo più di 30 anni non ho rimpianti, solo bei ricordi. Ed è proprio per questo che posso scegliere di cambiare strada…anzi…rotta.
Un bicchiere mezzo vuoto di certezze è per sua natura mezzo pieno di occasioni.
E questi due anni mi hanno dato tanto e ogni rinuncia è stata ampiamente ripagata.
C’è un modo di dire tra i barcaioli, quando il vento è giusto e la barca fila liscia e veloce sul mare, che incita il timoniere a continuare su quella rotta.
Così, con la sensazione e la speranza d’essere al timone di quella barca dirò semplicemente

“…alla via così…”

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Il pane di San Giuseppe

 

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Cavalcata di San Giuseppe

Si direbbe che la vita in barca dovesse portare ad ignorare il calendario. Qualcosa come: “ Non so mai che ore sono e che giorno è…” Ma non è sempre così.
Al contrario, da quando siamo in Sicilia i mesi hanno una consistenza corposa del tutto nuova. Già, perché qua ogni mese porta con sé una festa, una tradizione, un rito che lo differenzia da tutti gli altri.
Adesso, per esempio, siamo nel pieno dei festeggiamenti di San Giuseppe e dal fornaio, quando l’avventore locale chiede il pane, non ne chiede uno qualsiasi, ma quello di San Giuseppe e si attarda a scegliere la forma, un po’ indeciso tra bastone e corona.

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Impastare come un tempo

Opere d’arte queste pagnotte di pasta dura decorate e “scolpite”, ma nulla in confronto alla distesa senza fine di cibo, esposto come un quadro sulle tavole delle case di Santa Croce Camerina. Sono le cosiddette “Cene” della vigilia della festa, cibo da guardare e non toccare, frutto di settimane di preparazione e che la tradizione vuole destinato ai poveri al seguito del Santo, che busserà alla porta il giorno successivo. Per noi, semplici osservatori, una delizia per gli occhi e un supplizio per la gola…

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Tavola imbandita per le “Cene”

E soprattutto non bieco folclore turistico ma rituali sinceri condivisi da grandi e piccini.
Così alla cavalcata di…(indovinate un po’…) S.Giuseppe a Donnalucata, vecchi, bambini, adolescenti in branco, famiglie numerose, stranieri e turisti occasionali sono tutti insieme a bordo della strada a vedere sfilare cavalcature ricoperte di fiori, al suono ritmico dei tamburi.

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Da spettatori ci gustiamo tutto e, quando, nell’ospitale cucina di Katia, impastiamo e cuociamo “pastizzi”   image           e “scacce”,
riusciamo persino a conquistarci un piccolo spazio sul palcoscenico della tradizione.

Marmellata d’arance

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-Cosa ci fanno due svizzeri, due piemontesi, due trentini e due emiliani in casa di un’ospitale e generosa padrona di casa sicula?
-La marmellata d’arance…!!
Sembrerebbe una barzelletta di humor vagamente britannico se non fosse la sintesi di un piacevolissimo pomeriggio tra amici…”sconosciuti”.
Sì, perché, a voler ragionar coi numeri, chi tra di noi si conosce da più tempo si frequenta da appena quattro mesi, e alcuni si sono presentati solo da qualche ora.
Eppure, a chi entrasse in casa, alle sette di sera, il gruppo di persone sedute davanti al camino, sembrerebbe a tutti gli effetti una grande famiglia.
Miracolo dell’ospitalità e della meravigliosa accoglienza sicula?
Assolutamente sì!
Merito della passione condivisa per il mare, che con i suoi mille volti unisce naviganti ed isolani, pescatori e regatanti?
Certo, non c’è alcun dubbio!
Ma una gran parte di tutto questo nasce anche, inconsapevolmente, da un vecchio adagio infantile: “Giochi con me?”
Quando (senza saperlo) sapevamo che gli amici erano quelli che amavano le cose che piacevano anche a noi (passioni condivise, diremmo ora).
Quando guardavamo i grandi parlare e parlare e parlare chiedendoci come facevano a divertirsi, mentre noi avevamo un solo modo di stare insieme ed era quello di fare qualcosa insieme.
Allora erano la palla contro il muro, la corda da saltare, i mattoncini Lego. E stavamo bene. Ed eravamo amici.

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Oggi è una profumata, dolce, squisita marmellata d’arance.

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