
A star con quello che lo Zingarelli dice l’ imprevisto è “fatto o circostanza che non è possibile prevedere”. Nel vocabolario di mare, invece, l’imprevisto è “fatto o circostanza che non è possibile prevedere ma che accade sempre”.
A differenza di quel che la maggior parte di persone può pensare l’intercalare più comune su una barca non è “Passami il drink, tesoro!” ma “Acc…”, “Dann…” Ma porc…” ed un’altra serie di espressioni meno fumettistiche ed un tantinello più triviali che lascio alla vostra fantasia.Il fatto è che, volenti o nolenti, il materno “ce n’è sempre una…” si adatta perfettamente alla vita del barcaiolo.
Gli imprevisti più comuni riguardano ovviamente il tempo: più vento del previsto, meno vento del previsto, proprio il vento che avevano previsto…ma dalla direzione opposta! Senza parlare di temporali, onde XL ed altre quisquilie simili.
Al secondo posto, gli imprevisti meccanici. In barca si può rompere quasi tutto quello che si può rompere in una casa più quasi tutto quello che si può rompere in un’ auto più tutto quello che si può rompere solo in barca.

Il dove e il quando sono poi corollari fondamentali: in ormeggio… nel momento esatto in cui serviva… dove è impossibile procurarsi pezzi di ricambio… Indispensabili pertanto, un’ ottima manualità e una conoscenza approfondita della principali leggi della fisica e della meccanica nonché una certa dose di creatività. Nel caso se ne sia sprovvisti (come me) è perentorio munirsi di un consorte adeguato.
Terzo gradino del podio, gli imprevisti da ormeggio: le trappe annodate, la botta di vento al momento dell’ormeggio, l’ancora che ara, il vicino che getta la sua proprio sopra la tua e non capisce nessuna delle lingue conosciute e neppure il linguaggio non verbale e via dicendo.
Credo, senza timor di smentita, che chiunque viaggi in barca potrebbe aggiungere altri innumerevoli ed illuminanti esempi.
Così, se le vostre ferie sono ancora lontane o, al contrario, appena finite, nel guardare le “social foto” di acqua azzurra e aperitivi al tramonto, non cedete ad una facile e banale invidia, ripensate invece a questo post e concedetevi un sadico e liberatorio sogghigno.













I primi che incontriamo sono due ragazzi in “divisa” da operatori turistici. A loro seguono altri svariati personaggi: gestori di bar e ristoranti, venditori di tour della città, barcaioli che offrono visite alle grotte. Tutti gentilissimi e tutti che rigorosamente si rivolgono a noi in inglese. Non sono certo i nostri tratti somatici a trarli in inganno eppure restano sinceramente sorpresi quando rispondiamo in italiano. Questo la dice lunga sull’afflusso di connazionali e invece Siracusa è bellissima e non ha niente da invidiare a mete più esotiche. Basterebbero le stradine punteggiate di localini suggestivi e negozietti intriganti, l’acqua turchese che lambisce Ortigia, il meraviglioso centro storico con il suo imponente duomo per innamorarsene ma stavolta troviamo anche ormeggiata alla banchina comunale una nave decisamente fuori dal comune.






















































e “scacce”,