
Una mucca che “pascola” in spiaggia è un’ immagine piuttosto bizzarra ma si inquadra perfettamente in quella che è l’atmosfera di Kos. La cittadina e l’isola intera vivono di inconsueti contrasti. Resti romani e greci, moschee,

chiese cattoliche e ortodosse, fortezze veneziane,

alberghi californiani, basi militari, vicoli tappezzati di botteghe e souvenir, supermercati asettici, spiagge di ciottoli, foreste di pini, gatti, capre, farfalle. Tutto insieme appassionatamente. Una convivenza che è una sommatoria di tutto, come una lista della spesa. Così capita che a 20 minuti dal porto dove, guarda caso, le coste greche e quelle turche si bagnano, per così dire, guardandosi negli occhi, le palme cedano il posto ai pini e agli ulivi. Tra le alture, inaspettato, spunta un paesino quasi montano,

con pergolati carichi d’uva, limonata fatta in casa, yogurt di capra e vista strepitosa sul golfo e sulle isole.

Sarà un caso che proprio in questi giorni siano venuti a trovarci i nostri nipoti ma non ci sarebbe stato momento migliore per visitare…Zia!


















I primi che incontriamo sono due ragazzi in “divisa” da operatori turistici. A loro seguono altri svariati personaggi: gestori di bar e ristoranti, venditori di tour della città, barcaioli che offrono visite alle grotte. Tutti gentilissimi e tutti che rigorosamente si rivolgono a noi in inglese. Non sono certo i nostri tratti somatici a trarli in inganno eppure restano sinceramente sorpresi quando rispondiamo in italiano. Questo la dice lunga sull’afflusso di connazionali e invece Siracusa è bellissima e non ha niente da invidiare a mete più esotiche. Basterebbero le stradine punteggiate di localini suggestivi e negozietti intriganti, l’acqua turchese che lambisce Ortigia, il meraviglioso centro storico con il suo imponente duomo per innamorarsene ma stavolta troviamo anche ormeggiata alla banchina comunale una nave decisamente fuori dal comune.















































