
Ci sono eventi che giungono inosservati ed eventi preannunciati da simboli ed indizi che nessuno può ignorare. Il Natale appartiene senza dubbio ai secondi e, di anno in anno, i segni del suo sopraggiungere si sono fatti sempre più precoci, fino a giungere all’assurdo di trovare luminarie sfavillanti ai primi di novembre, nel centro commerciale sotto casa; fastidiosa e moderna abitudine, figlia di una logica consumistica e commerciale che non vede l’ora di indurre bisogni fittizi, il prima possibile.
Al porto, per fortuna, complice, forse, un clima più primaverile che invernale, le prime decorazioni hanno fatto la loro comparsa solo ora.
Ma, oltre alla fiorita rosa dei venti

e dietro al presepe galleggiante, si intravedono altri segni, altrettanto palesi per chi vive qui da qualche tempo.
Sono le barche dei pescatori, esuli dai loro soliti ormeggi, in cerca di rifugio sicuro. Preannunciano burrasca e l’annuncio non è mai precoce.

Così, fedele alle aspettative, questa notte il vento dell’est è entrato.
Prepotente, fa sentire la sua voce sibilante tra gli alberi maestri e solleva il mare contro le dighe. Gli ormeggiatori, provvidenziali Babbi Natale vestiti di rosso, si danno un gran daffare sui pontili, mentre le barche, di bolina sotto le raffiche che raggiungono punte di 62 nodi, ballano un balletto imposto.
Indifferenti a tutto ciò, i gabbiani, radunati in un angolo quieto del bacino portuale, aspettano.
Loro sì, riconoscono i segni, quelli veri, prima di noi e quando cominceranno a disperdersi ed alzarsi di nuovo in volo, anche noi sapremo che il peggio è passato.









prossima alla conclusione.


















































